Juventus, Allegri: "Resta la rabbia, ma c'è un'ottima base per ripartire"
di Domenico Marchese"Quando non vinci ti rimane la rabbia. Altrimenti diventi come tante altre realtà, per cui vincere o perdere è uguale". Anche se manca una partita alla fine della stagione - quella di Udine dove cominciò il suo secondo ciclo sulla panchina bianconera - Allegri è già pronto a pianificare la prossima stagione, con lo stesso entusiasmo e con un bagaglio di emozioni ed esperienza accumulato in questa stagione "terribile, sportivamente parlando". Non solo per le vicende extra campo della Juventus, dato che non alzare un trofeo, per la seconda stagione di seguito, ha fatto crescere il partito dei tifosi che vorrebbero un cambio in panchina: "Ci sono sempre gli scontenti e i contenti, succedeva quando vincevamo e capita adesso che non vinciamo. Fa parte del gioco, dobbiamo analizzare le due annate, lavorare con grande serenità e professionalità, provando a sbagliare il meno possibile perché la perfezione non esiste". Non esiste la perfezione ma una data per la ripresa sì: "Il 10 luglio ci saranno i test, riprenderemo quel giorno. C'è una buona base per ripartire".
Udine per provare ad agganciare l'Europa League
La partita della Dacia Arena arriva quasi a chiudere un cerchio, ma ascoltando le parole di Allegri lo fa solo metaforicamente: nessun ciclo si chiuderà, almeno secondo il tecnico, nell'impianto friulano. Dove ricominciò il ciclo di Allegri il 22 agosto 2021, tornato dopo cinque scudetti in cinque anni per riprendere il discorso dove era stato interrotto. Senza riuscire però a ripercorrere, anche solo in parte, il suo precedente ed entusiasmante percorso: "Fu una partita strana, facemmo gol con Ronaldo annullato per centimetri (finale 2-2 con "papera" di Szczesny, ndr). Sapevo che tornando alla Juve avrei avuto più difficoltà nel vincere, era in fase di ricostruzione anche se tutte le volte partiamo e dobbiamo avere l'ambizione di vincere. Sono tornato con entusiasmo, in questi due anni sono state fatte buone cose. Senza trofei, ma abbiamo messo 5 ragazzi giovani dentro la prima squadra". Sembra quasi che più che vincere, il motto sia diventato programmare, ma in realtà non è così: anche se c'è la consapevolezza che la qualificazione alle coppe dovrà prima passare le "forche caudine" della Uefa, vincere a Udine garantirebbe la possibilità di agganciare la qualificazione in Europa League.
Tra l'annata da chiudere e il futuro da programmare
Anche se resta una partita da giocare, con un obiettivo da raggiungere, il futuro a lungo termine assume un significato maggiore per i tifosi e per la società. Qualificarsi all'Europa League non significa necessariamente prenderne parte, ma resta un traguardo alla portata. Basterà battere l'Udinese e sperare nel pari di una tra Roma e Atalanta: "Dobbiamo chiudere bene a Udine dopo i due ko consecutivi e abbiamo la possibilità, ma non dipende da noi, di centrare l'Europa League, visto che per ora siamo in Conference. Serve fare una bella partita, contro un'Udinese che cercherà di battere la Juve: quando succede per gli avversari è la partita della stagione". Dopo aver dribblato le domande sul mercato ("lo fa la società") e sul suo futuro ("il giorno dopo Udine la società, a seconda della posizione e della coppa, deciderà cosa fare"), inizia a snocciolare gli assenti: "Vlahovic è fermo da una settimana e starà fuori come Bremer, Fagioli, De Sciglio, Pogba, Kaio. Gli altri sono a disposizione. Vlahovic, nella stagione, tra pubalgia e difficoltà, credo abbia fatto 10 gol in campionato. Dusan è importante, ha potenzialità per fare un'ottima carriera".