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Di Maria, perché la Juve e Allegri puntano tutto sul Fideo

Angel Di Maria (ansa)
L'argentino - che sta valutando l'offerta bianconera - rappresenta tutto ciò che il tecnico ricerca in un giocatore di questo tipo: non soltanto le qualità tecniche, ma anche (se non soprattutto) l'esperienza internazionale e la confidenza con la vittoria
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TORINO - Di Maria ha sei anni più di Dybala, guadagna quanto lui e ha prospettive di futuro limitatissime, oltre all'amore popolare ancora tutto da conquistare: allora perché la Juve ha deciso di passare da un argentino all'altro, benché all'apparenza si tratti di una scelta contraddittoria? Il punto è che è stata una scelta tecnica prima ancora che economica e strategica: Allegri non sta passando (o non vorrebbe passare, visto che l'ex Psg ancora tentenna) semplicemente da un fantasista all'altro, ma da un modo di interpretare il sistema d'attacco all'altro.

Dybala scaricato per "colpa" di Vlahovic

Dybala è stato scaricato, per altro con metodi non troppo eleganti, princ…

TORINO - Di Maria ha sei anni più di Dybala, guadagna quanto lui e ha prospettive di futuro limitatissime, oltre all'amore popolare ancora tutto da conquistare: allora perché la Juve ha deciso di passare da un argentino all'altro, benché all'apparenza si tratti di una scelta contraddittoria? Il punto è che è stata una scelta tecnica prima ancora che economica e strategica: Allegri non sta passando (o non vorrebbe passare, visto che l'ex Psg ancora tentenna) semplicemente da un fantasista all'altro, ma da un modo di interpretare il sistema d'attacco all'altro.

Dybala scaricato per "colpa" di Vlahovic

Dybala è stato scaricato, per altro con metodi non troppo eleganti, principalmente per ragioni tecniche. La società ha presentato altre giustificazioni, ha opposto motivazioni economiche (ma allora perché a ottobre aveva trovato un accordo per dargli 10 milioni l'anno?) e sollevato dubbi sulla tenuta fisica del giocatore, ma la verità è che il voltafaccia è stato suggerito dalla convinzione che per valorizzare Vlahovic la squadra avrebbe dovuto virare stabilmente sul 4-3-3. È vero che il serbo e Dybala si sono trovati molto bene assieme, ma è anche vero che l'argentino dà il meglio da seconda punta ma è a disagio se sul fronte d'attacco è presente un'ala pura come Chiesa. Da qui, l'idea della svolta, tenuto anche conto che Allegri non ha mai stravisto per la Joya (così come non stravedeva per Ronaldo). Quando poi sul mercato si è presentata l'occasione Di Maria, la bontà di quella decisione è stata ribadita.

Di Maria demotivato? Ci pensa Allegri

Di Maria non è stata una richiesta di Allegri. È stata la società a proporglielo e lui ha subito sposato l'idea con entusiasmo, suggerendo poi ai dirigenti di insistere e di non farsi sfuggire l'opportunità: è uno dei pochi temi su cui non ci sono state frizioni. I dubbi sulle motivazioni incerte del giocatore, assorbito fino a novembre dal pensiero del Mondiale e poi magari distratto - o appagato - dal sospirato ritorno in Argentina dopo 15 anni d'Europa, li ha risolti Allegri stesso, prendendosi lui la responsabilità di sintonizzare il Fideo sulle esigenze della Juve: "Ci penso io".

Il Fideo scelto per la personalità e la bacheca

Di Maria, in effetti, rappresenta tutto ciò che Allegri ricerca in un giocatore di questo tipo: non soltanto le qualità tecniche, ma anche (se non soprattutto) l'esperienza internazionale e la confidenza con la vittoria. Max si è reso conto del deficit di carisma e personalità presente nella squadra: con Di Maria (oltre che con Pogba, non è neanche il caso di dirlo) è convinto di poterlo risolvere.

Cross basso o assist verticale: quello che Di Maria offrirebbe a Vlahovic

Sul piano meramente calcistico, poi, l'argentino, che in certe circostanze può anche essere impiegato a centrocampo da mezzala, è la ciliegina sulla torta. Ha qualità e caratteristiche nuove per la rosa della Juve ed è considerato l'ideale in un tridente che a sinistra, in attesa di Chiesa, schiererebbe Kostic. L'azione tipica di Di Maria è quella che lo porta, partendo da destra, ad accentrarsi concludendo in porta con il mancino, ma se si ragiona in termini collettivi, e a beneficio di Vlahovic, ci sono due fondamentali che possono fare la fortuna del centravanti: uno è il filtrante centrale a premiare lo scatto in verticale (o meglio, un taglio in semi-diagonale) del numero 9 (Di Maria è sublime nella scelta del tempo e nell'individuazione dello spazio), l'altro è lo sfondamento in velocità verso la linea di fondo che lui spesso chiude con un assist rasoterra nell'area piccola, con la difesa sbilanciata perché è stato necessario un raddoppio di marcatura nei suoi confronti.

E se a sinistra, oltre a Chiesa, ci fosse Kostic...

Di Maria è anche molto bravo - ha fiuto e tempismo - a chiudere da destra l'azione che si sviluppa da sinistra, soprattutto quando arrivano palle basse (per altro quelle che Chiesa e Kostic sanno servire meglio). Considerando che al centro dell'area c'è Vlahovic, che calamita da solo l'attenzione dei due difensori centrali, capiterebbe spesso che il pallone o venisse intercettato dal centravanti o, grazie allo sconquasso da egli provocato, rotolasse verso il secondo palo, laddove si fionderebbe l'argentino, usando il suo senso dell'anticipo.

E i gol di Dybala? Li segna Pogba

Mancherebbero, in tutto questo, le stoccate dal limite di Dybala, eccellente nell'andare alla conclusione (potente, precisa) dopo essersi appoggiato sull'attaccante centrale. Ma per quello ci sarà Pogba, che nei suoi quattro anni alla Juventus segnò 14 gol da fuori area. Nessuno, in serie A, in quel periodo seppe fare di meglio.