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Juventus, Bernardeschi: "Stare a casa è giusto e bisogna farlo"

Federico Bernardeschi (agf)
Il centrocampista bianconero: "Sto molto bene adesso, anche se come tutti un po' sofferente, l'emergenza ci ha tenuto lontani da quello che facevamo ogni giorno. Cerchiamo di stare con le nostre famiglie e di goderci i momenti insieme a loro"
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Il desiderio in questo momento è tornare a giocare il più in fretta possibile, un ritorno alla normalità dopo il periodo più buio degli ultimi decenni per il mondo. Eppure Federico Bernardeschi, una prima parte di carriera in ascesa prima della frenata negli ultimi due anni, fatti più di panchine che di ruoli da attore protagonista, non smette di immaginarsi al fianco dei grandi campioni del passato: "Tra i campioni bianconeri del passato avrei voluto giocare con Boniperti, Baggio e Zidane" ha raccontato il centrocampista a Juventus Tv durante la trasmissione "A casa con la Juve", in cui è stato ospite insieme alla cantante Francesca Michielin.

Lontano dalla quotidianità

L'emergenza Coronavirus è ancora in corso, condizione che mette a forte rischio la fine della stagione italiana ed europea del calcio. Un momento che Bernardeschi ha vissuto in parte al J Hotel, dove ha scelto di isolarsi prima dell'11 marzo, quando è iniziato l'isolamento volontario dei bianconeri: "Sto molto bene adesso, anche se come tutti un po' sofferente, l'emergenza ci ha tenuto lontani dalle cose più care. Stare a casa è giusto e bisogna farlo, cerchiamo di stare con le nostre famiglie e di goderci i momenti insieme a loro". Quando si parla di famiglia, la mente di Bernardeschi vola alla più grande gioia della sua vita, la nascita della figlia, uno dei pochi momenti in cui le lacrime di gioia hanno solcato il suo viso: "Non ne parlo spesso, però quell'emozione è talmente grande che faccio fatica a esprimerla. Quando ho sentito il suo pianto per la prima volta mi si è aperto il cuore, ho vissuto l'emozione più forte della mia vita. Il pianto mi ha dato quella sensazione di protezione, come se da quel momento in poi dovessi proteggerla per sempre".

Ricordi che fanno sorridere il centrocampista toscano della Juventus, come la sfida con l'Atletico Madrid in Champions League dello scorso anno, una delle poche partite in cui il talento e le aspettative riposte nell'ex Fiorentina sono andate di pari passo con la prestazione in campo: "È paradossale ma quella volta sentivo lo stadio che mi spingeva, poi è andata com'è andata. Abbiamo vinto 3-0 e abbiamo passato il turno".
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