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Juventus-Torino 4-2: Allegri vince il derby e ritrova Pogba

Bremer festeggia con Danilo il gol del 3-2 (afp)
I bianconeri, in svantaggio due volte, rimontano e superano i granata grazie alle reti dell'ex Bremer e di Rabiot. Per il francese, in campo dal 69', l'esordio in questa stagione dopo un lungo infortunio
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TORINO — Quante cose dentro una partita sola, quanto fragore, quanto movimento, quanti gol, quanto coraggio e quanta libertà. Quanto derby nel derby. E quanta Juve: due volte in svantaggio, due volte risalita sull'orlo del pozzo e poi due volte via lassù, in decollo verticale e arrivederci. Finché il Toro ha tenuto, la Juve l'ha tenuta anche bene. Ma i granata non hanno fondo e affondano. La quaterna bianconera suggella un gran recupero psicofisico dopo le note vicende e un mirabile equilibrio: il merito è di Massimiliano Allegri, persona seria, ottimo allenatore che non ha mai pensato di avere inventato il gioco del calcio. La sua squadra poteva sbriciolarsi come un grissino dopo Napoli e dopo la prima sentenza della Corte federale, invece lui l'ha mantenuta sul pezzo e ora vuole portarla in Europa, un territorio che quest'ultima vittoria rende più praticabile.

<<la cronaca della partita>>

Gol di Karamoh e Cu…

TORINO — Quante cose dentro una partita sola, quanto fragore, quanto movimento, quanti gol, quanto coraggio e quanta libertà. Quanto derby nel derby. E quanta Juve: due volte in svantaggio, due volte risalita sull'orlo del pozzo e poi due volte via lassù, in decollo verticale e arrivederci. Finché il Toro ha tenuto, la Juve l'ha tenuta anche bene. Ma i granata non hanno fondo e affondano. La quaterna bianconera suggella un gran recupero psicofisico dopo le note vicende e un mirabile equilibrio: il merito è di Massimiliano Allegri, persona seria, ottimo allenatore che non ha mai pensato di avere inventato il gioco del calcio. La sua squadra poteva sbriciolarsi come un grissino dopo Napoli e dopo la prima sentenza della Corte federale, invece lui l'ha mantenuta sul pezzo e ora vuole portarla in Europa, un territorio che quest'ultima vittoria rende più praticabile.

<<la cronaca della partita>>

Gol di Karamoh e Cuadrado, il derby si accende subito

Nel gelo di un insolito martedì di febbraio, Juvetoro va letto come una parola sola. Il derby ha sbrinato i cuori dopo neanche due minuti e non ha più smesso. La stoccata di Karamoh è stata pareggiata da Cuadrado, un marpione, poi il giovane Sanabria è diventato Pulici per cinque secondi. Un altro bucaniere juventino, Danilo, il più efficace come rendimento quest'anno e giustamente capitano, ha ripreso di nuovo i granata nel recupero del primo tempo, con una simmetria di accadimenti perfetta. Da qui in avanti poteva accadere di tutto, e quasi tutto è accaduto: due spettacolari traverse di Vlahovic e Linetty, altre due reti juventine con Bremer e Rabiot (vidimata dal Var dopo lunga attesa), il debutto di Paul Pogba: il pubblico bianconero ha cominciato ad agitarsi quanto il francese s'è tolto la pettorina, spogliarello più atteso che al Moulin Rouge. Il polpo ha giochicchiato, è chiaro che la forma è lontana ma forse lo è anche il dolore, sarebbe ora e sarebbe giusto. Ma non è stata solo una vittoria dell'esperienza: Allegri ha anche il coraggio della gioventù (traduzione dal latino della casa madre) e stavolta ha scelto Enzo Barrenechea, mezz'ala verde come una gaggia, non un debutto del tutto disinvolto ma la linea è tracciata per una squadra anche yé-yé.

Bremer, il gol dell'ex

Si sa che ogni partita ne contiene molte, e il merito della Juventus è averne vinte un buon numero, più del Torino che pure s'era sistemato benissimo in campo, aggressivo e attento. La statistica impietosa dovrà prima o poi essere interrotta, ma come direbbe Russell Crowe non era questo il giorno. I granata sono stati dei visconti dimezzati, e a un certo punto è mancata loro la metà giusta, forse quella cattiva o la più resistente, una natura da maratoneti che non posseggono. Anche nei cambi di Juric c'è stato ripensamento (Radonjic è rimasto appena 14 minuti, uscito dopo urla furibonde dell'allenatore) perché i giocatori non davano risposte giuste. Sono i momenti in cui la Juve governa di mestiere e non solo con la tecnica, anche se l'innesto di Chiesa (al minuto 68, lo stesso di Pogba) ha dato un'accelerata forte. La bravura bianconera è trasformare la difficoltà in virtù: Bremer, ad esempio, aveva cominciato maluccio, a disagio in entrambe le azioni da gol dei suoi ex compagni, poi però s'è ribaltato, trovando la torsione plastica del 3-2 che per la Juve è stata la discesa del Poggio, cioè la fuga decisiva verso il rosso striscione. A quel punto il Toro è caduto come un vecchio muro o una parete di cartongesso, da marmo che era. Il terzo volpone bianconero dopo Cuadrado e Danilo, cioè Rabiot, ha scritto l'ultima riga di un verdetto di condanna definivo e senza appello.

Il tabellino di Juventus-Torino

Juventus 4 (16' pt Cuadrado, 46' pt Danilo, 26' st Bremer, 36' st Rabiot)

Torino 2 (2' pt Karamoh, 43' pt Sanabria)

Juventus (3-5-2): Szczesny 6 - Danilo 6, Bremer 6 (45' st Bonucci), Alex Sandro 6.5 - Cuadrado 6 (23' st De Sciglio 6), Fagioli 6.5, Barrenechea 5.5 (24' st Pogba 6), Rabiot 7, Kostic 6.5 - Di Maria 5.5 (23' st Chiesa 6.5), Vlahovic 5 (40' st Kean sv). All. Allegri 6.5.

Torino (3-4-2-1): Milinkovic 5 - Djidji 5.5 (39' st Gravillon sv), Schuurs 5.5, Buongiorno 5.5 - Singo 5, Linetty 6 (29' st Ricci sv),  Ilic 6, Rodriguez 5.5 (29' st Vojvoda sv) - Miranchuk 5, Karamoh 6.5 (15' st Radonjic 4, 29' st Seck sv) - Sanabria 6.5. All. Juric 6.5.

Arbitro: Chiffi 5.

Note: ammoniti Rodriguez e Ricci. Spettatori 37.806.