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Juventus, Fagioli in ascesa: Allegri ha trovato chi parla la lingua di Di Maria

Angel Di Maria e Nicolò Fagioli (afp)
Il talento del centrocampo anche a Nantes ha dimostrato di poter dialogare dal punto di vista tecnico con il fuoriclasse argentino
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NANTES - Tra Angel Di Maria e il resto della Juventus ci sono delle vie di mezzo, dei punti di scambio e di connessione tra la classe sua e la normalità altrui: il più cruciale è senz'altro Nicolò Fagioli, che ha ancora tante cose da imparare e da migliorare ma è già adesso uno tra i pochi a essere all'altezza di un dialogo tecnico con il calciatore più tecnico del nostro campionato e forse anche dell'intera Europa League. Aspettando Pogba, naturalmente.

La lunga attesa fino al gol di Lecce

Fagioli gioca perché il Polpo non c'è mai stato, perché il disinteresse di Paredes per le vicende bianconere è …

NANTES - Tra Angel Di Maria e il resto della Juventus ci sono delle vie di mezzo, dei punti di scambio e di connessione tra la classe sua e la normalità altrui: il più cruciale è senz'altro Nicolò Fagioli, che ha ancora tante cose da imparare e da migliorare ma è già adesso uno tra i pochi a essere all'altezza di un dialogo tecnico con il calciatore più tecnico del nostro campionato e forse anche dell'intera Europa League. Aspettando Pogba, naturalmente.

La lunga attesa fino al gol di Lecce

Fagioli gioca perché il Polpo non c'è mai stato, perché il disinteresse di Paredes per le vicende bianconere è conclamato, perché McKennie c'era bisogno di venderlo, perché Miretti, che gli era davanti nelle gerarchie, prima si è appannato e poi infortunato e perché, al contrario di Rovella (oggi al Monza), in estate si era imputato per non fare un'altra stagione in prestito (l'anno scorso conquistò la promozione in A con la Cremonese), preferendo giocarsi le sue carte a Torino, anche a costo di rendersi conto di non essere all'altezza, o di non essere ritenuto tale. Il dubbio ha resistito a lungo, perché il ragazzo di Piacenza ci ha impiegato due mesi e mezzo per farsi tornare: ma dal bellissimo gol di Lecce del 29 ottobre (anche quella volta aveva cominciato dalla panchina, in ogni caso) è diventato un cardine della Juventus, prima approfittando della moria di centrocampisti in seno dalla rosa bianconera e poi meritandosi di essere scelto. Non ha messo piede in campo soltanto a Napoli, ed è finita com'è finita.

Il dialogo con Di Maria: "Ma il mio modello è Modric"

Oggi è un punto fermo e sul campo scambia volentieri due parole con Di Maria nel linguaggio universale del pallone. Gli manca ancora molto per salire al livello cui non ha mai negato di ambire ("Vorrei stare in campo come Modric, il mio modello") e in particolare deve imparare a stare concentrato sulla partita dall'inizio alla fine, eliminando quei momenti d'assenza dentro ai quali ancora sovente si perde, ma i progressi sono stati evidenti anche rispetto all'annata di Cremona, lungo la quale erano emerse le sue doti (oltre alla tecnica pura, la visione di gioco e una certa creatività) ma anche i limiti fisici e di personalità, che nel suo caso si manifestano con una pericolosa tendenza alla presunzione.

"Ascolto i consigli di Allegri"

Probabilmente i lunghi giorni di anticamera a vedere gli altri giocare (male) gli sono serviti, perché è proprio sul piano della personalità che ha mosso i passi avanti più significativi. "Ascolto i consigli di Allegri e cerco di conquistare la fiducia dei compagni", è la sua semplicissima ricetta. I compagni dimostrano in effetti di fidarsi, e di credere ai suoi 22 anni ancora in evoluzione. E pare che Mancini, quando ha detto che in Italia ci sono centrocampisti giovani che nulla hanno da invidiare a Bellingham, pensasse tra gli altri proprio allo juventino.

Un titolare a costo zero che vale 20 milioni

Per la società Fagioli è una manna dal cielo. È un titolare a costo zero, e potenzialmente per molti anni, ma in caso di necessità può anche rappresentare una plusvalenza vera, visto che oggi come oggi vale non meno di 20-25 milioni e che dall'estero stanno cominciando a mettergli gli occhi addosso. Il suo obiettivo lo confessò la primavera scorsa proprio a Repubblica: "Vorrei vincere la Coppa del Mondo del 2026". Di tempo per sognare ne ha, nel frattempo Allegri ha finalmente cominciato a credere alla sua stessa profezia: nel 2018, parlando di quel diciassettenne ai primi allenamenti della prima squadra, si sbilanciò senza remore, rivelando che "è un piacere vedere giocare Fagioli perché conosce il calcio, conosce i tempi di gioco, sa come ci si smarca, quando si passa la palla e come". Quella descrizione pesò come un macigno anche se Fagioli, che raramente pecca d'immodestia, ha ammesso che "Allegri ci ha azzeccato, penso che la mia qualità principale sia quella di capire il gioco e di dare i tempi. So che è una qualità innata e che è difficile sia insegnarla sia impararla". E finalmente riesce a dimostrarlo. I dialoghi a colpi di piede con Di Maria sono il meglio che la Juventus oggi possa offrire.