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Vlahovic triste e senza gol: alla Juventus un'altra spina per Allegri

Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic (agf)
Non bastassero i problemi di Pogba, il tecnico deve risolvere anche l'astinenza da gol dell'attaccante serbo
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TORINO - Non è bastato neanche un rigore, stampatosi beffardamente sul palo, a far sbloccare Dusan Vlahovic. Prosegue il momento negativo dell'attaccante della Juventus, finito nel tunnel dell'astinenza da gol: come spesso capita con i bomber, tutto è iniziato con un problema fisico che ha lentamente intaccato le certezze accumulate fino a quel momento dal serbo. Che non segna dal 7 febbraio in campionato, quando realizzò una doppietta a Salerno segnando anche un rigore in quel caso, e dal 16 con il Nantes in Europa League. "Magari già giovedì potrebbe segnare" l'ha tranquillizzato Allegri dopo il penalty fallito con la Sampdoria: l'ambiente lo coccola, i compagni lo cercano, i tifosi lo sostengono. Ma Vlahovic continua a non segnare.

La corsa al gol e gli applausi dell'Allianz Stadium

Domenica sera i compagni di Vlahovic hanno capito il momento dal serbo e l'hanno cercato con continuità, provando a farlo sbloccare. Per tutta la partita Kostic ha attaccato a testa bassa la linea di fondo cercando di creare per lui, senza però riuscire a trovare l'assist giusto. La stessa cosa è successa con Rabiot, quando la partita era ormai decisa: il francese ha cercato Vlahovic con continuità, ma anche in questo caso senza ottenere quanto sperato. Eppure i numeri del centravanti non sono disastrosi, anche considerando le dieci partite saltate tra campionato, Champions e Coppa Italia: in 26 partite ha realizzato 10 gol, uno ogni 200', distribuendo 4 assist. Anche l'Allianz Stadium e il suo pubblico hanno capito il momento difficile e nonostante il rigore fallito, errori in serie e una faccia che era tutta un programma, hanno supportato Vlahovic con cori, applausi, incitandolo ad ogni errore. La stessa strada che qualche tempo fa, quando era ancora alla Fiorentina, gli fece trovare la continuità necessaria: Prandelli, che proprio in questi giorni ha deciso di smettere di allenare, lo ha coccolato, spiegandogli con calma quali fossero gli errori più frequenti e costruendolo mentalmente. Da un buon centravanti giovane si trasformò, con il lavoro e con i consigli di Prandelli, nella macchina da gol che fece innamorare la Juventus. E che ora è ingolfata.

La pubalgia e il calo di rendimento

Come detto precedentemente, tutto è iniziato con la pubalgia che l'ha colpito la scorsa stagione rovinandogli il finale della scorsa, il Mondiale con la Serbia e l'inizio dell'attuale  stagione. Con la pubalgia, Vlahovic ha perso i punti di riferimento, quel dominio fisico che gli  aveva permesso di farsi largo tra i muscoli dei difensori centrali avversari. Un po' alla volta il gol ha iniziato a latitare, il dolore a moltiplicarsi impedendogli di compiere gesti tecnici che fino a qualche mese prima erano una consuetudine per lui. "Lui è, insieme a Haaland e Mbappé, uno dei più forti attaccanti della sua generazione" era stata l'investitura di Allegri, un peso che ha schiacciato lentamente Vlahovic caricando di responsabilità quel fisico che non riusciva più a reggere neanche la massa muscolare accumulata in questi anni. Anche perché oltre alle certezze fisiche e tecniche, è cambiato anche il suo modo di giocare: da punto di riferimento offensivo con Italiano a centravanti boa con Allegri. "Credo debba capire che deve giocare con meno frenesia. Ora gli viene chiesto tanto di tenere palla per farci salire, deve capire la cosa giusta da fare - spiegò Bonuncci  in un'intervista a fine maggio -. È normale che possa eccedere nella voglia di fare, è giovane. Dusan ce lo teniamo stretto, ci ha dato entusiasmo, gol, pesantezza in avanti. Ha tolto responsabilità ad altri. È un giocatore molto importante". La responsabilità tolta  dalle spalle dei compagni è finita invece sulle sue e lo ha lentamente schiacciato. Dopo il gol in Champions realizzato 33" dopo il suo debutto, in  molti si aspettavano la definitiva esplosione: giovedì a Friburgo avrà la possibilità di tornare al gol guidando l'attacco della Juventus al fianco di Di Maria. Proprio nell'argentino  confida Allegri per fargli ritrovare il centravanti smarrito, sommerso dalle responsabilità e dall'astinenza da gol. 

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