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Salvato dai giocatori e non dal gioco, Pirlo e la vera Juve da trovare in fretta

Andrea Pirlo lascia il campo dopo Juve-Verona (ansa)
Contro il Verona ci ha pensato Kulusevski a salvare i bianconeri, come era successo con Ronaldo a Roma e con Morata a Crotone. Al tecnico non mancano le attenuanti, ma la classifica rischia di diventare presto una brutta pagina con cui confrontarsi
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TORINO - La Juve s'è scoperta in dipendenza da un ragazzo di vent'anni: è il segno di qualcosa che non va anche se lui, Kulusevski il formidabile, va fortissimo, come ha dimostrato durante la mezzora da trascinatore con il Verona. Pirlo è stato criticato per averlo lasciato per un'ora in panchina, ma sono critiche infondate: il ragazzo era stanchissimo, l'aveva ampiamente dimostrato a Crotone e a Kiev, e aveva bisogno di un po' di tregua. Alla sua età non è facile gestire a livello fisico la cadenza serrata degli impegni ravvicinati che per lui, abituato a giocare una volta alla settimana, sono una novità (ha fatto anche due partite in tre giorni con la nazionale svedese). È uno scotto che pagano tutti, prima che con il tempo questo genere di sforzo diventi routine.

Kulusevski ha nascosto delle magagne, come aveva fatto Ronaldo a Roma o Morata a Crotone: anche a Pirlo sta succedendo quello che è successo a Sarri e all'ultimo Allegri: non è il gioco a salvarlo, ma i giocatori. A parte il felice debutto con la Sampdoria, in campionato la Juve ha raccattato tre pareggi in tre partite con un andamento simile, ovvero dando il meglio nella situazione di massima difficoltà (a Roma e a Crotone quando è rimasta in dieci, contro il Verona quando si è trovata in svantaggio), nel momento esatto in cui la partita aveva perso la logica dell'impostazione iniziale. In quei momenti più disordinati è emersa la qualità individuale, che fosse di Ronaldo, di Morata o Kulusevski, in ogni caso finora però largamente insufficiente per avventurarsi nel solito campionato condotto in testa dall'inizio alla fine. Per fare un raffronto, lo scorso anno il terzo pareggio Sarri lo raggranellò solamente alla quattordicesima giornata. E per il resto aveva ottenuto undici vittorie. Pirlo invece sul campo ha battuto solo la Sampdoria, cosicché i tre punti vinti a tavolino con il Napoli sono una benedizione per una classifica che senza quelli sarebbe preoccupante assai.

Pirlo ha attenuanti. Ne ha più d'una, a cominciare dalla difficoltà di cominciare un lavoro nuovo nell'estate più complicata della storia, senza neanche un'amichevole per sperimentare o un ritiro precampionato per conoscersi. Inoltre al neo-allenatore sono pesate le assenze: non ha ancora avuto a disposizione due cardini come De Ligt e Alex Sandro, Dybala è stato titolare per la prima volta soltanto domenica, Ronaldo ha saltato le ultime tre partite, Chiesa è arrivato l'ultimo giorno di mercato. Un potenziale offensivo che comprende esterni come Chiesa, Kulusevski e Cuadrado e punte come Ronaldo, Morata e Dybala è di per sé stesso garanzia di competitività ai massimi livelli, ma è una potenza di fuoco che Pirlo non ha ancora potuto sciorinare.

Bisognerà comunque vedere quanti ne giocheranno, di questi sei, dando per scontato che a due esterni e a un attaccante puro (cioè Morata o Dybala), oltre all'intoccabile Ronaldo, l'allenatore non rinuncerà mai. Il punto è: dove piazzare Cristiano, che centravanti non vuol essere e che al tempo stesso non può fare l'esterno sinistro alla maniera di Chiesa o di Kulusevski? Serviranno ulteriori ritocchi, altri esperimenti, nuovi tentativi, sperando che i giocatori continuino a compensare le carenze del gioco, le debolezze di struttura che riguardano l'intero impianto di squadra. E che la classifica non diventi presto una brutta pagina con cui confrontarsi.
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