✕

Juventus, due anni gettati al vento per inseguire un rinnovamento mai avvenuto

Andrea Pirlo (agf)
La sconfitta con il Milan ha acuito una situazione che è andava via via deteriorandosi. Forse la soluzione più logica sarebbe stata quella di esonerare Pirlo dopo il Benevento
2 minuti di lettura

TORINO – Dal fondo del suo pozzo e con l’incubo dell’anno zero, la Juventus ha probabilmente capito di avere gettato al vento non una sola stagione, ma due. E non perché sia uscita due volte così malamente dalla Champions, e neppure per non avere vinto anche il decimo scudetto consecutivo (già 9 erano un’enormità mai vista). Ha sprecato due stagioni perché non ha costruito nulla, non ha davvero ringiovanito con qualità la squadra, a parte De Ligt e Chiesa, e non ha seguito un vero, coerente progetto tecnico. Se la scelta di Sarri era probabilmente stonata già in origine, non aver dato neppure un’ombra di continuità a quella svolta ha condotto Agnelli, Nedved e Paratici ad affidare la Juve nientemeno che a un debuttante assoluto. Uno che in vita sua, come ha appena ricordato Aldo Serena a Repubblica, non aveva mai fatto un discorso a una squadra, non diciamo per preparare una stagione ma neppure una s…

TORINO – Dal fondo del suo pozzo e con l’incubo dell’anno zero, la Juventus ha probabilmente capito di avere gettato al vento non una sola stagione, ma due. E non perché sia uscita due volte così malamente dalla Champions, e neppure per non avere vinto anche il decimo scudetto consecutivo (già 9 erano un’enormità mai vista). Ha sprecato due stagioni perché non ha costruito nulla, non ha davvero ringiovanito con qualità la squadra, a parte De Ligt e Chiesa, e non ha seguito un vero, coerente progetto tecnico. Se la scelta di Sarri era probabilmente stonata già in origine, non aver dato neppure un’ombra di continuità a quella svolta ha condotto Agnelli, Nedved e Paratici ad affidare la Juve nientemeno che a un debuttante assoluto. Uno che in vita sua, come ha appena ricordato Aldo Serena a Repubblica, non aveva mai fatto un discorso a una squadra, non diciamo per preparare una stagione ma neppure una singola partita.

Quell’atto di coraggio da parte della dirigenza è diventato presunzione, forse tracotanza: perché accade di sbagliare, ma perseverare in questo modo ha messo a rischio una montagna di denaro, non solo di orgoglio e dignità. Neppure nel baratro dello 0-3, Andrea Pirlo ha pensato di dimettersi, e nessuno a sua volta ha pensato di esonerarlo. "Il mio lavoro va avanti", ha detto il tecnico dopo la lezione di calcio presa dal Milan. Una promessa, ma di più una minaccia. Nel frattempo si è scatenata ancora di più l’onda social contro l’allenatore, con battute caustiche, alcune addirittura crudeli. Un festival del dileggio al quale la Juventus non riesce a sottrarsi.

Il club bianconero ha sprecato due intere annate perché ora si ritrova con una squadra vecchia, con Ronaldo a fine corsa e probabilmente stanco di tirare da solo una carretta sgangherata, con qualche valido giovane che però sta crescendo allo stato brado e, soprattutto, senza alcuna idea per il prossimo allenatore. Progetto? Ma quale? Il ritorno di Allegri resta l’ipotesi più logica e solida, e allora perché mandarlo via dopo che aveva rivinto il campionato? E perché dismettere Beppe Marotta dicendo chiaramente che anche lo staff dirigenziale andava ringiovanito? Risultato: Marotta, un sessantenne di enorme esperienza, non un centenario un po’ bollito, è andato a creare l’Inter dello scudetto, portando Conte a Milano. Marotta e Conte: gli unici pezzi di Juve che quest’anno hanno funzionato alla grande. Per milioni di tifosi bianconeri non c’è sfregio peggiore.

L’incubo dell’anno zero diventa l’ipotesi, quanto mai concreta, di non qualificarsi in Champions. Altro che Superlega. L’esclusione dall’Uefa ci sarebbe eccome, ma non nel modo che la Juventus aveva ipotizzato. Forse mai, o quasi mai, nel glorioso dopoguerra bianconero, la Juve si era trovata così malmessa in proporzione ad investimenti, bilancio, organico (qui si può in parte discutere) e ambizioni. Sul mercato, nelle ultime stagioni la Juventus ha puntato sui parametri zero, sbagliandone molti. Con De Ligt, Chiesa e in parte Kulusevski i dirigenti hanno invece visto giusto, ma questo non basta se manca chi governa il progetto del gioco. La sfida contro il Milan ha mostrato un bravo allenatore esperto, Pioli, che ha preso metaforicamente a sberle un bambino, Pirlo. Se è ingeneroso dare tutta la colpa a questo esordiente che era stato chiamato per la Under23, mica per la prima squadra, almeno non subito, è evidente che Pirlo non solo non ha saputo far crescere la Juve ma l’ha smarrita per strada. La squadra è peggiorata di partita in partita. Forse, dopo la caduta contro il Benevento sarebbe stato più utile esonerare l’allenatore anziché difenderlo a oltranza: è stato accanimento terapeutico.