Juventus: da Lalas e Bradley, i fratelli maggiori di McKennie
di DOMENICO MARCHESEIl primo giocatore statunitense del club bianconero ha dei precedenti in serie A. Tracce negli anni trenta, ma l'apripista è stato il rosso di capelli del Padova. Il definitivo salto di qualità a livello tecnico lo ha però dato il giocatore di Roma e Chievo
TORINO - Weston McKennie è il primo statunitense della storia della Juventus ma non il primo americano della storia del calcio italiano. Dall'altra parte dell'oceano l'amore per lo sport è incondizionato, prediligendo però le discipline nate dal loro ingegno: basket, football americano, baseball, volley. Negli ultimi anni la crescita del calcio USA è stata esponenziale, con talenti del calibro di Christian Pulisic del Chelsea, Gio Reyna del Borussia Dortmund, Sergiño Dest dell'Ajax che hanno fatto dimenticare i vari Balboa e Caligiuri, figli di un calcio minore ed esotico. Eppure i calciatori a stelle e strisce hanno iniziato a calcare i campi italiani nei lontani Anni 30, quando Alfonso Negro, nato negli States ma naturalizzato italiano, indossò le maglie di Fiorentina e Napoli oltre a quella della Nazionale, con cui conquistò l'oro a Berlino '36. Qualche anno dopo toccò ad Herman Frigo, ribattezzato Arma…
TORINO - Weston McKennie è il primo statunitense della storia della Juventus ma non il primo americano della storia del calcio italiano. Dall'altra parte dell'oceano l'amore per lo sport è incondizionato, prediligendo però le discipline nate dal loro ingegno: basket, football americano, baseball, volley. Negli ultimi anni la crescita del calcio USA è stata esponenziale, con talenti del calibro di Christian Pulisic del Chelsea, Gio Reyna del Borussia Dortmund, Sergiño Dest dell'Ajax che hanno fatto dimenticare i vari Balboa e Caligiuri, figli di un calcio minore ed esotico. Eppure i calciatori a stelle e strisce hanno iniziato a calcare i campi italiani nei lontani Anni 30, quando Alfonso Negro, nato negli States ma naturalizzato italiano, indossò le maglie di Fiorentina e Napoli oltre a quella della Nazionale, con cui conquistò l'oro a Berlino '36. Qualche anno dopo toccò ad Herman Frigo, ribattezzato Armando, anche lui in campo a Firenze prima di arruolarsi e di venir fucilato dai nazisti nel 1943.