Juventus, Vlahovic tra tanti bassi e pochi alti: Allegri non riesce a contare sul suo centravanti
di Domenico MarcheseDieci palloni toccati, un'occasione sparata in curva, il nervosismo al momento del cambio. Non è stata una grande serata europea per Dusan Vlahovic, reduce da due partite consecutive a segno e dal turbolento finale di partita contro l'Atalanta. Ci si aspettava molto dal centravanti serbo, in molti si attendevano che fosse lui la chiave per aprire la coriacea difesa del Siviglia: invece dopo due partite convincenti ha compiuto un passo indietro. Ha sbuffato al momento del cambio, accomodandosi in panchina con la faccia scura e gettando in terra i pezzi di nastro, gesto di stizza che non è passato inosservato.
La necessità di un salto di qualità dal punto di vista mentale
Che fosse arrabbiato era evidente, ma il co…
Dieci palloni toccati, un'occasione sparata in curva, il nervosismo al momento del cambio. Non è stata una grande serata europea per Dusan Vlahovic, reduce da due partite consecutive a segno e dal turbolento finale di partita contro l'Atalanta. Ci si aspettava molto dal centravanti serbo, in molti si attendevano che fosse lui la chiave per aprire la coriacea difesa del Siviglia: invece dopo due partite convincenti ha compiuto un passo indietro. Ha sbuffato al momento del cambio, accomodandosi in panchina con la faccia scura e gettando in terra i pezzi di nastro, gesto di stizza che non è passato inosservato.
La necessità di un salto di qualità dal punto di vista mentale
Che fosse arrabbiato era evidente, ma il commento più ascoltato nelle discussioni tra tifosi bianconeri è stato impietoso: "Dovrebbe avercela con se stesso più che con l'allenatore per il cambio". Comprensibile, visto che il centravanti serbo non ne ha azzeccata una: la prima occasione che ha avuto, vanificata dal fuorigioco di partenza, ha esaltato le doti di Bounou, che ha prima respinto con il corpo il primo tiro fiacco per poi respingere anche la seconda conclusione sulla ribattuta. Il secondo "duello" personale con il portiere marocchino, con il serbo partito in posizione regolare, è stato vinto ancora una volta da Bounou, uscito provvidenzialmente: Vlahovic ha sparato altissimo, vanificando l'occasione più ghiotta di un primo tempo che i bianconeri hanno chiuso sotto per 0-1. "Vlahovic ha lavorato molto per 65' - lo ha giustificato in pubblico Allegri -, i cambi sono stati importanti perché hanno dato freschezza ed entusiasmo, sono contento come domenica a Bergamo". Una parola, entusiasmo, che racchiude molto della prova del centravanti: l'aspetto mentale, è inevitabile, incide molto nelle sue prestazioni. Tuttavia una partita al di sotto delle aspettative è ordinaria amministrazione per gli sportivi professionisti: reduce da due partite che avevano fatto intravedere segnali di risveglio, ha steccato con il Siviglia. Quello che cambia il giudizio, è il resto della stagione, fatto di bassi, tanti, e alti, pochissimi.
La ricerca della serenità
Nella sua carriera, Vlahovic ha dato il meglio di sé quando ha avuto la serenità necessaria per esprimersi al meglio. Come a Firenze, quando Prandelli lo prese da parte rafforzando la sua autostima. Un concetto chiave per far rendere al massimo il serbo, che non si perdona nulla e non perde occasione per abbattersi quando le cose non vanno per il verso giusto. Indubbiamente il momento vissuto dal calciatore è complicato: ricevere insulti pesanti come quelli di Bergamo è mortificante e già quando giocava nella Fiorentina, dopo aver vinto 1-3 al Gewiss Stadium, sfiorò il pianto dal nervoso quando gli stessi cori razzisti vennero indirizzati a lui mentre parlava ai microfoni delle tv. Per fortuna all'orizzonte c'è la sfida con la Cremonese, avversaria complicata ma decisamente meno tosta del Siviglia: i lombardi sono la seconda peggior difesa del campionato. Soprattutto la pressione sarà diversa: con tutto quello che succede fuori dal campo, l'importanza del cammino europeo è cresciuta esponenzialmente. Giovedì prossimo servirà un altro Vlahovic: per lui e naturalmente per la Juventus