TORINO - Il rapporto tra Dybala e la Juventus è un'onda che viene e che va, non ha stabilità, è sempre il balìa delle correnti. Sarà così anche in futuro, quando si tratterà di discutere un rinnovo di contratto che è in fase di stallo da due anni. E lì resterà: in stallo. La settimana scorsa l'argentino era uno juventino reietto, il simbolo della cena proibita a casa McKennie: dopotutto l'adulto del gruppo era lui, con i suoi 27 anni e l'antica militanza juventina, non certo l'americano con la faccia da bambino e nemmeno l'ombroso ventiquattrenne Arthur. Dybala che non gioca, che non segna, che ci mette una vita a guarire da un acciacchetto al ginocchio ma non salta una cena del mercoledì neanche in zona rossa: per qualche giorno il rapporto d'amore (reciproco, e profondo) tra la Joya e il popolo bianconero ha barcollato pericolosamente, ma poi il fascino del suo piede sinistro, e quel gol molto romantico al Napoli, lo hanno rimesso al centro dei cuori tifosi. Il calcio è quanto di più volubile ci sia: se fino a una settimana fa molti consideravano la partenza del numero 10 più una liberazione che un sacrificio, adesso non offrirgli un nuovo contratto sembra una follia. In una trattativa così spinosa che la si potrebbe quasi definire una non-trattativa, questi sbalzi emozionali rischiano di giocare un ruolo determinante.
La trattativa interrotta
Juventus e Dybala, rappresentato da Jorge Antun, non discutono del contratto, in scadenza il 30 giugno 2022, dall'estate scorsa. Ci fu una proposta del club (un rinnovo a cifre non di molto superiori a quelle attuali, cioè 7 milioni più bonus) che Dybala non giudicò soddisfacente. Non ci fu un rilancio perché Antun non venne mai ricevuto da Paratici e Nedved durante il suo lungo soggiorno torinese, a ottobre. Da allora tutto è fermo. La Juve ha fatto sapere che, vista la situazione finanziaria del club, non è in grado di garantire certe cifre. Il vice-presidente Nedved (che, di tutti i dirigenti, è quello che ha i rapporti più gelidi con Dybala) in un'intervista a Dazn ha detto senza giri di parole che l'argentino è sul mercato. Il quadro si completa con la necessità della Juventus di rastrellare un centinaio di milioni in plusvalenze entro il 30 giugno: è questo il mandato che è stato affidato a Paratici, il quale ha individuato proprio nella cessione di Dybala la strada più rapida per raggiungere lo scopo, non tanto attraverso la cessione secca del giocatore, che negli ultimi anni si è di molto svalutato, ma tramite uno scambio. Nel baratto, infatti, le quotazioni dei giocatori possono essere gonfiate senza troppo pudore, come testimonia l'operazione Pjanic-Arthur dell'estate passata.
La resistenza della Joya e le condizioni che pone
Tutto sembra avere una sua logica semplicità, senonché c'è una variante che la Juve fatica a piegare: la volontà di Dybala. L'argentino non ha tutta questa voglia di collaborare con un club che da due anni cerca di disfarsi di lui. Per realizzare uno scambio serve un'accondiscendenza che la Joya non è così disposta a concedere, perché se è vero che si è messo nell'ordine di idee di togliere il disturbo, lo è altrettanto che lo farebbe ponendo delle condizioni: vuole una società di primo livello che lo metta al centro del progetto (non farebbe l'ancella a Messi o a Neymar, per essere chiari) e che gli garantisca i guadagni che ha chiesto alla Juve, quindi non meno di 10 milioni a stagione. È chiaro che su queste basi i margini di manovra della Juventus sono strettissimi, perché i paletti posti da Dybala sono molto stretti. Paulo, d'altronde, si era già messo di traverso due anni fa, rifiutando lo scambio che avrebbe portato Lukaku alla Juve e lui al Manchester United e poi dicendo di no anche al Tottenham. Oggi i rapporti non sono migliori, quindi non ci sono motivi per cui debba essere più collaborativo. A livello più teorico che pratico, la Juve ha già ipotizzato tre scambi possibili - Dybala-Dembélé, Dybala-Icardi, Dybala-Pogba - però l'unico con un minimo di concretezza è quello che mette in gioco Icardi. Ma Paulo accetterebbe il Psg, dove troverebbe troppe stelle più stelle di lui?
Le pressioni della Juve, i sondaggi dell'Inter
Certe mosse della Juve, come le parole di Nedved in tv e la severa punizione per la cena a casa McKennie, sembrano un modo per mettere pressione a Dybala, per fargli notare che, se dovesse restare senza rinnovare il contratto, rischierebbe di passare l'ultima stagione ai margini della rosa, se non addirittura fuori: è un rischio che accetterebbe di correre, oltretutto dopo un'annata disgraziata come quella in corso? Intanto, c'è come sempre qualcuno che soffia sul fuoco: con molta cautela, l'Inter ha fatto arrivare segnali all'entourage di Dybala, facendogli sapere che nel 2022, e a parametro zero, lo accoglierebbe a braccia aperte. In pratica la Juve rischia di essere vittima della stessa strategia che ha spesso usato con gli altri, anche se con scarsi risultati: Icardi e Milik erano stati bloccati un anno prima della scadenza del contratto (cioè nella situazione in cui si trova Dybala attualmente) nella convinzione che Inter e Napoli avrebbero ceduto, evitando di andare a un braccio di ferro coi giocatori col rischio di perdere sia il loro contributo sul campo sia i soldi di una cessione. Ma non è andata come la Juve avrebbe voluto: Icardi è stato degradato ed emarginato ma poi è finito al Psg e l'Inter ha comunque incassato 50 milioni, Milik è stato fuori squadra per quattro mesi per andare infine al Marsiglia e non alla Juve, né con lo sconto subito né a parametro zero poi. I bianconeri sapranno gestire con altrettanta abilità, e con lo stesso sangue freddo di Marotta e De Laurentiis il caso Dybala?
Il ruolo di Pirlo e di Ronaldo
Dalla parte di Dybala, all'interno della Juve, c'è senz'altro l'allenatore: Pirlo stima l'argentino e, dopo una certa freddezza iniziale, ha costruito con lui un discreto rapporto. Naturalmente non entra nelle faccende societarie, ma da un punto di vista strettamente tecnico è assai favorevole a una conferma senza condizioni. Lo ha anche detto chiaro e tondo dopo la vittoria sul Napoli: "Speriamo di potercelo tenere". È sembrato un messaggio alla società. C'è comunque una variabile che rimetterebbe Dybala e la Juve a remare dalla stessa parte: se partisse Ronaldo l'argentino resterebbe di sicuro, diventando la figura simbolica della nuova Juve. Ma è Cristiano che decide: bisogna aspettare che faccia le sue scelte.
