Juventus, la Coppa Italia per scacciare l'incubo "zero tituli"
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO — A lunedì sera, c'erano ancora dei biglietti disponibili per andare a vedere Juventus-Sampdoria (martedì ore 21, Canale 5). È il segno dei tempi: se una volta allo Stadium non c'era spazio neanche per uno spillo ed andava esaurito in prevendita persino un ottavo di finale contro l'Avellino, adesso si fa fatica a riempire i cinquemila posti a disposizione nonostante la Coppa Italia sia, allo stato attuale, l'unica competizione in cui i bianconeri abbiano concrete possibilità di vittoria finale, anche se in Champions sono ancora pienamente in corsa, e chissà.
Zero tituli
L'incubo, a Torino, è una stagione a zero tituli dopo dieci anni di abbondante raccolto. Il declino della squadra tiranna è in corso ormai da tre anni, e negli ultimi due ha preso una brusca accelerata, ma dal 2011/12 in poi non è ancora mai capitata un'annata senza un trofeo. Sarri perse tutte le coppe ma stravinse lo scudet…
TORINO — A lunedì sera, c'erano ancora dei biglietti disponibili per andare a vedere Juventus-Sampdoria (martedì ore 21, Canale 5). È il segno dei tempi: se una volta allo Stadium non c'era spazio neanche per uno spillo ed andava esaurito in prevendita persino un ottavo di finale contro l'Avellino, adesso si fa fatica a riempire i cinquemila posti a disposizione nonostante la Coppa Italia sia, allo stato attuale, l'unica competizione in cui i bianconeri abbiano concrete possibilità di vittoria finale, anche se in Champions sono ancora pienamente in corsa, e chissà.
Zero tituli
L'incubo, a Torino, è una stagione a zero tituli dopo dieci anni di abbondante raccolto. Il declino della squadra tiranna è in corso ormai da tre anni, e negli ultimi due ha preso una brusca accelerata, ma dal 2011/12 in poi non è ancora mai capitata un'annata senza un trofeo. Sarri perse tutte le coppe ma stravinse lo scudetto. Pirlo ha salvato l'onore con la doppietta Coppa Italia/Supercoppa che gli ha permesso di venire cacciato con la coscienza pulita e una gran quantità di rammarico. L'ombra dello zero si staglia invece su Allegri, che rispetto a Pirlo è in ritardo clamoroso: la Supercoppa l'ha già persa, mentre in campionato ha un bilancio transitorio ben peggiore di quello del suo predecessore.
Dopo 22 giornate, Pirlo aveva quattro punti più di Allegri (45 contro 41), aveva segnato 9 reti in più (43 a 34) e ne aveva subita una di meno (20 a 21). Era terzo in classifica a -5 dalla vetta, mentre il suo successore è quinto a -9. Resta la Champions, certo: Pirlo cadde agli ottavi contro il Porto, Allegri nel girone ha battuto il Chelsea campione in carica e ha la ragionevole consapevolezza di poter eliminare il Villarreal e continuare l'avventura europea.
Il peso della Coppa Italia
Nonostante l'indifferenza dei tifosi, per la Juve la Coppa Italia è dirimente e lo è a maggior ragione per Allegri, che aveva riportato il trofeo a Torino dopo vent'anni di astinenza (dal 1995 al 2015) per poi conquistarlo per quattro volte di fila. Ma se in quegli anni la coppa nazionale era una sorta di ornamento, quasi un vezzo che aggiungeva un tocco di bellezza decorativa al capolavoro già creato, adesso è un passaggio obbligato, un cammino essenziale: è grazie ai due titoli di Pirlo che Agnelli ha potuto vantarsi di un'altra stagione di successi e attenuare le tinte del declino. Di stare a bocca asciutta né il presidente né l'allenatore potrebbe permetterselo, anche alla luce di quello che hanno investito uno sull'altro in termini di fiducia (e al di là della montagna di soldi puntata sul tecnico).
Il cammino della Juve in Coppa Italia
La Juve è stata fortunata, perché occupa la parte meno complicata del tabellone. Entra in gioco, grazie a questa formula che - unico caso al mondo - facilita i più forti, con un ottavo di finale in discesa, visto che la Sampdoria si presenterà allo Stadium nel mezzo di una bufera e tra un allenatore e l'altro, poiché Giampaolo sostituirà solamente mercoledì l'esonerato D'Aversa. Anche il quarto di finale sarebbe agevole (Sassuolo o Cagliari, sempre allo Stadium) e la semifinale decisamente alla portata: le avversarie possibili sono Fiorentina o Atalanta, e dunque nessuna delle prime tre in classifica. I problemi da risolvere nella circostanza (le assenze di Chiesa, Bonucci e degli squalificati De Ligt e Kean) sembrano poca cosa, nel giorno in cui la Sampdoria salirà a Torino con ben altro tipo di preoccupazioni.
Neanche Allegri ci sarà, anche lui deve scontare una remota squalifica che risale al gennaio 2019, quando venne espulso nella notte in cui i bianconeri vennero eliminati dall'Atalanta con un pesante 3-0. Era la prima volta che la Juve del quinquennio di Max non arrivava fino in fondo in un competizione nazionale, era la prima volta di un'eliminazione così netta e così precoce in assoluto, visto che in Champions aveva perso o in finale o sul filo dei secondi (Bayern, Real). Il disastro con l'Ajax sarebbe venuto solo due mesi più tardi. Quell'ultima notte di Allegri in Coppa Italia, perciò, segnò di fatto l'inizio del declino, o perlomeno l'allentamento della tirannia, ma ancora nessuno lo sapeva. E poi, non era quello il trofeo che definiva le stagione. Adesso invece sì, rischia di esserlo.