TORINO - Infelice se non segna e insoddisfatto nelle profondità dell'ego, Cristiano Ronaldo incarna una forma di egoismo sublime perché indispensabile agli altri. Per lui il calcio si chiama Ronaldo, però è proprio la presenza di Ronaldo, coniugato tutto e sempre in prima persona singolare, ad avere spalancato gli orizzonti di Manchester United, Real Madrid, nazionale portoghese e, in campionato, Juventus. Eppure, vederlo scagliare a terra la maglia bianconera e uscire torvo dal campo dopo un 3-1 al Genoa, dall'alto comunque della classifica cannonieri (lui è a 25 gol, Lukaku a 21), qualche pensiero diverso lo suggerisce, in prospettiva.
Ronaldo-Juve, fusione fredda
Prosegue la fusione fredda tra un fuoriclasse e una squadra raramente alla sua altezza, quella Juve che Ronaldo non è riuscito a sollevare nei cieli della Champions, e quest'anno neppure dello scudetto, probabilmente. In un calcio che sta offrendosi finalmente al talento dei nati nel 2000 o pochissimo prima (anche la Juventus ne ha un paio, bravissimi: De Ligt, che è un agosto 1999 e Kulusevski, aprile 2000), quale progetto nascerà davvero in estate per gli anni a venire?
Le ultime giornate di campionato, oltre a cementare un posto in Champions, davvero l'obiettivo minimo, e poi resta sempre la finale di Coppa Italia contro l'Atalanta, dovranno servire ai bianconeri per comprendere esattamente questo futuro, come ipotizzarlo e a chi affidarlo. A Pirlo? A Ronaldo e Pirlo insieme? A Ronaldo comunque? Molto incerta sul rinnovo di Paulo Dybala (Paratici ha chiaramente detto che non si può più ragionare sulle cifre pre-Covid, ma l'argentino sarà ricettivo?), la Juventus è al bivio storico: ultratrentenni o millenial? Con tutta la sua grande storia e la bravura di campione, Bonucci è nato nell'87. Il famoso progetto può abbracciare ancora giocatori normali come Rabiot, Ramsey, Arthur, Bentancur, oppure occorre cercare e inventare altri McKennie?
E intanto Chiesa si è preso la squadra
Se Ronaldo s'incupisce, Federico Chiesa si è chiaramente preso la squadra: è lui il grande acquisto di quest'anno. Non più un ragazzino (è nato il 25 ottobre 1997), ma un giovane che può accogliere sulla porta della Juventus qualche collega nato nel nuovo millennio o a cavallo di quel confine. Non sarebbe un azzardo: la Champions sta dimostrando che è tempo dei 2000: sono nati in quell'anno Haaland, Foden e Vinicius, solo per restare ai tre più importanti. Il "clasico" di sabato non è stato un paese per vecchi e non lo sarà il prossimo Europeo. Forse è tempo che non lo sia più neanche la Juventus.
