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Torino-Juventus 0-1, Locatelli regala il derby ai bianconeri

La gioia di Locatelli dopo il gol che ha deciso il derby (reuters)
Una rete del centrocampista all'86' decide una gara molto tirata dal punta di vista agonistico. Per la squadra di Allegri è la terza vittoria consecutiva, si tratta inoltre della prima gara in campionato con la porta inviolata
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TORINO. La Juventus ha giocato un tempo da squadra piccola e uno da squadra furba e quasi matura: con il primo ha limitato i danni in una situazione d'inferiorità, con il secondo ha vinto il derby pescando a piene mani nel repertorio delle qualità tecniche di Locatelli, autore del gol decisivo, e specialmente delle astuzie tattiche di Allegri che, cambiando un solo uomo (fuori Kean, dentro Cuadrado), ha mutato la squadra intera disorientando il piano tattico di Juric, costretto a calarsi in una partita che non aveva immaginato e soprattutto che non poteva cambiare a sua volta con una contromossa, visto che cinque dei suoi sette attaccanti erano infortunati (in mattinata s'era fatto male anche Verdi). Di solito il Toro ha punte che si sfiancano di pressing e scatti per un'ora prima di cedere il passo a colleghi freschi che lasciano in segno (dalla panchina sono già arrivati cinque gol), ma ieri ha dovuto finire con due mediani come centravanti. 

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TORINO. La Juventus ha giocato un tempo da squadra piccola e uno da squadra furba e quasi matura: con il primo ha limitato i danni in una situazione d'inferiorità, con il secondo ha vinto il derby pescando a piene mani nel repertorio delle qualità tecniche di Locatelli, autore del gol decisivo, e specialmente delle astuzie tattiche di Allegri che, cambiando un solo uomo (fuori Kean, dentro Cuadrado), ha mutato la squadra intera disorientando il piano tattico di Juric, costretto a calarsi in una partita che non aveva immaginato e soprattutto che non poteva cambiare a sua volta con una contromossa, visto che cinque dei suoi sette attaccanti erano infortunati (in mattinata s'era fatto male anche Verdi). Di solito il Toro ha punte che si sfiancano di pressing e scatti per un'ora prima di cedere il passo a colleghi freschi che lasciano in segno (dalla panchina sono già arrivati cinque gol), ma ieri ha dovuto finire con due mediani come centravanti. 

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Una gara poco estetica

Non è stata una partita estetica, ma una raffinata disfida tattica sì: per chi apprezza il genere, una goduria. Il Toro aveva comandato il primo tempo ("E lì dovevamo colpire", s'è rammaricato Juric) giocando a modo suo: dieci duelli uomo contro uomo, quasi tutti vinti (in particolare Bremer-Kean, Rodriguez-McKennie e Zima-Chiesa), ritmo e pressione. Ma in area non ha avuto unghie per graffiare, nonostante una mezzora di netta superiorità dopo un paio di contropiede di Kean e McKennie: Lukic ha sbagliato malamente un colpo di testa da due metri e Mandragora ha impegnato da fuori Szczesny, tutto qui.

Allegri ribalta la squadra

Allegri dev'essersi stufato di un'altra partita minima da difesa e contropiede, manco il Toro fosse il Chelsea, e nell'intervallo ha ribaltato la squadra: è cambiato il modulo (dal 4-4-2 al 3-5-1-1) ma soprattutto il modo di stare in campo, perché l'allenatore ha chiesto movimenti e cambi di posizione che hanno tolto ai difensori granata i punti di riferimento fissi, tant'è che dopo una decina di minuti Juric ha dovuto ridistribuire i compiti e passare al controllo della zona più che dell'uomo, perché gli interscambi tra Bernardeschi, McKennie e Cuadrado e tra Rabiot e Alex Sandro stavano facendo muovere a vuoto la difesa del Toro, aprendo spazi che prima non c'erano. Senza più spalle coperte, i granata hanno perso coraggio e sfacciataggine. Ma più di tutto hanno pagato l'usura di Sanabria e Brekalo, che si erano spolmonati in un movimento sfinente con e senza palla. 

Il logoramento del Toro

Con la situazione tattica ribaltata a sua favore, la Juventus ha finito per vincere per logoramento, per insistenza. Di possibilità per segnare non ce ne sono state troppe (Milinkovic-Savic è intervenuto su Alex Sandro e Cuadrado) ma è stato comunque abbastanza per portare al gol di Locatelli, un destro delicato dal limite dell'area agevolato da une delle rare scorribande di Chiesa. Poco più tardi ci sarà anche un palo di Kulusevski. Tra Chelsea e derby s'è capito che la Juve è questa e che Allegri la sta modellando secondo i suoi vecchi concetti, senza nessuna concezione alle mode del momento. "Abbiamo trovato lo spirito di squadra e la capacità di capire il momento: quando c'è da difendere di difendere, quando c'è da attaccare si attacca": il nocciolo della sua filosofia è questo, senza svolazzi.

È stata la prima volta che in campionato la porta è rimasta inviolata, è un altro passo avanti: "Abbiamo ritrovato la voglia di difendere". Al fianco di Allegri in panchina è rimasto Bonucci, che gli ha fatto quasi da vice: stava in piedi e dava indicazioni, sembravano una coppia affiatatissima e forse lo sono diventati: "Leonardo è cresciuto molto nella responsabilità nei confronti del gruppo, prima pensava un pochino più a se stesso".

Juventus batte Torino 0-1 (0-0)
Torino (3-4-2-1): V.Milinkovic-Savic; Zima, Bremer, Rodriguez; Singo, Pobega, Mandragora, Aina (20' st Ansaldi); Lukic (20' st Linetty), Brekalo (39' st Rincon); Sanabria (31' st Baselli). (1 Berisha, 89 Gemello, 5 Izzo, 24 Verdi, 25 Kone, 27 Vojvoda, 70 Warming, 99 Buongiorno). All.: Juric.
Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo, De Ligt, Chiellini, Alex Sandro; Bernardeschi (35' st Kulusevski), McKennie, Locatelli, Rabiot; Chiesa (44' st Kaio Jorge), Kean (1' st Cuadrado). (23 Pinsoglio, 36 Perin, 2 De Sciglio, 5 Arthur, 17 Pellegrini, 19 Bonucci, 24 Rugani, 30 Bentancur). All.: Allegri.
Arbitro: Valeri di Roma 2.
Rete: nel st 41' Locatelli.
Angoli: 6-4 per la Juventus.
Recupero: 0' e 4'.
Ammoniti: Sanabria, Lukic, Mandragora e Chiellini per gioco falloso.
Note: spettatori 12.073.