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Timothy Weah, nel nome di papà George: l’uomo dai 4 passaporti scelto dalla Juventus

Timothy Weah, nel nome di papà George: l’uomo dai 4 passaporti scelto dalla Juventus
Americano (che ha scelto per la nazionale), francese, giamaicano e liberiano. Il giovane esperto che farà molto comodo ad Allegri
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Il desiderio di papà George è quasi realizzato: Timothy Weah è a un passo dal diventare un calciatore della Juventus. L'accordo tra i bianconeri e il Lille, che cederà a titolo definitivo lo statunitense per 12 milioni di euro, era l'ultimo tassello per l'arrivo del figlio d'arte. Firmerà un quinquennale e avrà tempo e modo per proseguire nella sua crescita a Torino: la sua duttilità, che gli permette di giocare sia a centrocampo che in attacco, è stata la caratteristica più apprezzata insieme agli ampi margini di miglioramento e al suo spirito di adattamento.

Tim Weah, primo gol con gli Usa: è il figlio di George, leggenda del calcio

Esterno alto o basso: una pedina fondamentale per Allegri

Nella prossima stagione la Juventus inizierà come aveva finito quella precedente, cioè con un 3-5-2 in cui gli esterni avranno un ruolo fondamentale. Con il mancato rinnovo del 35enne Cuadrado e la scelta di puntare sul 23enne Weah, la fascia destra ringiovanisce: nato attaccante esterno nelle giovanili del PSG, nel corso della carriera ha arretrato il suo baricentro, senza perdere le caratteristiche offensive ereditate dal padre George, Pallone d'oro nel 1995. Oggi è un esterno a tutta fascia, in grado di giocare anche terzino, seppur in un assetto molto offensivo: si è messo in luce nel Lille di Galtier, con cui ha vinto lo scudetto francese beffando proprio il PSG. Le sue caratteristiche tecniche e la sua disciplina tattica si sposano alla perfezione con il calcio di Allegri, che valorizza i calciatore duttili: forte fisicamente, veloce anche palla al piede, ha esordito al Mondiale in Qatar con una rete al Galles, anche se la precisione in zona gol non è la sua caratteristica principale.

Una Juventus giovane ma pronta

Giovane ed esperto. Sembra quasi un ossimoro ma non è così: Weah ha accumulato tanta esperienza in questi anni, vestendo le maglie del PSG, con cui ha esordito nel calcio professionistico, per poi passare in Scozia ai Celtic Glasgow in prestito. La svolta è stata il passaggio al Lille per 10 milioni di euro nel 2019/20: dopo un primo anno passato più a osservare i compagni che a giocare per un brutto infortunio muscolare, l'anno successivo ha iniziato a ritagliarsi il suo spazio da attaccante centrale o esterno, fino ad esplodere definitivamente nel 2021/22, collezionando 35 presenze e 3 reti oltre a cinque presenze in Champions League, avventura conclusa agli ottavi di finale contro il Chelsea. In nazionale ha compiuto tutta la trafila con la maglia a stelle e strisce degli Usa, esordendo con nella maggiore il 28 marzo 2018, una manciata di minuti nella vittoria per 1-0 con il Paraguay.

Quattro passaporti ma la scelta statunitense

Il più giovane dei Weah è nato e cresciuto a New York, Brooklyn nello specifico, e si è innamorato del calcio grazie a papà George. Eppure le prime lezioni di "soccer" sono arrivate grazie alla mamma Clar, giamaicana, e alla sorella Tita: naturalmente le linee guida erano quelle di George. Un mix esplosivo: la tecnica del padre e il carattere pugnace della madre. A quattro anni si trasferì in Florida insieme alla famiglia, prima di ritornare nella Grande Mela da ragazzo, precisamente nel Queens. Il grande passo è stato entrare nell’accademia dei New York Red Bulls, prima di passare a 14 anni al Psg, seguendo le orme del padre che giocò con i parigini. La prima grande vetrina fu il Mondiale Under 17, in cui si mise in mostra con la maglia degli Usa, spiccando definitivamente il volo nonostante il cognome pesantissimo. Appassionato di musica, dj e produttore, ha quattro passaporti: americano, francese, giamaicano e liberiano. Proprio la scelta di giocare per gli Usa creò molte polemiche il Liberia, il Paese di cui il padre è presidente: Timothy ha scelto subito la nazionale a stelle e strisce e quando suo padre venne eletto Presidente, segnò una tripletta tra il primo e il secondo turno delle elezioni. Il suo leit motiv è "basso profilo": perfetto per la sabauda e riservata Torino e per una Juventus a fari spenti ma pronta ad accendersi spinta dai giovani.
 

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