TORINO — "Voleva scomparire e smettere di giocare". La vicenda del sequestro e del tentativo di estorsione ai danni di Paul Pogba ha inevitabilmente segnato la vita e la serenità del calciatore francese. Al punto che il centrocampista avrebbe pensato anche di smettere di giocare a calcio. È quanto emerge dall'interrogatorio del 15 settembre di Boubacar Camara, un amico d'infanzia del Polpo, con gli inquirenti francesi che si stanno occupando del caso. La notizia è stata riportata dal quotidiano Le Journal du Dimanche, ennesimo capitolo della vicenda sul sequestro di persona subito da Pogba nella notte tra il 19 e il 20 marzo a Montevrain (Seine-et-Marne), con la richiesta di 13 milioni di euro per "ripagare la protezione" offerta, secondo i presunti estorsori.
Pogba e l'amico di infanzia: "Mi ha confessato che voleva sparire"
Durante l'interrogatorio, Camara ha svelato alcuni particolari sul momento vissuto da Pogba nel pieno della vicenda, che l'ha inevitabilmente segnato: "Il giorno dopo il rapimento, ho visto Paul seduto a letto di un hotel di Parigi - si legge nella trascrizione della deposizione -. Piangeva, faticava a parlare. Mi ha detto del rapimento da parte di tizi incappucciati e armati, che gli hanno chiesto 13 milioni di euro. Allora mi ha confessato che voleva sparire, non voleva più giocare a calcio, temeva per l'incolumità della sua famiglia. Ora non si fida più di nessuno".
Pogba e il Mondiale in Qatar
Uno stato d'animo figlio del momento vissuto, che avrebbe poi in seguito convinto Pogba a rivolgersi alle forze dell'ordine per denunciare il tentativo di estorsione. Oggi il centrocampista della Juventus è concentrato sul ritorno in campo per aiutare il club a rialzare la testa e naturalmente per conquistare la convocazione per Qatar 2022 con la maglia della Francia. Non ci sono dubbi sulla voglia del Polpo di tornare in campo, ma evidentemente in quel periodo, la notte tra il 19 e il 20 marzo, il calcio era diventato qualcosa di superfluo rispetto alla sua incolumità e a quella della famiglia.
