Stangata Juventus, nelle motivazioni tante incognite da risolvere
di Matteo Pinci , di Matteo PinciUna partita sulla legittimità. La sentenza più discussa della recente storia dell'ordinamento sportivo che condanna la Juventus a una penalizzazione di 15 punti sarà impugnata davanti al Collegio di garanzia del Coni. Che, per definizione, si esprime solo sulla violazione di norme di diritto. In pratica: sulla forma e non nel merito.
Juventus, le risposte che mancano
Fondamentale diventa adesso leggere le motivazioni della Corte d'Appello, attese entro il 30 gennaio. Lì è contenuta la chiave del processo. Il giudice Mario Luigi Torsello dovrà spiegare ad esempio come ha calcolato i 15 punti: perché ha superato persino le richieste della Procura, che si era fermata a chiederne 9. E come li ha quantificati. Se ha accolto il principio dell'afflittività chiesto dal procuratore Chinè. E soprattutto: quale norma sia stata violata. Il fatto che sia stata sanzionata soltanto la Juventus ci ha indicato una strada: il …
Una partita sulla legittimità. La sentenza più discussa della recente storia dell'ordinamento sportivo che condanna la Juventus a una penalizzazione di 15 punti sarà impugnata davanti al Collegio di garanzia del Coni. Che, per definizione, si esprime solo sulla violazione di norme di diritto. In pratica: sulla forma e non nel merito.
Juventus, le risposte che mancano
Fondamentale diventa adesso leggere le motivazioni della Corte d'Appello, attese entro il 30 gennaio. Lì è contenuta la chiave del processo. Il giudice Mario Luigi Torsello dovrà spiegare ad esempio come ha calcolato i 15 punti: perché ha superato persino le richieste della Procura, che si era fermata a chiederne 9. E come li ha quantificati. Se ha accolto il principio dell'afflittività chiesto dal procuratore Chinè. E soprattutto: quale norma sia stata violata. Il fatto che sia stata sanzionata soltanto la Juventus ci ha indicato una strada: il verdetto punisce la slealtà dei comportamenti dei dirigenti emersa dalla mole di carte dell'inchiesta Prisma della Procura di Torino, non i singoli scambi. Ma questo cosa vuol dire? Che se in futuro la Procura federale deferirà ulteriormente la Juventus sulla base di quelle carte - Chinè ha già aperto altre due indagini - i tribunali sportivi la considereranno già giudicata? Oppure questo è solo l'inizio? Insomma: i 15 punti sono la portata principale o l'antipasto di una pena ancora più dura? In questo secondo caso: se la slealtà vale 15 punti, quanti punti vale la manovra stipendi? Solo qualche punticino, visto che i comportamenti generali sono già stati puniti? O abbastanza da far rischiare alla Juventus di finire in zona B?
Processo plusvalenze, il nodo delle date
La "slealtà", comunque vada, resterà un fatto. Al Collegio di garanzia la partita si giocherà intorno all'ammissibilità della revocazione che ha portato alla decisione. C'erano fatti significativamente nuovi che la permettessero? Per i legali della Juventus, la Procura avrebbe ecceduto i termini per presentare la richiesta di revocazione. Il codice di giustizia sportiva prescrive il termine di 30 giorni dalla notizia di fatti nuovi. Il procuratore Chinè l'ha firmata il 22 dicembre: aveva ricevuto gli atti dalla Procura di Torino nel pomeriggio del 24 novembre: quindi, il termine dei 30 giorni sarebbe perfettamente rispettato. La Juventus però ritiene non sia così. Perché la richiesta della procura della Federcalcio ai pm era partita già il 27 ottobre, 3 giorni dopo la chiusura indagini. Addirittura, un uomo della Procura sarebbe partito per Torino (lo aveva raccontato Repubblica), in quelle ore. Possibile che abbia ricevuto già in quell'occasione i faldoni? Se lo chiede la difesa. Perché agli atti la richiesta della Procura federale risulta effettivamente depositata in cancelleria il 24 novembre: eppure riporta la data originaria, 27 ottobre. Dove è stata per 30 giorni quella lettera? È scomparsa per un mese per poi riapparire in cancelleria? Il dubbio, per i difensori, è che la Procura - considerata la mole di carte e il ridottissimo tempo di 30 giorni per far partire la revocazione - abbia iniziato a studiare le carte da fine ottobre, anche se poi le ha formalmente ricevute solo il 24 novembre, avendo così più tempo per studiare l'enorme mole di materiale. Ora dovrà stabilire il Collegio del Coni se questa e altre recriminazioni della Juventus siano ricevibili.
Plusvalenze: punita la Juve, liberi tutti gli altri
Paradossalmente, la più esemplare condanna in un processo per plusvalenze artificiali finirà per sdoganare, a ogni livello, il ricorso alla pratica dello scambio a prezzi gonfiati. Perché assolvere tutte le altre squadre e non la Juventus vuol dire certificare che a essere punibile non è lo scambio in sé. Ma il "sistema" che li produce. E quindi, se di altre squadre non è possibile riscontrare una complessiva condotta sleale, chi gonfia i valori per truccare i bilanci non può essere condannato. Così, viene meno il presupposto stesso su cui la Procura federale sta mettendo insieme le carte per un processo bis sulle plusvalenze, con nuove operazioni, nuovi scambi - si parla anche di quello tra Spinazzola e Pellegrini con la Roma - e nuove irregolarità. Sanate in partenza: il principio secondo cui la plusvalenze fittizia non violi una norma specifica ha resistito. Quindi: liberi tutti. Tranne la Juventus.
Ma attenzione, non vuol dire, come hanno scritto i suoi legali, che pagherà solo la Juventus. Vuol dire altro: vuol dire che la giustizia sportiva sa colpire solo se sei tu stesso a dichiararti, nei fatti, colpevole. Lo hanno fatto nelle centinaia di ore di intercettazione dirigenti di ogni livello della società bianconera: così la pensano la procura e la Corte. Le "dichiarazioni auto accusatorie" sono carpite grazie ai mezzi della giustizia ordinaria. Senza, è quasi impossibile colpire un club. Per questo, a breve il procuratore Chinè chiederà alla Procura di Napoli gli atti dell'inchiesta sul falso in bilancio che riguarda De Laurentiis. Ma se responsabilità dei dirigenti juventini c'è stata, e le dichiarazioni carpite nelle intercettazioni lasciano pochi dubbi, non può certo sorprendere che siano puniti. Lo spessore di Torsello, presidente della Corte d'Appello federale, non permette di speculare: le motivazioni le leggeremo entro otto giorni. Poi, palla al Collegio di garanzia. E alla sua idea di legittimità.