Monza-Juventus, Allegri sempre più solo: "Mi mancavano le voci di esonero"
di Domenico Marchese , di Domenico MarcheseTORINO - Il destino di Max Allegri è nelle mani dei suoi stessi calciatori. Passi falsi, frizioni e gli sfoghi del tecnico sfuggiti al controllo del club hanno scaldato l’ambiente bianconero. L’allenatore della Juventus, impegnata oggi a Monza nel giorno dell’esordio sull’altra panchina dell’ex Raffaele Palladino, gasperiniano di ferro, resterà a guardare per la squalifica dopo il turbolento finale con la Salernitana. Al suo posto ci sarà Landucci, mentre in campo toccherà a quei calciatori che, secondo Max, non sono riusciti a far decollare la Juventus contro Sampdoria, Spezia, Salernitana e Fiorentina durante le assenze di Pogba, Chiesa e le presenze sporadiche di Di Maria: precari in attesa di tornare in panchina.
Il clima è teso, la società non ha preso posizione a difesa del tecnico, evidenziando la spaccatura interna, e nella tifoseria, spaccata, c’è pure chi spera in un masochistico ko …
TORINO - Il destino di Max Allegri è nelle mani dei suoi stessi calciatori. Passi falsi, frizioni e gli sfoghi del tecnico sfuggiti al controllo del club hanno scaldato l’ambiente bianconero. L’allenatore della Juventus, impegnata oggi a Monza nel giorno dell’esordio sull’altra panchina dell’ex Raffaele Palladino, gasperiniano di ferro, resterà a guardare per la squalifica dopo il turbolento finale con la Salernitana. Al suo posto ci sarà Landucci, mentre in campo toccherà a quei calciatori che, secondo Max, non sono riusciti a far decollare la Juventus contro Sampdoria, Spezia, Salernitana e Fiorentina durante le assenze di Pogba, Chiesa e le presenze sporadiche di Di Maria: precari in attesa di tornare in panchina.
Il clima è teso, la società non ha preso posizione a difesa del tecnico, evidenziando la spaccatura interna, e nella tifoseria, spaccata, c’è pure chi spera in un masochistico ko per cambiare allenatore. Tutto questo per il club che ha vinto 9 degli ultimi 11 scudetti. Sui social #allegriout è stato al settimo posto nel mondo tra gli hashtag mentre la sua Juventus è all’ottavo in classifica: vincere oggi a Monza sarà fondamentale per allontanare gli spettri di Thomas Tuchel e Paulo Sousa, scomodi antagonisti per la panchina più a rischio, ma anche ambita, delle big d’Europa. Il rapporto con la squadra si è incrinato, almeno con una parte, e l’amore con Di Maria non è ancora sbocciato: eppure oggi sarà proprio il Fideo la carta da giocare dal primo minuto per far tornare una parvenza di entusiasmo, per spostare l’attenzione dalla mancanza di gioco («come faccio ad avere continuità se mi mancano i calciatori?») alle giocate dei suoi campioni. Tra infortunati e squalificati le assenze peseranno ma parlare di una squadra in pessime condizioni, potendo schierare tra gli altri Di Maria, Vlahovic, Bonucci e Bremer, sembra una forzatura. Specialmente se dall’altra parte c’è il disastrato Monza di Berlusconi e Galliani, un progetto intrigante ma mai decollato con Stroppa, come dimostrano le cinque sconfitte e il pari a Lecce che sono costati il posto al tecnico.
Allegri è solo e preoccupato, le voci su un possibile avvicendamento in panchina sembrano divertirlo («mi mancavano, se c’è un mezzo risultato sono in discussione») ma lo tormentano. Con la spada di Damocle della Champions ad oscillare sul suo capo, vincere in campionato potrebbe non bastare. Sarà fondamentale conquistare gli ottavi di Champions: «Dobbiamo creare i presupposti per giocare una sorta di finale a Lisbona». Lessico di una crisi, dalle tante “finali” agli alibi sulle assenze e sugli arbitri, fermo restando che i due punti con la Salernitana avrebbero fatto comodo. «Se ci avessero dato il nostro, saremmo in una posizione diversa. A voi non va giù, io non voglio niente, ma il nostro».