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Juventus: Allegri, gli schiaffi e 45 giorni per decidere il futuro

Massimiliano Allegri (lapresse)
Tra Champions e campionato da mercoledì con il Barcellona all'ultima giornata prima della sosta si decide la stagione bianconera: "Ora reagire con positività che i giorni da qui al 6 gennaio diranno tanto su chi siamo e dove vogliamo andare". Buffon: ''Mi ritirerò probabilmente quest'anno, sono curioso della vita e non ho paura di smettere". Barzagli: "Ritroviamo lo spirito di sacrificio"
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TORINO - Da "fino alla fine" a "solo alla fine". Il ko di Genova con la Sampdoria apre scenari inaspettati e mai vissuti per la Juventus, tramortita dai tre "fendenti" della squadra di Giampaolo, uno diverso dall'altro, tutti ugualmente potenti. Una Juventus non più in grado di stritolare gli avversari in una morsa d'acciaio, di frustrare le loro velleità sfruttando tutti i minuti a disposizione, recupero compreso, soffocando idee malsane di colpaccio con la solidità difensiva. Una squadra ormai diventata 'cicala', miglior attacco del campionato grazie a un potenziale praticamente sconfinato dalla cintola in su, permeabile come una giacca di lana sotto un diluvio in difesa.  "Se non si è reattivi con la testa, si prende gli schiaffi anche quando non li si merita" ha twittato Allegri, cercando di vestire i panni del 'pompierè per spegnere il momento di crisi dei bianconeri, reduci dalla stentata prova in campionato con il Benevento prima della sosta, sfiancati nel corpo e nello spirito dalla doppia settimana dedicata alle nazionali, riportata sulla terra da Zapata e soci, belli e dannatamente possibili nonostante un primo tempo di sofferenza. "Ora reagire con positività - ha proseguito sui social Allegri - che i giorni da qui al 6 gennaio diranno tanto su chi siamo e dove vogliamo andare". Impegni che inizieranno già mercoledì, quando all'Allianz Stadium arriverà il Barcellona per il penultimo turno del girone di Champions League, partita che nei piani doveva essere un affascinante vernissage per le due favorite del raggruppamento ma che, per la truppa di Allegri, potrebbe essere il crocevia della campagna europea con una qualificazione ancora da conquistare e le incertezze palesate a minare il percorso. 

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CORPO E MENTE - Alcune premesse sono comunque necessarie quando si analizza una squadra come la Juventus, piombata a quattro punti dal Napoli capolista ma ancora dannatamente in corsa su tutti i fronti: il potenziale dei bianconeri, ad oggi, è difficilmente paragonabile a qualunque altra avversaria. Lo hanno dimostrato nel primo tempo di ieri, quando alcune imprecisioni in attacco non hanno permesso di andare al riposo in vantaggio, subendo poi nella ripresa i tre ganci della squadra di Giampaolo. Lo hanno confermato nel finale, quando Higuain e Dybala hanno spaventato a morte i tifosi della Samp, ormai convinti di aver fatto un sol boccone degli "esacampioni d'Italia". Vedendo la reattività bianconera dopo l'innesto di Dybala, sorge spontaneo domandarsi perché la 'Joyà non abbia ricevuto una maglia da titolare, farcendo la formazione iniziale con quattro riserve su uno dei campi più difficili d'Italia, ancora inespugnato.

SCORIE AZZURRE - Innegabile che la Juventus sia la squadra che più di tutte ha patito il doppio fallimentare impegno della Nazionale: con Buffon relegato in panchina a recuperare mentalmente e fisicamente, visto anche l'imminente sfida con il Barcellona e l'ottimo momento di Szczesny, Barzagli fiaccato dal doppio impegno, Chiellini copia sbiadita del gladiatore ammirato per anni e Bernardeschi futile e inutile per lunghi tratti di partita, culminato con lo sfortunato rilancio in zona difensiva da cui è nato il gol di Zapata. 

CAMBIO DI MODULO - La soluzione potrebbe essere dietro l'angolo: Allegri ci ha abituato a colpi di teatro decisivi, a stravolgere la squadra mantenendo intatto il potenziale immenso di questa squadra. Lo scorso anno fu il 4-2-3-1 che permise di far coesistere solidità e leggiadria, attacco e difesa, ambizione e turnover. Le colonne portanti erano i tre della BBC, Barzagli, Bonucci e Chiellini, smantellati dal mercato e dall'incedere del tempo in questa stagione. Serve un nuovo equilibrio, una maggior protezione al reparto difensivo: Rugani non ha ancora, e non si sa se mai l'avrà, la presenza, l'esperienza, la malizia di Bonucci o di Barzagli. Ma i difensori bianconeri spesso pagano colpe non totalmente loro. Mandzukic ieri è sembrato lontano parente del lottatore ammirato in attacco e in difesa, Douglas Costa è entrato al 27' al posto di Cuadrado producendo comunque più del colombiano e di Mandzukic. 

BUFFON - In questo scenario è arrivata la conferma che per Buffon quella che si sta disputando sarà l'ultima stagione a protezione della porta bianconera. Sebbene Szczesny anche ieri abbia dimostrato tutto il suo valore e spalle abbastanza larghe da poter sopportare il passaggio di consegne, il 'capitanò è una figura ormai mitologica, in grado di spostare gli equilibri con la sola presenza. "Mi ritirerò probabilmente quest'anno" ha dichiarato il portiere nell'intervista doppia con un altro mito del calcio mondiale, Andres Iniesta, pubblicata sul sito della Juventus. Sono sereno, non ho paura di ritirarmi. Sono curioso della vita e non ho paura di smettere" ha aggiunto il "Gigi nazionale", sottolineando ancora una volta il suo sogno di completare il palmares aggiungendo anche quella Champions che al momento manca in bacheca. "Vincerà chi si farà trovare pronto a marzo, mi auguro possa essere la Juve - ha spiegato Buffon, ripercorrendo anche la sua carriera -. Gli ultimi anni sono bellissimi, li vivo con coscienza, ma non dimentico gli anni del Mondiale, l'arrivo alla Juventus nonostante la sofferenza nel lasciare Parma". Una carriera fantastica, iniziata "ammirando N'Kono durante Italia 90" e proseguita ispirandosi alla "grande scuola italiana dei vari Zenga, Tacconi, Peruzzi, Toldo, Pagliuca e Marchegiani". 

BARZAGLI - Una delle cause della flessione bianconera, oltre all'aumento esponenziale della concorrenza interna, deriva dall'aver perso "lo spirito di sacrificio". Le parole di Andrea Barzagli riportano alla mente quel Sassuolo-Juventus del 28 ottobre 2015, la partita della svolta, il punto di partenza della cavalcata scudetto bianconera. Allora furono Evra e Buffon a strigliare il gruppo, ruolo ricoperto da Barzagli e Chiellini dopo il ko con la Sampdoria. "Sono d'accordo con Chiellini, ci manca la voglia di soffrire - sono state le parole a Sky del difensore -. La partita contro il Barcellona sarà fondamentale, dobbiamo capire che c'è ancora da soffrire, aver vinto sei scudetti non significa che tutto sia dovuto". Una vittoria fondamentale per staccare il pass per gli ottavi di Champions e poter rituffarsi anima e corpo sul campionato: "Risolvere la pratica Champions alla vigilia di scontri diretti in campionato così importanti ci potrebbe dare quella serenità ulteriore per preparare questo scorcio di stagione in cui ci saranno partite importanti".
Non solo Juventus nell'intervento di Barzagli, espressosi anche sulle dimissioni di Tavecchio e sul terremoto che ha scosso il mondo del calcio italiano: "Credo che ci voglia molta calma e pazienza e decidere le cose per bene. Sono favorevole ad ex calciatori se hanno un percorso ed esperienza. Il nome non fa la differenza, ci vogliono aggiornamenti, esperienza: ci vuole gente competente, che sia libera di fare certe scelte, programmazione, ci vuole un lavoro dietro enorme non da fare in sei mesi ma in dieci anni".
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