La Juve è da inventare, Allegri aspetta Chiesa
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO. Un pareggio mesto (1-1, autorete di Danilo e rigore di Soulé) in un'amichevole contro lo Standard Liegi, con 9.096 spettatori a guardare (non pochi e un discreto gruzzoletto in cassa, 144 mila euro, tutto fa brodo), ha chiuso l'anno balordo della Juventus, ma almeno per un pomeriggio si è parlato solo di pallone, di giocatori sani o malati, di partite e formazioni da inventare.
La Juventus stavolta è stata solo una squadra di calcio, ma il fatto che sia al tempo stesso una squadra con molti problemi la mette in linea con l'attuale momento. "Però io non sono mai preoccupato", diceva alla fine Allegri con animo baldanzoso, perché …
TORINO. Un pareggio mesto (1-1, autorete di Danilo e rigore di Soulé) in un'amichevole contro lo Standard Liegi, con 9.096 spettatori a guardare (non pochi e un discreto gruzzoletto in cassa, 144 mila euro, tutto fa brodo), ha chiuso l'anno balordo della Juventus, ma almeno per un pomeriggio si è parlato solo di pallone, di giocatori sani o malati, di partite e formazioni da inventare.
La Juventus stavolta è stata solo una squadra di calcio, ma il fatto che sia al tempo stesso una squadra con molti problemi la mette in linea con l'attuale momento. "Però io non sono mai preoccupato", diceva alla fine Allegri con animo baldanzoso, perché poi in definitiva tocca a lui guidare le truppe fuori dalle paludi e soprattutto infondere morale, a loro e alla gente attorno. "Io vedo tutto come un'opportunità, è la mia filosofia di vita. Mancano dei giocatori? Bene, così possiamo dare spazio ai giovani". Si è persa un'àncora alla quale ormeggiare la Juve? Bene, c'è un allenatore che può benissimo fare da punto fermo e dedicarsi alla stabilità, con il suo stato d'animo orientato alla leggerezza. "Ma il mio ruolo non è cambiato, ho sempre collaborato con la società, con Cherubini siamo in sintonia e lavoriamo per il bene di squadra e club".
Adesso conta la squadra, che ha chiuso un anno nero con un risultato bigio e una formazione non semplicissima da assemblare in vista della ripresa di mercoledì a Cremona: Pogba, Vlahovic, Bonucci, Cuadrado e De Sciglio sono sempre infortunati (e salteranno anche Juve-Udinese di sabato prossimo), Di Maria e Paredes sono in ferie e Chiesa ha saltato l'ultimo test, quindi allo Zini al massimo andrà in panchina. "L'ho fermato perché nell'ultimo allenamento era andato bene, pure troppo. Il mio amico Righetti mi ha raccontato che anche Liedholm faceva così: se uno correva più forte, lo teneva fuori" scherza Allegri, ben consapevole del gran bisogno di sdrammatizzare che c'è. Lo ha fatto anche con le lunghe vacanze argentine dei campioni del mondo, che se la stanno prendendo comodissima: "Eravamo d'accordo che chi avrebbe perso la finale sarebbe arrivato il 29, mentre a chi l'avrebbe vinta sarebbe andato un premio di due giorni in più", anche se poi ammette che Rabiot è tornato al lavoro "perché era già in zona", mentre Di Maria e Paredes non hanno anticipato i loro voli intercontinentali.
A Cremona mancherà un esterno destro di ruolo (ieri si sono alternati due giovani, Aké e Barbieri), e la rosa sarà ridotta all'osso. Per giunta, a Szczesny è venuto il torcicollo. "Ma tanto Perin sta benissimo". Vestire i problemi da opportunità, che altro si può fare?