Juventus, il tempo di attesa di Dybala fra rinvii e dubbi
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO — Tre mesi fa c'era un contratto matrimoniale pronto da firmare e mai firmato. Nel frattempo il rapporto tra Dybala e la Juventus si è smarrito nelle nebbie del dubbio, quasi come se i due promessi sposi non si riconoscessero più. Credono ancora uno nell'altra? O si sta insinuando il tarlo del bluff reciproco?
Sono proprio le troppe domande senza uno straccio di certezza ad alzare un divisorio opaco tra la Juve e il suo numero 10, nonché futuro capitano, quello che nella finale di Supercoppa è stato escluso dai titolari perché all'allenatore serviva uno che marcasse il mediano avversario. Bisogna fare caso all'atteggiamento dell'argentino panchinaro quando è entrato in campo per sostituire Kulusevski, al 74': quasi scocciato, col fastidio addosso.
Deluso? Ovvio: sperava di giocare mezzora in più, anche se Allegri gli aveva addolcito la pillola spiegandogli che più di tutto è important…
TORINO — Tre mesi fa c'era un contratto matrimoniale pronto da firmare e mai firmato. Nel frattempo il rapporto tra Dybala e la Juventus si è smarrito nelle nebbie del dubbio, quasi come se i due promessi sposi non si riconoscessero più. Credono ancora uno nell'altra? O si sta insinuando il tarlo del bluff reciproco?
Sono proprio le troppe domande senza uno straccio di certezza ad alzare un divisorio opaco tra la Juve e il suo numero 10, nonché futuro capitano, quello che nella finale di Supercoppa è stato escluso dai titolari perché all'allenatore serviva uno che marcasse il mediano avversario. Bisogna fare caso all'atteggiamento dell'argentino panchinaro quando è entrato in campo per sostituire Kulusevski, al 74': quasi scocciato, col fastidio addosso.
Deluso? Ovvio: sperava di giocare mezzora in più, anche se Allegri gli aveva addolcito la pillola spiegandogli che più di tutto è importante il campionato, perché il quarto posto è essenziale e le coppette no. Arrabbiato? Un po', ma soprattutto disorientato per certe scelte tattiche e per le strategie societarie che gli sfuggono. È tutta un dubbio, questa faccenda.
Ufficialmente tra Dybala e la Juventus le cose stanno come stavano a ottobre, quando le parti raggiunsero l'accordo per il rinnovo del contratto fino al 2026 a 10 milioni a stagione, bonus inclusi. Non venne formalizzato perché Dybala non ha un manager vero e proprio: nella trattativa si è fatto tutelare da un vecchio amico di famiglia, Jorge Antun, venditore di automobili a Cordoba, che prima deve essere riconosciuto ufficialmente come procuratore sportivo. Così la firma è slittata e la Juve ha chiesto una proroga fino a fine febbraio, all'indomani di un cda di primaria importanza, perché fisserà le strategie economiche e tecniche del prossimo mercato, inclusi i rinnovi di contratto (in scadenza ci sono anche Cuadrado, Bernardeschi, De Sciglio e Perin).
Nel frattempo, però, l'ad Arrivabene ha cominciato a punzecchiare Dybala a ogni passaggio televisivo. "L'attaccamento alla maglia bisogna dimostrarlo in campo". "Ognuno deve dimostrare il valore che gli si dà. Lo sta dimostrando? Vediamo. Non è un giocatore scarso". "Chi porta il 10 nella Juventus deve rendersi conto del peso che ha questo numero". Perché questo stillicidio?
Arrivabene deve consolidare il suo ruolo di uomo forte, una sorta di poliziotto cattivo, in una società che negli ultimi anni era stata troppo lassista nei confronti dei giocatori, oppure è improvvisamente montata una prepotente insoddisfazione nei confronti di Dybala, non considerato più degno di un contratto così sontuoso, come se in primo piano, nelle valutazioni, fossero finiti il rendimento alterno e gli infortuni frequenti?
Sono i dubbi che Dybala ha e su cui sta riflettendo, anche se non è vero che ha deciso che non resterà alla Juve, come hanno scritto in Argentina: la sua priorità rimane bianconera, però vuole verificare che sia ancora valido il presupposto alla base del rinnovo, cioè che la società lo consideri un punto di riferimento del prossimo quinquennio, l'elemento cui incardinare lo sviluppo della squadra. Per intenderci, non uno che se c'è da marcare un mediano non gioca. Allegri non è mai stato un dybaliano convinto, così come Dybala non è certo un allegriano di ferro. Li aveva riavvicinati la ragion di stato, che ne ha fatto i due pilastri tecnici della Juve attuale. O sono ormai due poli opposti? Troppi dubbi, in questa faccenda. Troppi, per pensare di stare assieme per un tempo lungo come un contratto nuovo.