Il 'nuovo' Allegri, ora alla Juve comanda lui
di Domenico Marchese , di Domenico MarcheseSe si sia trattato di una battuta, di una frecciata o di una semplice constatazione, lo possono sapere soltanto i diretti interessati, Allegri e Bonucci. Di sicuro la prima conferenza stampa dell'allenatore livornese dopo il suo ritorno alla Juventus ha messo in evidenza un aspetto ormai chiaro a tutti: Massimiliano Allegri è l'uomo forte della società bianconera. Ricordando come finì la sua prima avventura, con il gesto di Ronaldo dopo il ko con l'Ajax e l'addio all'allenatore a fine stagione per iniziare la ricerca del "bel gioco" dopo cinque scudetti consecutivi e due finali perse in Champions League, è evidente che il tecnico abbia voluto immediatamente mettere le cose in chiaro: alla Juve decide lui, in campo e per alcuni aspetti anche fuori.
I primi sentori
Le avvisaglie erano arrivate nella prima amichevole, quella vinta per 3-1 contro il Cesena, a cui non avevano preso parte Frabotta, Fagioli e Di Pardo, colpevoli di …
Se si sia trattato di una battuta, di una frecciata o di una semplice constatazione, lo possono sapere soltanto i diretti interessati, Allegri e Bonucci. Di sicuro la prima conferenza stampa dell'allenatore livornese dopo il suo ritorno alla Juventus ha messo in evidenza un aspetto ormai chiaro a tutti: Massimiliano Allegri è l'uomo forte della società bianconera. Ricordando come finì la sua prima avventura, con il gesto di Ronaldo dopo il ko con l'Ajax e l'addio all'allenatore a fine stagione per iniziare la ricerca del "bel gioco" dopo cinque scudetti consecutivi e due finali perse in Champions League, è evidente che il tecnico abbia voluto immediatamente mettere le cose in chiaro: alla Juve decide lui, in campo e per alcuni aspetti anche fuori.
I primi sentori
Le avvisaglie erano arrivate nella prima amichevole, quella vinta per 3-1 contro il Cesena, a cui non avevano preso parte Frabotta, Fagioli e Di Pardo, colpevoli di essere arrivati in ritardo all'allenamento. Nessun avvertimento, nessuna ammonizione: non rispettare le regole porta immediatamente al cartellino rosso nel nuovo corso di Allegri. La disciplina, il rispetto dei compagni e il senso di appartenenza sono al primo posto nella lista del tecnico livornese, che già in passato, pur con una libertà inferiore, aveva imposto il suo codice: l'esempio più lampante coinvolse ancora una volta Bonucci, messo a sedere a Porto dopo l'insubordinazione in Juventus-Palermo di qualche giorno prima. La democrazia non è quasi mai la forma di governo migliore per gestire uno spogliatoio.
Il ritorno alle sue condizioni
Prima di accettare la proposta di Agnelli di riprendere in mano la Juventus e di iniziare il nuovo progetto quadriennale, l'allenatore si è sincerato di avere totale carta bianca. Le voci su un ruolo da manager all'inglese, figura da sempre evocata nel calcio italiano ma quasi mai ammirata in Serie A, sono state smentite ieri in conferenza stampa: "Rispetto a prima non ho più margine di lavoro, che sarà sempre quello: allenatore, aziendalista". Ma anche e soprattutto capofila di una società in cui il suo contratto rappresenta l'impegno più a lungo termine tra quelli sottoscritti: nessuno in campo o dietro la scrivania, escludendo naturalmente le cariche a lungo termine, ha un accordo così lungo e la possibilità di programmare il proprio lavoro come Allegri.
Allegri contro Bonucci: "Non sarà vicecapitano. Se vuole la fascia, se ne compra una e gioca in piazza"
I sassolini
Nella sua prima conferenza stampa, il tecnico ha voluto immediatamente mettere in chiaro il punto chiave della sua gestione: alla Juve comanda lui. Dopo aver chiuso la sua prima avventura con rammarico ("Ho guardato calcio più il secondo anno che il primo, in cui avevo bisogno di staccare"), è tornato ancora più forte di prima. Le punizioni sarà lui a decidere chi le calcerà, togliendo a Ronaldo il monopolio decisamente poco produttivo di questi tre anni, con un solo gol realizzato in svariati tentativi spesso spentisi sulla barriera avversaria: "Cerco di sfruttare le caratteristiche. Ronaldo calcia da lontano, Dybala magari più vicino. Poi uno è destro, l'altro sinistro". Fino alla responsabilizzazione di Chiellini, Bonucci e Ronaldo ("Dovranno essere un esempio"), le carezze ma anche la pressione per Dybala ("un giocatore su cui punto molto ma da cui pretendo molto") chiudendo con la stoccata sulla fascia da capitano, sul ruolo di vice Chiellini: "Nella Juventus c'è una linea gerarchica, il capitano e il vice vengono decisi dagli anni di presenza. Chiellini è il più vecchio, Bonucci è il secondo ma se n'è andato e ha perso i gradi. Si azzera, è andato via, è tornato e il capitano lo fa un altro. Se vuoi la fascia la compri e vai in piazza a giocare con la fascia. Ma Leo lo sa, infatti nell'ultimo anno mio il capitano l'hanno fatto anche Mandzukic, Khedira, e Leo è passato in fondo. Ora piano piano sta risalendo". Che si tratti o meno di una battuta è difficile da capire: di sicuro nei prossimi quattro anni alla Juventus ci sarà poco da ridere per chi non si allinea al pensiero del tecnico bianconero.