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Scudetto Juventus, bello e sofferto: appassionante il duello col Napoli

Massimiliano Allegri (agf)
È stato uno scudetto bello e avventuroso ancor più del primo della serie juventina: ha trovato un avversario che l'ha tenuta sulla corda fino all'ultimo, proprio perché la contrapposizione è stata non solo sui punti, ma anche sulle filosofie di gioco.
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ROMA- È un po' come se gli estremi si toccassero. Il settimo scudetto della Juventus ricorda molto il primo della serie record - combattuto e acido nella stessa maniera - quello che riportò la Juventus alla luce del sole dopo gli anni bui di calciopoli e degli scudetti tolti. Era la prima stagione (2011-2012) di Antonio Conte, il demiurgo della rinascita bianconera e sulla panchina della squadra che arrivò seconda, il Milan, c'era Massimiliano Allegri. Che di Conte è stato poi il continuatore alla Juve. (E forse a questo punto lo ha anche bellamente scavalcato). Sebbene gran parte del tifo e di una critica anche un po' spocchiosa  - al principio fu Sacchi poi si sono uniti molti altri mezzi busti tv - non gli abbia mai riconosciuto capacità di saper dare bellezza, gioia e spettacolo. Ha riconosciuto solo le sue vittorie, i traguardi raggiunti, i numeri esuberanti ma non lo ha mai elevato a un ruolo superiore, di maestro, di riferimento. Ma questo fa parte della contrapposizione esistenziale tra avere ed essere. Non si può avere tutto. Vincere 4 scudetti, 4 coppe Italia consecutive e raggiungere due finali di Champions League in quattro anni evidentemente non basta e non dà diritto ad alcuna patente di guida spirituale.

Quest'anno ha resistito fino al possibile il Napoli di Sarri, che poi si è consunto tutto insieme sul momento più bello e decisivo, e con una serie di veleni che nel nostro campionato non mancano mai. Sarri ha inseguito un calcio apparentemente più filosofico ed estetico, ma evidentemente anche redditizio e speculativo se ha fatto così tanti punti ed è arrivato a insidiare lo scudetto alla squadra favorita. Certo gli si potrà sempre rinfacciare il crollo di Firenze o il pareggio al San Paolo contro il Torino, ma i campionati, si sa, si giocano sui dettagli. E gli scudetti vanno anche a chi fa meno errori.  Un duello d'alta quota e uno scudetto combattuto nonostante questa sia stata in assoluto la miglior stagione del periodo Allegri. Mai così tanti punti e mai così tanti gol. Da Tevez a Higuain, ma anche da Pogba a Dybala il numero dei gol fatti, nei quattro anni allegriani, è andato crescendo esponenzialmente (72, 75 e 77 nelle stagioni precedenti), mentre la difesa è rimasta costantemente la migliore del campionato (24, 20 e 27 nelle stagioni precedenti). Del resto Allegri lo ha sempre ammesso e riconosciuto: i gol fanno spettacolo, le difese fanno vincere i campionati.

Il Settimo Sigillo di Allegri - un trionfo assai meno lugubre del film di Bergmann, almeno questo? - forse chiude davvero un'epoca. Buffon è il simbolo di questo ciclo che si compie, ma anche Allegri lo è, a suo modo. E' stato uno scudetto bello e avventuroso ancor più del primo della serie juventina. Proprio perché la Juve ha trovato un avversario che l'ha tenuta sulla corda fino all'ultimo, proprio perché la contrapposizione è stata non solo sui punti, ma anche sulle filosofie di gioco. Proprio perché la Juve è stata forte, ma un po' più umana, finanche battibile.   Curiosamente, se ci si pensa bene, i napoletani amano Sarri ma gli rimproverano di non avere un pizzico della concretezza e del cinismo di Allegri, gli juventini viceversa forse invidiano inconsciamente un po' del sarrismo napoletano. E' la terza volta che il Napoli in questi sette anni marchiati Juve arriva secondo, altre tre volte è capitato alla Roma, e una (la prima) al Milan.   Come la scorsa stagione la Juve conquista lo scudetto alla 37a giornata, e come capitò anche con quel primo anno di Antonio Conte. Nelle altre stagioni delle 7 accadde addirittura prima. Il record d'anticipo nel 2014-2015: giornata numero 34.

È stato un campionato bello e acido come lo fu quello dello scudetto 2012 (anche allora la Juve lo vinse alla penultima giornata, grazie al ko del Milan nel derby). Ai napoletani oggi non va giù Inter-Juve, l'arbitraggio di Orsato e la mancata espulsione di Pjanic. Allora fu il Milan-Juve (1-1) del gol di Muntari parato mezzo metro dentro la porta da Buffon, ma non visto dall'arbitro Tagliavento.

La Juve porta con sé le vittorie, i suoi 34 scudetti, e una scia di antipatia/invidia del resto inevitabile per chi vince così tanto.
 
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