Fronte No Max. La Juve riflette, Allegri resiste
di Emanuele Gamba , Domenico Marchese , di Emanuele Gamba, Domenico MarcheseTORINO - Allegri è ancora l'allenatore della Juventus per via di una valutazione economica più che tecnica. Agnelli è molto deluso dall'uomo cui aveva affidato il rilancio della società, ma non può ancora mettere in discussione quel quadriennale da 7 milioni più bonus che gli ha elargito dopo averlo cacciato due anni prima per rimpiazzarlo con i suoi opposti, Sarri e Pirlo. Al momento, ogni ragionamento della Juventus si incaglia su quell'enorme scoglio di denaro, una montagna per un club che continua a chiudere il bilancio con un rosso a tre cifre. In pratica, la linea societaria non è poi lontana dalla battuta di Arrivabene al tifoso che gli chiedeva di cacciare Allegri: "Lo paghi tu quello che viene dopo?".
Juventus, Arrivabene risponde al tifoso: "Allegri esonerato? Poi lo paghi tu quello che viene?"
Fiducia a termine
La fiducia nell'allenatore si sta per&o…
TORINO - Allegri è ancora l'allenatore della Juventus per via di una valutazione economica più che tecnica. Agnelli è molto deluso dall'uomo cui aveva affidato il rilancio della società, ma non può ancora mettere in discussione quel quadriennale da 7 milioni più bonus che gli ha elargito dopo averlo cacciato due anni prima per rimpiazzarlo con i suoi opposti, Sarri e Pirlo. Al momento, ogni ragionamento della Juventus si incaglia su quell'enorme scoglio di denaro, una montagna per un club che continua a chiudere il bilancio con un rosso a tre cifre. In pratica, la linea societaria non è poi lontana dalla battuta di Arrivabene al tifoso che gli chiedeva di cacciare Allegri: "Lo paghi tu quello che viene dopo?".
Juventus, Arrivabene risponde al tifoso: "Allegri esonerato? Poi lo paghi tu quello che viene?"
Fiducia a termine
La fiducia nell'allenatore si sta però assottigliando man mano che la squadra gioca e quindi peggiora, come d'altronde è progressivo il peggioramento (tecnico, economico, strategico) dal 2018 in avanti: al netto del fatto che un tracollo domenica a Monza, finora nemmeno preso in considerazione, potrebbe cambiare istantaneamente gli scenari, la linea di demarcazione del futuro di Allegri è novembre: se uscirà dalla Champions e non avrà cambiato rotta in campionato, continuando a barcamenarsi in queste partite a singhiozzo, il suo destino sarà segnato.
Liquidare Allegri per salvare i ricavi della Champions
In pratica, l'esonero di Allegri e i costi che ne conseguirebbero avrebbero la stessa valenza strategica che ebbe l'ingaggio di Vlahovic a gennaio: all'epoca la Juve fece un investimento ai limiti dell'insostenibilità per non rischiare i soldi garantiti dalla partecipazione alla Champions e lo stesso potrebbe accadere tra un paio di mesi, quando la cacciata dell'allenatore sarebbe il costo da pagare per la tutela di un ricavo. In più un nuovo allenatore (si parla di De Zerbi, si favoleggia di Tuchel, si ragiona su Montero e per giugno si pensa a Tudor) avrebbe due mesi a disposizione per applicare le sue idee e i suoi metodi.
Tre vittore non basteranno
Salvare la Champions in corso è difficile ma possibile, nonostante la peggior partenza della storia: tuttavia se il Benfica vincerà un'altra partita (ne deve giocare una con il Maccabi Haifa e due con il Psg), gli sarà sufficiente pareggiare con la Juventus per staccare il pass. Ma anche battendo la Juve al ritorno e basta i portoghesi elimineranno matematicamente i bianconeri, dando per scontato che il Psg almeno a quota 10 arriverà. Ma più che la mancata qualificazione agli ottavi, soglia che la Juventus non supera da tre anni, sarebbe in realtà una catastrofe non entrare nella prossima Champions: è quello il vero punto dirimente.
Venti minuti e poco più
Nel frattempo potrebbero comunque esserci delle correzioni nello staff di Allegri, in particolare a livello di preparazione fisica. Mercoledì il crollo della Juventus è stato più evidente delle altre sfide di inizio stagione, ma in tutte le gare giocate finora i bianconeri hanno retto il ritmo per un periodo di tempo molto limitato: la buona ora giocata contro la Roma è stato il massimo.
Il preparatore atletico Folletti in discussione
In queste ore di agitata riflessione è stato preso in considerazione l'ampliamento nello staff per potenziare il sistema di prevenzione degli infortuni. Si è arrivati a mettere in discussione anche la figura di Folletti, preparatore fisico al secondo anno alla Continassa: tuttavia una squadra che non va oltre 20 minuti di qualità non ha problemi atletici, ancora meno se chiude le partite in crescendo come con Psg, Benfica e Salernitana. È la difficoltà tattica e mentale, più che fisica, a tenere il ritmo che colpisce. Che ci sia un'impostazione diversa rispetto ai rivali internazionali è in ogni caso fuor di dubbio: Schmidt, ad esempio, durante la preparazione estiva dava appuntamento ai giocatori alle 6.30, ovviamente a digiuno, per i primi 45' di corsa. Seguiti dalla colazione, dall'allenamento mattutino e da quello pomeridiano, entrambi a ritmi forsennati. Al passo della Juventus, che è lenta come concezione di base, il Benfica avrebbe potuto giocare per due giorni di fila.
Milik-Fagioli, il cambio era giusto
Ma Allegri è diventato improvvisamente un incapace? Sarebbe ingiusto rispondere tout-court di sì. Gli infortuni non sono solo un alibi, ma un causa più che una scusa: il centrocampo obbligato di mercoledì non lo avrebbe immaginato neppure nei suoi peggiori incubi. E in ogni caso spesso le sue mosse tattiche a gara in corso funzionano. È successo con Sassuolo, Samp, Psg e Salernitana, ma anche con il Benfica il contestatissimo cambio Milik-Fagioli ha prodotto effetti positivi: da quel momento in poi la Juve, che era totalmente in balia del Benfica, è tornata in partita, ha colpito un palo, ha sfiorato un gol e ne ha segnato uno in lieve fuorigioco. Vuol dire che ha fatto la scelta giusta (ma anche che aveva sbagliato la precedente).
Di Maria e i reciproci sospetti
Di sicuro la squadra fatica a stare dalla parte dell'allenatore. Dubbi sui cambi, giocatori che escono mentre i compagni prendono fischi dalla curva, mancanza di personalità: anche dal punto di vista del carattere e della coesione la situazione è tutt'altro che felice, così come il rapporto con Di Maria e quell'andirivieni di infortuni gestito in maniera strada, come se Allegri non credesse del tutto ai problemi muscolari dell'argentino, fortemente sospettato di aver in testa soprattutto il Mondiale in Qatar. La maniera in cui se n'è infischiato dei compagni che andavano a prendersi gli insulti della curva è molto significativa
Nedved e i No Max
Il più convinto dei No Max resta Nedved, anti allegriano (ricambiato) della prima ora, ma all'interno del club (squadra inclusa) è ormai esigua la schiera dei Sì Max: anche questo è un problema. Proprio Nedved l'altra sera ha fatto una sfuriata delle sue negli spogliatoi, lasciando però effetti impercettibili sulla squadra.