Maccabi-Juventus 2-0: Allegri quasi fuori dalla Champions, terza sconfitta nel girone
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaHAIFA — Prima o poi una Juventus arriva per tutti, è come la befana: il Maccabi Haifa non faceva un punto in Champions da vent'anni e quest'altra vecchia signora a strisce gliene ha concessi tre in un colpo, perché quest'anno i bianconeri hanno almeno un pregio: girano il mondo e fanno felici le persone. Ma al rientro le pioveranno addosso le contumelie di chi invece la guarda in tv (o dal vivo allo Stadium, spendendo cifre iperboliche), perché questo è un momento storico ma non per come lo intendono gli juventini, che uno scempio di questo genere nemmeno lo immaginavano. "Sono arrabbiato e provo vergogna verso i nostri tifosi, non li stiamo rendendo orgogliosi" dirà a fine partita Andrea Agnelli, che nell'ora più buia ha deciso di prendersi delle responsabilità pubbliche e parlare alla gente che è anche lui a mandare in giro con le orecchie basse. Il presidente si è affrettato a difen…
HAIFA — Prima o poi una Juventus arriva per tutti, è come la befana: il Maccabi Haifa non faceva un punto in Champions da vent'anni e quest'altra vecchia signora a strisce gliene ha concessi tre in un colpo, perché quest'anno i bianconeri hanno almeno un pregio: girano il mondo e fanno felici le persone. Ma al rientro le pioveranno addosso le contumelie di chi invece la guarda in tv (o dal vivo allo Stadium, spendendo cifre iperboliche), perché questo è un momento storico ma non per come lo intendono gli juventini, che uno scempio di questo genere nemmeno lo immaginavano. "Sono arrabbiato e provo vergogna verso i nostri tifosi, non li stiamo rendendo orgogliosi" dirà a fine partita Andrea Agnelli, che nell'ora più buia ha deciso di prendersi delle responsabilità pubbliche e parlare alla gente che è anche lui a mandare in giro con le orecchie basse. Il presidente si è affrettato a difendere Allegri, "perché una situazione come questa non è questione di una persona sola, di un giocatore, un dottore, un fisioterapista. È una questione di gruppo e da questo dobbiamo ripartire. Non ci sono responsabilità individuali, non è l'allenatore che non vince un tackle. Le verifiche le faremo a fine anno, non a stagione in corso. La Juve non ha mai esonerato. Qui c'è un gruppo di 80-90 persone che deve ritrovarsi". Gli stessi concetti Agnelli li ha esposti anche alla squadra, a partita appena finita: lo stato di crisi, che sarà affrontato da un gabinetto convocato in seduta permanente, è cominciato in quel preciso istante.
La Juventus va in ritiro
Come prima cosa, intanto, la squadra andrà in ritiro in vista del derby di sabato: un cerottino su una ferita che sanguina copiosamente. Il tempo passato insieme non sarà così piacevole, perché Allegri (il ritiro l'ha deciso lui, "mentre noi faremo riflessioni più alte", dice Agnelli) stavolta stabilirà chi è dentro e chi è fuori: "I giocatori mi seguono? Andiamo in ritiro e stando lì vedremo chi sono quelli disponibili per un atteggiamento diverso", ha sibilato Allegri con tono minaccioso, mentre Agnelli era convinto che l'allenatore abbia in pugno il gruppo: "Nessun dubbio da questo punto di vista".
Di Maria si fa male per la terza volta
Il sospetto è però che a molti della Juve importi poco, o comunque molto meno del Mondiale che s'avvicina: basta vedere come distrattamente passeggia Paredes, mentre Di Maria s'è stirato (coscia destra) al primo scatto. Era uno che non aveva mai avuto grandi guai in carriera, da quando è qui è al terzo infortunio muscolare: Dymaria. La Juve è stata presa a pallate da una squadra che nel complesso vale economicamente un quarto del solo Vlahovic ma che dopo un quarto d'ora aveva già fatto un gol, preso una traversa e costretto Szczesny a due grandi parate. Nel frattempo Allegri continuava a cambiare moduli senza cavare un ragno dal buco perché l'unico criterio di riconoscibilità della Juventus è la confusione, è il disordine. "Bisogna fare una squadra, invece di giocare da singoli", balbettava alla fine l'allenatore: ma non è lui l'architetto che da oltre un anno lavora (inutilmente)? Max ha negato la possibilità di dimettersi ("Assolutamente no, una sfida difficile è ancora più bella"), ma per la società l'autoesonero sarebbe una scappatoia interessante, forse la soluzione ideale invece di trascinare questa mutua insopportazione. Intanto, la verifica sarà sul più importante degli aspetti: la squadra ascolta ancora l'allenatore o è satura di lui? I giocatori stanno forse usando Allegri come alibi?
Juventus, ottavi di Champions quasi impossibili
La crisi tecnica può essere in qualche modo rimediabile. "Ci sono ancora 28 partite", dice Agnelli, e persino la qualificazione agli ottavi non è ancora perduta. Ma sullo sfondo incombe la spaventosa crisi finanziaria che la lontananza dalla Champions (quella in corso e la prossima) potrebbe fare esplodere. "È prematuro parlare delle ricadute economiche, siamo solo a metà ottobre". Eppure sembra già tutto saltato per aria.