Marchisio e il razzismo su Vlahovic: "Gli atalantini della stessa etnia dovevano prendere posizione"
di Domenico Marchese
L'ex giocatore della Juventus torna sui fatti di domenica e sulle parole di Gasperini: "Contro il razzismo non si scherza, bisogna andare giù duri. È necessario cambiare il regolamento"
Aggiornato alle 4 minuti di lettura
TORINO - La lotta al razzismo, i giovani della Juventus, il futuro dei bianconeri ma anche un occhio alla Champions e al derby di Milano. Claudio Marchisio ha aperto le porte della sua nuova attività nel centro di Torino, un barbershop della catena Barberino's, chiacchierando di calcio, della gioia nel vedere una squadra giocare bene come il Napoli ma anche dei problemi che lo affliggono: "Contro il razzismo non si scherza, bisogna andare giù duri. È necessario cambiare il regolamento". Con un appunto anche alle parole di Gasperini pronunciate alla fine di Atalanta-Juventus: "Spiace, con riferimento alle parole di Gasperini su Pasalic e gli altri calciatori della stessa etnia di Vlahovic, che non ci sia stata una reazione proprio da parte loro. Un avversario che prende posizione contro la sua curva dicendo "Scusate, sono della stessa etnia e ho la vostra maglia. Perché state facendo questo?".
Dritto per dritto. Questa è la strada scelta dall'ex centrocampista della Juventus per raccontare il suo pensiero sul razzismo, sui cori a Vlahovic e gli ululati a Lukaku. Non solo, visto che per Marchisio il problema più grave è il silenzio, già sperimentato in altre situazioni: "Prendo ad esempio Kostic e il caso emerso a La Spezia. Siamo rimasti tutti in silenzio perché non ha avuto reazioni e non ha chiesto di sospendere la partita. Quello è un errore, il silenzio, ancora più grave di parlarne come abbiamo fatto adesso. Bisogna essere molto severi. C'è stato un episodio anche in Olanda, durante una partita dell'Ajax, e ne sono stati arrestati molti. Bisogna avere il pugno duro e deve essere cambiato il regolamento. Non si può aspettare che un giocatore arrivi alla squalifica per togliere il cartellino giallo, oltretutto, perché lui è una vittima come altri prima di lui. I riflettori e l'attenzione presenti nel calcio sono noti: il problema sono le serie minori, le strade. Se non diamo peso alle dichiarazioni, i ragazzi che ascoltano non daranno peso alle pene. Non bisogna essere per niente morbidi". Lasciandosi andare ad una riflessione sul destino dei calciatori: "Se Vlahovic andasse a giocare all'Atalanta e facesse trenta gol, gli stessi stupidi che fanno cori razzisti esulterebbero. Noi abbiamo il dovere di parlarne ma anche il regolamento va cambiato. Deve essere fermata subito la partita".
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I giovani della Juventus e l'esplosione in ritardo di Fagioli
Qualcosa sta cambiando. Lentamente, un passo alla volta, ma qualche buona prospettiva per il futuro si intravede. Ne è convinto anche Marchisio, prodotto del settore giovanile della Juventus esploso proprio nella squadra in cui è cresciuto e che ha sempre tifato. Un percorso simile a quello di Miretti e Fagioli: "Su Fagioli bisogna fare delle considerazioni. Kvaratskhelia ha la sua stessa età e ha fatto vincere lo scudetto al Napoli. Per me Fagioli è addirittura in ritardo, non tanto per la Juventus ma per il calcio italiano. Dovrebbe sbocciare prima un talento come lui, ha le possibilità ma ha fatto un percorso diverso. Purtroppo nei grandi club, e io ne sono stato esempio, c'è bisogno di una crisi per dare l'opportunità ai giovani. Indossando la maglia della Juve in una stagione difficile non solo hanno mostrato le qualità ma hanno dimostrato di poter reggere il peso della maglia".
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La stagione della Juventus al di sotto delle aspettative
Già parlando della stagione dei giovani, ha utilizzato un termine eloquente: crisi. La stagione della Juventus non è stata positiva per i risultati, anche se c'è ancora tempo per conquistare un trofeo europeo: "Sarebbe importante per il gruppo che ha fatto male in Champions, non è mai stato in corsa per lo scudetto. Alzare una coppa del genere potrebbe aiutare i giovani che non hanno mai vinto niente e i veterani che alzerebbero una coppa europea che alla Juventus manca da tantissimo". Dopo aver sottolineato i meriti di Allegri nel tenere la barra a dritta in questa stagione tormentata, Marchisio sottolinea, da ex e da tifoso, le note dolenti e le voci su un possibile cambio in panchina: "La stagione è stata piena di sfaccettature, ma l'eliminazione dalla Champions poteva portare un cambiamento. Ci sono stati i mondiali, quel mese e mezzo sarebbe stato il momento giusto per cambiare eventualmente tecnico. Ma bisogna riconoscere a un allenatore e gestore come Allegri di essere stato bravo a mantenere intatta la squadra, aspetto che va oltre quello che si fa sul campo. Da tifoso non posso reputarla sufficiente la stagione, considerando anche il valore dei miei ex compagni della rosa. Mi auguro che questa settimana, con la prima partita contro il Siviglia, ci sia il primo step per arrivare a una finale". Il percorso in Europa League nasce proprio dalla dolorosa eliminazione in Champions, il vero vulnus della stagione: "Se riguardo il girone è stata, per partite singole e prestazioni, una cosa molto grave l'eliminazione. La Juve ha giocatori forti, campioni d'Europa, del Mondo... Non puoi non raggiungere gli ottavi. Però è successo e la Juventus è stata brava a non sfaldarsi quando è arrivata la penalizzazione. Questo è il grande merito di una società che ha il dna per reagire a colpi così duri. Ma i giocatori e l'allenatore sanno di non aver reso quanto il valore reale".
Oltre alla Juventus, in semifinale di Europa League con la Roma dall'altra parte del tabellone, ci sono anche le due milanesi che si giocheranno l'accesso alla finale di Champions: "Se guardo la rosa e come arriva alla semifinale, direi che l'Inter parte favorita. Il Milan però ha battuto tre volte il Napoli tra campionato e Champions in un mese, ha la coppa nel dna, anche se ha una rosa più scarna. Sa come vincere le partite, ha un dirigente (Maldini, ndr) che ha vinto più coppe di tanti club. La defezione più grave è quella di Leao, credo vogliano recuperarlo per il ritorno: ci sarà pressione, è il derby e le tifoserie sanno quanto sia importante. Però il calcio italiano avrà una finalista e questo è bellissimo". Bellissimo come il gioco del Napoli di Spalletti, la sorpresa della stagione, la più gradita per chi ama il calcio. Una squadra che ha puntato poco sul turnover, scelta che ha pagato alla lunga: "Normale che se uno ha una coperta più lunga, nelle fasi di una stagione, può contare su ricambi importanti. Ma è un pensiero solo italiano: Benzema, Modric non saltano le partite. Forse è la mentalità degli allenatori per mantenere l'equilibrio nello spogliatoio. I grandi giocatori possono giocare tutte le partite, lo dimostra il Real, il Barcellona di Suarez, Messi e Neymar, tre che non avevano infortuni. Nel nostro paese creiamo molte più pressioni: un infortunio può arrivare dallo stress e dalla pressione. Sotto quell'aspetto ha aiutato tanto Spalletti, che ha avuto un periodo senza Osimhen ma chi l'ha sostituito ha fatto bene. È stata l'identità che ha dato Spalletti a cambiare la storia".