Lo scatto di Allegri, dal mal di pancia con la Juve all'incontro con Campos
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO - Il caso, alle volte: un paparazzo pizzica Allegri a Montecarlo sulla porta del lussuoso Hotel de Paris, camicia bianca e braccia conserte. Al suo fianco, stessa posa ma in una giacca blu, un signore con gli occhiali conosciuto dagli esperti di calciomercato: è Luis Campos, da qualche settimana responsabile dell'area tecnica del Psg in sostituzione del silurato Leonardo. Il portoghese Campos, in pratica, è uno dei ds più fortunati al mondo perché può comprare quasi tutto ciò che vuole, ma anche uno dei pochi che non ha ancora trovato l'allenatore per la stagione che verrà: scovarlo assieme a uno dei più importanti tecnici in circolazione ha di conseguenza scatenato un bailamme di speculazioni, pure alimentate dal fatto che da qualche tempo a Torino si sa di un'insoddisfazione sottile di Allegri verso i programmi della Juventus, condizionati (zavorrati, si direbbe) dalle difficoltà entro le quali il club…
TORINO - Il caso, alle volte: un paparazzo pizzica Allegri a Montecarlo sulla porta del lussuoso Hotel de Paris, camicia bianca e braccia conserte. Al suo fianco, stessa posa ma in una giacca blu, un signore con gli occhiali conosciuto dagli esperti di calciomercato: è Luis Campos, da qualche settimana responsabile dell'area tecnica del Psg in sostituzione del silurato Leonardo. Il portoghese Campos, in pratica, è uno dei ds più fortunati al mondo perché può comprare quasi tutto ciò che vuole, ma anche uno dei pochi che non ha ancora trovato l'allenatore per la stagione che verrà: scovarlo assieme a uno dei più importanti tecnici in circolazione ha di conseguenza scatenato un bailamme di speculazioni, pure alimentate dal fatto che da qualche tempo a Torino si sa di un'insoddisfazione sottile di Allegri verso i programmi della Juventus, condizionati (zavorrati, si direbbe) dalle difficoltà entro le quali il club si dibatte.
In realtà Allegri e Campos non si sono dati un appuntamento di lavoro. I due si conoscono da tempo, Campos vive a Montecarlo (dal 2013 al 2017 ha lavorato al Monaco) e Allegri ogni tanto bazzica da quelle parti: normale che, se capita, facciano due chiacchiere e nello specifico non si è trattato di chiacchiere di mercato. Campos, casomai, avrebbe fatto delle avance ad Allegri qualche tempo prima, sondandone la disponibilità a un trasloco a Parigi. Lo stesso avrebbe fatto con Mourinho, perché la proprietà qatarina vorrebbe un allenatore di polso e personalità (infatti era stato contattato anche Conte, quando ancora c'era Leonardo). Max, così come Mou, ha però fatto cadere il discorso, perché ha un contratto con la Juve, per altro ricco e lungo (gli spettano 24 milioni da qui al 2025), e nessuna intenzione di buttarlo a mare, se non altro per una questione di correttezza. Il Psg, per la cronaca, si sta orientando su Christophe Galtier, tecnico del Nizza. Le possibilità di una conferma di Pochettino si stanno impietosamente assottigliando. Zidane prenderà il posto di Deschamps sulla panchina della Francia dopo la Coppa del Mondo.
Restano in ogni caso i problemi che Allegri sta incontrando nella sua seconda vita bianconera. Nell'anno del ritorno è riuscito a peggiorare lo scadente rendimento del debuttante Pirlo e il secondo lo sta cominciando tra mille difficoltà, senza i tre attaccanti che hanno segnato l'epoca recente (Ronaldo, Dybala, Morata), senza il pilastro Chiellini e senza la disponibilità economica per rimpiazzare adeguatamente i titolari lasciati liberi (anche per scelta tecnica, peraltro), in particolare dopo i pesanti investimenti di gennaio su Vlahovic e Zakaria. La società vorrebbe che Allegri inserisse in rosa un certo numero da giovani, tra ragazzi sperimentati nell'Under 23 e altri, come Fagioli, di rientro da un prestito. Lui preferisce invece giocatori che già conoscano la vittoria (Di Maria, per il quale è stato appena fatto un nuovo rilancio, gli starebbe benissimo). Di sicuro si sarà reso conto di essere tornato in una società molto diversa da cui era stato estromesso e che negli anni ha accumulato debiti ed errori, dissipando lo sconfinato vantaggio tecnico ed economico che aveva sulla concorrenza. Eppure, vincere resta un obbligo.