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Perché il ko con il Psg può essere il punto di partenza di una Juve diversa

Bremer in azione durante Psg-Juve (agf)
I bianconeri sono tornati a casa con sentimenti in bilico tra l'ottimismo e il rimpianto, dunque con buone sensazioni riguardo al futuro. Il 3-5-2 sbagliato e le prospettive della coppia Vlahovic-Milik
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PARIGI - La Juve è tornata da Parigi senza neanche un punto - tanto è vero, la partita che conta sul serio è quella di mercoledì 14 contro il Benfica - ma con l'anima aperta su qualche spiraglio di ottimismo, un po' com'era successo dopo il pareggio contro la Roma: quando affrontano le grandi, o le grandissime, i bianconeri rintracciano qualche elemento di grandezza anche in loro stessi.

 

Dal timore dell'imbarcata al rimpianto

Nessuno lo confesserà mai, ma il timore di prendere un'imbarcata davanti a Messi, Neymar e Mbappé era percepibile. E dopo venti minuti l'incubo si stava paurosamente materializzando. Però poi la Juve ha ritrovato i riferimenti e un po' di calma, è stata benedetta dagli sprechi dei parigini e dopo le correzioni tattiche dell'intervallo è rientrata in partita, rimanendoci fino all'ultimo: il salto di qualità è stato soprattutto psicologico,…

PARIGI - La Juve è tornata da Parigi senza neanche un punto - tanto è vero, la partita che conta sul serio è quella di mercoledì 14 contro il Benfica - ma con l'anima aperta su qualche spiraglio di ottimismo, un po' com'era successo dopo il pareggio contro la Roma: quando affrontano le grandi, o le grandissime, i bianconeri rintracciano qualche elemento di grandezza anche in loro stessi.

 

Dal timore dell'imbarcata al rimpianto

Nessuno lo confesserà mai, ma il timore di prendere un'imbarcata davanti a Messi, Neymar e Mbappé era percepibile. E dopo venti minuti l'incubo si stava paurosamente materializzando. Però poi la Juve ha ritrovato i riferimenti e un po' di calma, è stata benedetta dagli sprechi dei parigini e dopo le correzioni tattiche dell'intervallo è rientrata in partita, rimanendoci fino all'ultimo: il salto di qualità è stato soprattutto psicologico, visto che in campionato i bianconeri si sono lasciati spegnere anche nelle partite più facili, ovvie, scontate. Così alla fine capita che la Juve sia tornata a casa con sentimenti in bilico tra l'ottimismo e il rimpianto, dunque con buone sensazioni riguardo al futuro. "Perdere non è mai bello a maggior ragione qui alla Juve", riassumeva nella notte Perin. "Però dobbiamo ripartire, oltre che dall'analisi degli errori che abbiamo commesso, dalla consapevolezza delle cose belle che abbiamo fatto, per acquisire nuovamente fiducia nella nostra crescita".

 

Il 3-5-2 sbagliato e le prospettive della coppia Vlahovic-Milik

A Parigi, Allegri ha provato delle cose nuove. Il 3-5-2 non ha funzionato, ma era prevedibile che Cuadrado subisse la freschezza di Nuno Mendes e che Kostic arrancasse sulle tracce di Hakimi ("Sul secondo gol ha sbagliato lui", lo ha incolpato l'allenatore). Lo era meno che difesa e centrocampo soffrissero in quel modo, mentre ha dato dei riscontri interessati l'accoppiata Milik-Vlahovic, sperimentata per la prima volta. Il polacco ha confermato la sua attitudine a dialogare con il centrocampo, a proteggere la palla e quindi a far avanzare la squadra, cose che il serbo assolutamente non fa e che anzi ha sempre più difficoltà a fare, denunciando degli imprevedibili limiti tecnici nel controllo elementare del pallone. Però in area è sempre vivo e lo ha dimostrato anche al Parc des Princes, dove ha trasformato in pericoli le poche opportunità che gli sono capitate. È una formula sulla quale insistere.

 

Le correzioni di Allegri: "Ci ha dato gli input giusti"

La Juventus migliore si è vista però dopo l'intervallo, quando Allegri ha rinnegato l'impostazione di partenza (sta succedendo spesso, in questo scorcio di stagione) tornando a un 4-4-2 senz'altro più equilibrato. Ma soprattutto è cambiato il tenore del pressing, prima veramente troppo languido. "Tra il primo e il secondo tempo il mister ci ha dato degli input", ha rivelato Perin. "Abbiamo cambiato il tipo di pressione e siamo riusciti a mettere in difficoltà il Psg".

Perin: "Non sappiamo quanto siamo forti"

"Probabilmente ancora non siamo realmente consapevoli della nostra forza", ha detto Perin. Un minimo di consapevolezza avranno cominciato ad acquisirla. La Juve sa che, pur in assenza di un gioco organico e di una manovra corale, riesce quasi sempre a trovare il gol, in un modo o nell'altro, sfruttando le caratteristiche individuali dei giocatori. E sa anche che la difesa può reggere, perlomeno nell'impatto con gli attacchi molto meno devastanti del campionato italiano.

La crescita in attesa dei big

Sono i punti di speranza, è l'ottimismo della ragione maturato tra le pieghe di una sconfitta che non ha addolorato, a testimonianza della nuova dimensione europea della Juve, non più all'altezza dell'élite. Ma è chiaro che la presenza di Pogba, Di Maria e Chiesa, come anche il perfezionamento dell'innesto di Paredes, possono aumentare di molto i margini di crescita di una squadra che adesso è indietro soprattutto sul piano della mentalità e dell'organizzazione. Quei frammenti di fiducia raccattati nel secondo tempo sono la base di partenza.