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Juventus, cosa rischia: perché è nata l'inchiesta e chi sono gli indagati

Le dimissioni del presidente Andrea Agnelli e del vecchio cda, il lavoro della Procura di Torino, le intercettazioni: da Ronaldo al Covid, fino agli stipendi tagliati e all'ipotesi di reato di aggiotaggio: perché il club potrebbe essere nei guai
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In casa bianconera conti in rosso e manovre spericolate sugli pagamenti ai calciatori. È intorno a questi elementi che si muove l'inchiesta della Procura di Torino sulla Juventus. Tra gli stratagemmi usati, ora sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti, la “manovra stipendi”, cioè la decurtazione immediata di quattro mensilità giustificata dal lockdown dovuto al Coronavirus (marzo, aprile, maggio e giugno 2020) a fronte di una prospettiva per i giocatori di recuperarne tre spalmate in futuro, come ha spiegato ai compagni di squadra il capitano di allora, Giorgio Chiellini (non indagato), in una chat di squadra su WhatsApp.

Juventus, 13 indagati: chi sono

Il primo dicembre 2022 le accuse mosse dai pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Ciro Santoriello sono state formalizzate in una richiesta di rinvio a giudizio per 13 indagati: l'ex presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Pavel Nedved, l'ad Maurizio Arrivabene, il responsabile finanziario Stefano Cerrato, il ds Fabio Paratici, i dirigenti Marco Re e Stefano Bertola, l'avvocato Cesare Gabasio, gli ex consiglieri del cda Francesco Roncaglio ed Enrico Vellano, i revisori dei conti Stefania Boschetti e Roberto Grossi, oltre alla società Juventus come persona giuridica. Le contestazioni sono di false comunicazioni sociali, ostacolo alla vigilanza Consob, aggiotaggio e false fatturazioni. Rispetto alla prima rosa di indagati sono state invece stralciate le posizioni dei tre componenti del collegio sindacale. Si tratta di Silvia Lirici (difesa dall'avvocato Marco Calleri), Nicoletta Paracchini e del presidente Paolo Piccatti, entrambi assistiti dal legale Luigi Giuliano.

L'inchiesta sulla Juventus e la carta Ronaldo

Le carte dell'inchiesta raccontano di accordi segreti tenuti nei cassetti di avvocati e notai, con la paura che qualcuno possa scoprirli: "È meglio che non ci fosse quel carteggio - si sente nelle intercettazioni - . E ancora grazie che Ronaldo non ha fatto dei pizzini pericolosi". Ma i finanzieri hanno anche trovato diversi foglietti manoscritti, appunti cifrati per dare a tavolino valori "artefatti" ai calciatori, sostengono gli investigatori, necessari per ripianare "investimenti oltre le previsioni di budget", "mercati pirotecnici" e "arroganti". "Giuro ho avuto delle sere - si sfoga Cherubini al telefono - che tornavo a casa e mi veniva da vomitare solo a pensarci".

Juventus, Arrivabene preoccupato dai conti

C'era, per i pm, una "allarmante situazione economica, patrimoniale e finanziaria" alla Juventus, di cui era a conoscenza anche Agnelli. "Non c'è criterio nel modo in cui spendiamo i soldi - dice Bertola in occasione del rinnovo di Chiellini - . Non c'è da stupirsi se in due anni abbiamo chiesto 700 milioni di euro agli azionisti". Due aumenti di capitale a distanza di così poco tempo e ancora non è bastato. "In assenza di una seria politica di riduzione dei costi - scrivono i pm nelle 544 pagine di richiesta di misura cautelare (respinta poi dal gip) - quel rafforzamento patrimoniale non solo era insufficiente, ma aprirà le porte a un preoccupante scenario presente e futuro". Lo diceva anche l'ad Arrivabene: "Fatti i conti della serva noi dovevamo fare per star tranquilli, un aumento di 650 milioni, non di 400... per sanare". E Bertola aveva commentato: "Siamo andati decisamente in over spending".

Juventus e i conti in rosso: da Ronaldo al Covid

In più c'erano i debiti extra bilancio con gli altri club e da ultimo la pandemia con gli stadi vuoti e le partite bloccate. Anche se, come aveva detto Re: "Con la favola di dire che il Covid ha mangiato 340 milioni si allunga il naso a chiunque". Il lockdown, secondo l'accusa, era stato il paravento dietro a cui nascondere i guai pregressi. Andrea Agnelli il 3 settembre 2021 ne parla con Arrivabene: "Non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene. Dall'altro abbiamo ingolfato la macchina con ammortamenti e soprattutto la merda... perché è tutta la merda che sta sotto che non si può dire". I pm rilevano: "La crescita dei costi (in particolare degli acquisti e degli stipendi dei calciatori tesserati) non è stata casuale, ma una ben precisa scelta aziendale". Lo ha sostenuto Cherubini in una conversazione con Agnelli parlando del "progetto che è stato fatto da Higuain in poi" per far fronte a "una rosa che sta tendendo a invecchiare". E Cerrato conferma: "Poi è stato fatto un all-in con Ronaldo, De Ligt e così via e subito dopo è arrivato il Covid".

Cosa rischia la Juventus: l'indagine penale e i reati contestati

Dal punto di vista penale, bisogna attendere di capire se gli amministratori indagati e la stessa Juventus (iscritta come persona giuridica) saranno rinviati a giudizio per i reati contestati dai pm torinesi: false comunicazioni sociali, ostacolo alla vigilanza, manipolazione del mercato e false fatturazioni. Sotto la lente della procura sono finiti gli esercizi contabili fra il 2018 e il 2021. In particolare, il ricorso a plusvalenze da calciomercato e la riduzione degli stipendi dei calciatori concordata con una scrittura privata sottoscritta da Andrea Agnelli e dal capitano Giorgio Chiellini (non indagato) il 28 maggio 2020. I termini dell'accordo, secondo gli inquirenti, sarebbero stati differenti rispetto a quelli comunicati. Ma l'interesse dei tifosi e degli appassionati di calcio più che sul procedimento penale si concentra sul parallelo procedimento della giustizia sportiva.

Juventus, plusvalenze e stipendi: l'indagine sportiva

Per quanto riguarda il filone d'indagine relativo alle plusvalenze, in sede sportiva la Juventus è stata già assolta in appello. In base al principio giuridico del ni bis in idem - secondo cui non si può essere giudicati colpevoli per un fatto per cui si è stati assolti - su quel fronte non potranno arrivare punizioni per la Juve. Sempre però, ovviamente, che non emergano fatti nuovi. La procura federale ha infatti acquisito negli scorsi giorni gli atti di indagine dalla procura di Torino, e se da questi emergessero fatti nuovi si potrebbe arrivare per i manager e per la stessa Juventus a un nuovo giudizio, con revoca del precedente. Parallelamente, la procura Figc deve decidere se aprire un nuovo fascicolo con al centro proprio gli accordi fra club e calciatori per la riduzione e la successiva integrazione degli stipendi in periodo di Covid.

Juventus, cosa rischia: retrocessione, punti di penalità o ammenda

Se in sede di giudizio si proverà che la Juventus ha falsificato i dati contabili per potersi iscrivere al campionato, anche solo in una delle tre stagioni prese in esame dall'indagine, potrebbe anche pagare con la retrocessione, come prevede il comma 2 dell'articolo 31 del codice di giustizia sportiva. Questo è uno scenario estremo: per palesi violazioni in tema di plusvalenze, negli scorsi anni a essere penalizzati in termini di punti sono stati solo Cesena e Chievo Verona. A essere contestato potrebbe essere anche il terzo comma, in questo caso per la questione stipendi: "La società che pattuisce con i propri tesserati o corrisponde comunque loro compensi, premi o indennità in violazione delle disposizioni federali vigenti, è punita con l'ammenda da uno a tre volte l'ammontare illecitamente pattuito o corrisposto, cui può aggiungersi la penalizzazione di uno o più punti in classifica".

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