Juventus, missione Next Gen: da Furino a Miretti, la ricerca domestica della meglio gioventù
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO — Il sogno era quel borsone blu con la scritta bianca tutta in maiuscolo, JUVENTUS F.C.: l'avevano, identico, i campioni della prima squadra e i ragazzi del vivaio. Trascinarlo in tram, mostrarlo agli amici al campetto, ai compagni di scuola, che meraviglia. Nessuno di noi l'ha mai avuto, il borsone. Eravamo sognatori a vuoto e tali siamo rimasti, però che bello sognare.
Il vivaio della Juve, sostantivo che ricorda i pesciolini e le rose di serra, negli anni Sessanta e Settanta era una potenza. Ora Andrea Agnelli dice che in 5-8 anni, almeno la metà della rosa di prima squadra potrà arrivare dalle giovanili, cioè dalla Next Gen: ecco il contatto tra Agnelli e i nuovi dirigenti, il loro primo programma strategico. Sull'onda già alta dei Miretti e dei Soulé (Fagioli è cresciuto qui precocissimo, non nato calcisticamente), altri ragazzi potranno vedere la loro fotografia appesa nel corridoio della memoria che…
TORINO — Il sogno era quel borsone blu con la scritta bianca tutta in maiuscolo, JUVENTUS F.C.: l'avevano, identico, i campioni della prima squadra e i ragazzi del vivaio. Trascinarlo in tram, mostrarlo agli amici al campetto, ai compagni di scuola, che meraviglia. Nessuno di noi l'ha mai avuto, il borsone. Eravamo sognatori a vuoto e tali siamo rimasti, però che bello sognare.
Il vivaio della Juve, sostantivo che ricorda i pesciolini e le rose di serra, negli anni Sessanta e Settanta era una potenza. Ora Andrea Agnelli dice che in 5-8 anni, almeno la metà della rosa di prima squadra potrà arrivare dalle giovanili, cioè dalla Next Gen: ecco il contatto tra Agnelli e i nuovi dirigenti, il loro primo programma strategico. Sull'onda già alta dei Miretti e dei Soulé (Fagioli è cresciuto qui precocissimo, non nato calcisticamente), altri ragazzi potranno vedere la loro fotografia appesa nel corridoio della memoria che i piccoli percorrono per andare ad allenarsi: lì, come per i presidenti americani e per i direttori dei grandi giornali, c'è la galleria dei predecessori, quelli che ce l'hanno fatta a scalare la montagna. L'ultimo dei più gloriosi, certamente Claudio Marchisio. Il più grande, probabilmente Paolo Rossi e, appena dopo di lui, Roberto Bettega.
La meraviglia di scoprire, capire, addestrare, educare, veder crescere: il privilegio luminoso e difficilissimo di genitori, nonni e insegnanti. Questo è un settore giovanile, scuola di sport e di vita, come si diceva una volta a dispetto della retorica (sempre meglio del cinismo). La Juventus ci ha creduto per un tempo lunghissimo, prima di abbandonarlo e poi riprenderlo per necessità e virtù.
L'elenco comprende atleti che non sono transitati invano sul prato verde, ad esempio il campione europeo Leonardo Spinazzola, l'ottimo bomber Tommaso Rocchi e l'ubriacante ala Domenico Marocchino. Non tutti hanno trovato gloria a Torino, ma ognuno di loro ha imparato qui un'educazione e una disciplina che compongono, o dovrebbero comporre, la sostanza dello "stile Juve". Dentro il borsone blu, erano questi i tesori più preziosi.