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Una squadra al servizio del suo re, nasce la Juve di Pogba

Paul Pogba in una vecchia immagine con la maglia della Juve (agf)
Allegri piazzerà il francese nel ruolo di mezzala, lasciandogli però tutto lo spazio per svariare dove vorrà. Il resto della squadra sarà tarato sulle esigenze e sulle movenze del Polpo
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TORINO - Pogba non ha scelto la Juve per soldi e forse nemmeno per ambizione. Pogba tornerà a Torino perché ha bisogno d'affetto e soprattutto voglia di libertà, quella che nei sei anni di Manchester gli è stata negata, o perlomeno limitata (per quanto riguarda l'affetto, anche lui è stato sentimentalmente avaro): insofferente alle gabbie della tattica e alla rigidità degli schemi, è andato in conflitto con gli allenatori avuti in Inghilterra (Mourinho, Solskjaer, Rangnick), che gli chiedevano di aderire a uno spartito in nome del bene comune. Allegri gli ha invece promesso libertà, garantendogli spazi sconfinati per le scorribande del suo istinto. È toccando questo tasto che lo ha convinto a tornare, pur nell'impossibilità di una proposta economica di primissimo livello.

TORINO - Pogba non ha scelto la Juve per soldi e forse nemmeno per ambizione. Pogba tornerà a Torino perché ha bisogno d'affetto e soprattutto voglia di libertà, quella che nei sei anni di Manchester gli è stata negata, o perlomeno limitata (per quanto riguarda l'affetto, anche lui è stato sentimentalmente avaro): insofferente alle gabbie della tattica e alla rigidità degli schemi, è andato in conflitto con gli allenatori avuti in Inghilterra (Mourinho, Solskjaer, Rangnick), che gli chiedevano di aderire a uno spartito in nome del bene comune. Allegri gli ha invece promesso libertà, garantendogli spazi sconfinati per le scorribande del suo istinto. È toccando questo tasto che lo ha convinto a tornare, pur nell'impossibilità di una proposta economica di primissimo livello.

Una squadra attorno al Polpo

Allegri costruirà la Juve attorno a Pogba. Lo piazzerà, in partenza, nel ruolo di mezzala (preferibilmente sinistra, ma anche a destra capiterà), lasciandogli però tutto lo spazio per svariare dove vorrà, senza irregimentarlo in una porzione di campo circoscritta né chiedendogli un lavoro specifico in copertura. Il resto della squadra sarà tarato sulle esigenze e sulle movenze del Polpo. Toccherà agli altri due centrocampisti mantenere equilibri e distanze e garantire filtro e continuità, in collaborazione con i due esterni d'attacco.

I gregari Locatelli, Zakaria e Rabiot

In base alla rosa attuale, il compito spetterà a due tra Locatelli, Rabiot e Zakaria, tutta gente molto dotata fisicamente e sul piano della corsa. Ad Allegri non spiacerebbe un regista puro, ma in organico già ci sono due giocatori che possono ricoprire quella funzione (Locatelli e Arthur) e non ne verrà preso un altro se non in caso di cessione di uno tra Rabiot e Arthur,  o di entrambi. L'eventuale partenza di McKennie (oggi come oggi, un jolly ma anche il vice Pogba) non dovrebbe comportare l'arrivo di un nuovo centrocampista.

Miretti, Rovella e Fagioli: tre giovani in rosa

La società, infatti, ha chiesto ad Allegri di integrare in pianta stabile nella rosa almeno quattro o cinque giovani ed è proprio a centrocampo che la Juve ha la sua meglio gioventù. In ritiro Max si porterà certamente Miretti, il 18enne lanciato sul finire della stagione, e Rovella, acquistato un anno dal Genoa ma lasciato in parcheggio in rossoblù. Il terzo dovrebbe essere Fagioli, reduce da un eccellente campionato con la Cremonese: nel suo caso la situazione è ancora aperta perché il ragazzo vorrebbe avere spazio e alla Juve teme di trovarne poco. Anche per questo non gli spiacerebbe fare ancora un anno a Cremona. Se ne parlerà in questi giorni assieme al rinnovo del contratto, in scadenza nel giugno 2023. Cherubini, in ogni caso, ha comunicato a Fagioli che l'intenzione della Juventus è di tenerlo offrendogli la possibilità di giocarsi il posto con i veterani.

La differenza di Pogba

Quale che sia l'organico con cui la Juve affronterà la stagione 2022/23, l'architettura della squadra verrà messa a disposizione di Pogba, come una corte al servizio del suo re. Allegri è infatti consapevole che in serie A il Polpo può fare la differenza perché nessuno, nel campionato italiano, ha la genialità dei suoi colpi, la sua stessa capacità di rifornire gli attaccanti di assist, la sua creatività, la sua capacità di creare gol e occasioni nelle situazioni più impensate. A Manchester, di libertà gliene hanno concessa poco: sia Mourinho sia Solskjaer hanno provato a metterlo nel cuore del gioco, facendo passare da lui la manovra, ma ha funzionato poco, forse perché Pogba preferisce un tipo di calcio meno riflessivo, meno ragionato. Solskjaer ha allora tentato di allargarlo a sinistra nel 4-2-3-1 ottenendo però l'effetto opposto, vale a dire emarginandolo dall'azione. In questi sei anni il Polpo ha vissuto di fiammate, spente anche dai frequenti infortuni: alla Juve sono convinti cha la libertà assoluta allevierà anche le fatiche mentali che probabilmente hanno contribuito alla salute malsana. È tutto molto semplice: un calciatore amato e felice è un calciatore che dà il meglio di sé. E il meglio di Pogba, in serie A, non ce l'ha nessuno.