✕

La Juve crolla, Bonucci guarda: la panchina del capitano diventa un caso

Dopo lo sgabello di Porto è arrivato un altro episodio a turbare il rapporto tra Allegri e il difensore. In un altro momento e in altre condizioni, sarebbe stato un caso spinoso, ma con la squadra in piena crisi e la panchina del tecnico che traballa, si è trattato "soltanto" di un altro tassello del preoccupante mosaico bianconero
2 minuti di lettura

Novanta minuti fuori dal campo mentre la squadra crollava: dopo lo sgabello di Porto è arrivata la panchina di Monza a turbare nuovamente il rapporto tra Allegri e Bonucci. In un altro momento e in altre condizioni, quello del difensore sarebbe stato un caso spinoso, ma con la Juventus in piena crisi e la panchina del tecnico che traballa, si è trattato "soltanto" di un altro tassello del preoccupante mosaico bianconero. Nonostante le assenze, tra infortuni e squalifiche, e la pausa di due settimane per gli impegni delle nazionali, il capitano della Juventus è diventato protagonista della partita soltanto nel finale, quando ha guidato la squadra sotto il settore ospiti prendendosi un'altra sonora dose di fischi dopo quelli di mercoledì sera con il Benfica. "Abbiamo deciso di agire diversamente per una scelta tecnica, Bonucci era pronto per giocare" ha confermato a fine partita Landucci, in panchina al posto dello squalificato Allegri…

Novanta minuti fuori dal campo mentre la squadra crollava: dopo lo sgabello di Porto è arrivata la panchina di Monza a turbare nuovamente il rapporto tra Allegri e Bonucci. In un altro momento e in altre condizioni, quello del difensore sarebbe stato un caso spinoso, ma con la Juventus in piena crisi e la panchina del tecnico che traballa, si è trattato "soltanto" di un altro tassello del preoccupante mosaico bianconero. Nonostante le assenze, tra infortuni e squalifiche, e la pausa di due settimane per gli impegni delle nazionali, il capitano della Juventus è diventato protagonista della partita soltanto nel finale, quando ha guidato la squadra sotto il settore ospiti prendendosi un'altra sonora dose di fischi dopo quelli di mercoledì sera con il Benfica. "Abbiamo deciso di agire diversamente per una scelta tecnica, Bonucci era pronto per giocare" ha confermato a fine partita Landucci, in panchina al posto dello squalificato Allegri. Vedendo la prova fornita da Gatti, in difficoltà per tutto il match e colpevole nell'azione del gol che ha deciso la partita, si tratta probabilmente di una scelta tecnica sbagliata. A meno che la spiegazione non sia un'altra.

 

Bonucci si scalda ma non entra

Nel secondo tempo Bonucci è stato mandato a scaldarsi, senza però farlo mai entrare in campo. Una scelta particolare specialmente in questo momento, ma anche legittima: la squadra, però, ha faticato anche con il fanalino di coda in campionato, le assenze hanno limitato le scelte dello staff tecnico che ieri aveva a disposizione in panchina i soli Kean, Fagioli, Soulé, Rugani e, appunto, Bonucci. Se i primi tre sono stati chiamati in causa, Rugani e sopratutto Bonucci la partita l'hanno guardata dalla panchina. All'origine di tale scelta ci sarebbero anche un rapporto non più idilliaco e le dichiarazioni rilasciate dal capitano bianconero al termine della sfida di Champions contro il Benfica, non particolarmente gradite: "È giusto essere fischiati, ed è giusto che in questi casi la faccia ce la metta io che sono il capitano - spiegò dopo il ko con i portoghesi -. Purtroppo stiamo attraversando questo momento in cui facciamo fatica a fare tutto dopo che arriviamo al gol".

Il momento di Allegri e le alternative

Il momento in casa Juventus è pessimo. La partenza in campionato è stata addirittura peggiore di quella dello scorso anno: dopo sette giornate di Serie A i bianconeri hanno dieci punti contro gli undici della stagione passata. A complicare il quadro c'è la Champions, con la qualificazione appesa a un filo dopo i due ko con Psg e Benfica. Nonostante tutto Allegri è ancora l'allenatore della Juventus, un po' per la voglia di proseguire nel progetto quadriennale citato da Arrivabene nel pre-Monza, un po' per questioni di bilancio. Rinunciare ad Allegri e al suo staff costerebbe 39 milioni di euro al club, a meno di trovare un'accordo su un'eventuale buonuscita. Le alternative, inoltre, sono poche e, per quanto qualificate, fuori portata dal punto di vista economico. Il nome di Thomas Tuchel è quello più suggestivo: il tecnico tedesco, dopo aver vinto due anni fa la Champions con il Chelsea da subentrante, è stato esonerato dopo un inizio di stagione disastroso. Il suo stipendio da oltre 8 milioni di euro e il suo carattere "fumantino", chiedere a Conte per delucidazioni, sono i due più grossi ostacoli. Tra i profili adatti a una piazza come quella bianconera c'è quello di Pochettino, già in passato accostato al club anche per le sue origini piemontesi, per la precisione di Virle nella prima cintura torinese. Suggestiva anche l'idea Paulo Sousa, la cui ultima esperienza in panchina è stata al Flamengo: un nome evocativo per i tifosi visto che era il perno centrale dell'ultima Juve in grado di alzare la Champions, vinta a Roma nel 1997. Poco praticabile la strada Montero in veste di traghettatore: anche se i tifosi sarebbero entusiasti di questa scelta, la poca esperienza dell'uruguaiano rischia di bruciargli la carriera. Inoltre la qualificazione in Champions non può essere una scommessa: finire tra le prime quattro è fondamentale per la Juventus sia dal punto di vista sportivo che da quello economico.