Sport

Pogba, identikit Juve: "Vado dove mi sento amato, voglio giocare divertendomi"

Paul Pogba
Paul Pogba (agf)
Il francese in una intervista parla delle prorpie aspettative umane oltre che tecniche. Ne esce un perfetto quadro di quello che ha rappresentato per lui la precedente esperienza a Torino
2 minuti di lettura

TORINO - Amare la propria squadra e il proprio lavoro, essere ricambiato dall'ambiente e dai propri tifosi. Il corpo e i piedi funzionano solo se la testa è serena, rilassata, concentrata: ecco perché la scelta di Paul Pogba, vicinissimo alla Juventus, coinvolge più l'aspetto personale senza ovviamente tralasciare quello professionale. Anche se in realtà, come spiegato dal campione francese nell'intervista concessa a Uninterrupted, le due sfere sono inevitabilmente collegate: "Tutti vogliono sentirsi amati, crescendo è sempre bello sentirsi gratificati - ha raccontato da Miami l'ex Manchester United -. Anche da adulti fa piacere sentire che le persone apprezzano quello che fai, chi sei, la tua felicità. Anche se ogni tanto capita di non sentirsi bene con se stessi e quando qualcuno ti sprona ti dà una grande spinta. È importante sentire queste parole e la vicinanza dei propri compagni di squadra: anche tu puoi aiutarli a tua volta".

La scelta sul futuro

Più che un progetto tecnico, per quanto importante per un calciatore del suo lignaggio, a incidere sulla scelta di Pogba è quello emotivo, ambientale, il rapporto con la piazza e con la società, con i compagni e con l'allenatore. Ascoltando l'intervista saltano subito alla mente gli anni a Torino, abbracciato dalla città e dal mondo a strisce bianconere, ma anche la coesione nello spogliatoio della Francia campione del Mondo: le due avventure più gratificanti per il calciatore e l'uomo Pogba. Che deve far chiarezza sul suo futuro, anche se i segnali propendono tutti verso il ritorno alla Continassa, con cui c'è accordo quasi totale, nonostante il francese sollevi ancora qualche dubbio sulla sua destinazione: "Sto prendendo il mio tempo, sto pensando, valutando tutto per comporre il mosaico: per me voglio solo il meglio, giocare a calcio, essere me stesso, divertirmi altrimenti non posso rendere al meglio. A me piace pensare positivo: si può perdere una partita o un trofeo, ma devi essere a posto con te stesso e divertirti. È questo che sto cercando. La mente è tutto".

Professione leader

Ecco perché Allegri e la dirigenza bianconera hanno individuato Pogba per far ripartire il progetto bianconero, per ricostruire un ciclo vincente proprio come quello di cui ha fatto parte quando aveva solo 18 anni, il mondo non lo conosceva ma la Juventus ha creduto nelle sue qualità. Facendolo diventare un elemento chiave per la squadra: "Essere un leader significa dare una mano ai propri compagni a raggiungere il loro massimo potenziale, alzare il livello, portare energia positiva. Con i compagni c'è fiducia reciproca: tutti abbiamo bisogno di una persona che ti spinga a dare il massimo con continuità. Il calcio mi ha dato l’opportunità di essere chi sono oggi, un esempio per tante persone e principalmente per i bambini. Quello che faccio ha un grande impatto su di loro e mi dà l’opportunità di essere più di un semplice giocatore. Voglio essere un esempio, una leggenda dentro e fuori dal campo. Alla fine sono queste le cose che restano, quelle che costruisci fuori dal campo".
 

I commenti dei lettori