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Juventus, 'non bella' e soprattutto senz'anima. E Ronaldo è sempre più triste

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo (afp)
Quello che sorprende, considerate la tradizioni del club bianconero, è la mollezza della squadra, incapace di entrare dentro le partite apparentemente più semplici. Un vivacchiare in attesa di colpi del portoghese che ormai non hanno più la continutà di un tempo
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TORINO - Di questa Juve senza sangue, e non solo senza gioco, sorprende prima di tutto la mollezza d’animo. Perché è vero che si commettono errori imperdonabili, da principianti, come lo sciagurato pallone orizzontale regalato da Arthur al Benevento, ma il guasto è alla radice, inizia ben prima: inizia, si potrebbe dire, dentro una Juventus che non inizia mai. Con una parola orribile, “approccio”, si definisce di solito l’incapacità di entrare mentalmente nell’avvenimento: ebbene, la Juventus di Pirlo è quasi sempre svagata, assente, altrove. E se è vero che ha preso sonore lezioni anche da squadre del suo stesso rango (Barcellona, Inter), sono i punti persi contro le medio/piccole a sconcertare. E’ in queste gare che la Juve è stata, ed è rimasta, fuori sintonia.

Campioni uscenti più che mai

Senza mancare di rispetto al brillante e coraggioso Benevento, è mai possibile concedere 4 punti su 6 ai ragazzi di Pippo Inzaghi? Nello stesso modo inconcludente e svagato, i campioni d’Italia più che mai uscenti hanno dato strada al Crotone, allo Spezia (poi vincendo, sì, ma tremando molto), alla Fiorentina da cui sono stati umiliati in casa quando i viola non vincevano mai. Stessa cosa in Champions, dove la Juve è stata eliminata con pieno merito e mille errori dal Porto, non dal Bayern o dal Real Madrid.

Pirlo, un debuttante poco passionale

Nella sua lunga epoca classica, ben prima di Trapattoni e fino ad Allegri passando per Lippi, certe partite la Juve le vinceva e basta. E se non le vinceva, almeno le viveva. Con Sarri, ma soprattutto con Pirlo, niente di tutto questo. Il debuttante scelto per la panchina, un azzardo enorme più che un atto di coraggio, non urla neppure gli ordini alla squadra: lascia che lo facciano i suoi aiutanti. Ora, per vincere scudetti e Champions non è obbligatorio essere allenatori passionali e minimamente esperti, ma un po’ aiuterebbe.

Se il centrocampo è terra di nessuno

Dentro partite in cui non entra quasi mai, la Juve vivacchia in attesa di qualche colpo individuale, oppure si complica la vita con le famigerate “azioni dal basso” così di moda di questi tempi: ma per giocare quel tipo di calcio servono doti tecniche chiare, non è davvero il caso di affidarsi agli imbarazzi di Bentancur o Arthur. Il centrocampo bianconero resta una terra di nessuno: scarsa qualità e confusa quantità. Troppi errori nascono lì nel mezzo, lasciando poi nuda la difesa. La Juve vivacchia, dicevamo, in attesa di Chiesa e soprattutto di Cristiano Ronaldo: il quale ormai mette tristezza e fa quasi tenerezza (a parte quando calcia le punizioni addosso alla barriera: tutte, sempre). Con ogni probabilità, mai in vita sua CR7 aveva giocato in una squadra debole come la Juventus attuale. Da quando è a Torino, il portoghese ha detto addio a Champions e Palloni d’Oro, e probabilmente se ancora avesse il mercato che aveva fino a un paio di stagioni fa, direbbe addio anche alla Juventus. E ci sarebbe da capirlo. Veder giocare così i bianconeri è sconcertante. I tifosi perdonano quasi tutto, non la mancanza di grinta, non la totale assenza di furore agonistico. Se sei scarso ci sta (ma allora non dovresti giocare nella Juve), ma se sei scarso e non lotti sei inaccettabile.

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