Pogba positivo al doping: il malocchio, lo stregone e il sequestro. Così il Polpo è finito in un labirinto
di Emanuele GambaPaul Pogba
(reuters)TORINO – Vagando nei fitti labirinti delle sue complicazioni, a un certo momento Pogba è arrivato a pensare di essere la maledizione di sé stesso: “Alla base di tutti i miei infortuni c’era la testa e il mio corpo ha reagito di conseguenza. Io ero stressato, il corpo era teso” diceva a giugno, quando immaginava che sul suo futuro si stesse aprendo uno squarcio di serenità, finalmente. “Tutto quello che mi è successo mi ha avvicinato a Dio”. Poco dopo, partì in pellegrinaggio per La Mecca. Ora, la serenità l’ha di nuovo abbandonato.
Pogba ricattato dal fratello
Polpacci dolenti, caviglie fragili, menischi rotti, cosce vulnerabili erano dunque il suo modo di esprimere il disagio per una vita senza più una linea, con un fratello che ti ricatta, un amico che ti spiana un fucile davanti, un marabutto che…
TORINO – Vagando nei fitti labirinti delle sue complicazioni, a un certo momento Pogba è arrivato a pensare di essere la maledizione di sé stesso: “Alla base di tutti i miei infortuni c’era la testa e il mio corpo ha reagito di conseguenza. Io ero stressato, il corpo era teso” diceva a giugno, quando immaginava che sul suo futuro si stesse aprendo uno squarcio di serenità, finalmente. “Tutto quello che mi è successo mi ha avvicinato a Dio”. Poco dopo, partì in pellegrinaggio per La Mecca. Ora, la serenità l’ha di nuovo abbandonato.
Pogba ricattato dal fratello
Polpacci dolenti, caviglie fragili, menischi rotti, cosce vulnerabili erano dunque il suo modo di esprimere il disagio per una vita senza più una linea, con un fratello che ti ricatta, un amico che ti spiana un fucile davanti, un marabutto che chiede denaro in cambio di sortilegi e anche un secondo padre (Mino Raiola) gravemente malato al punto da morirne. È ormai qualche anno che Pogba ha smesso di essere un fuoriclasse possibile (“Voglio diventare più forte di Pelé”, diceva quando tutto gli sembrava dovuto) perdendosi nelle sue fragilità umane, evidentemente poi tradotte in difficoltà fisiche.
La voglia di ripartire
La sospensione per doping è arrivata proprio quando sembrava che stesse ritrovando il filo: "Il denaro può distruggere una famiglia”, aveva appena detto in un’intervista ad Al Jazeera: “A volte pensavo: non voglio più avere soldi, non voglio più giocare a calcio. Voglio solo stare con persone normali, così mi ameranno per quello che sono”.
L’udienza a Parigi
Questa settimana sarebbe stata a prescindere una delle più significative della sua vita: venerdì è in calendario l’udienza del processo al fratello Mathias, che ha già passato diverse settimane in galera, e ai suoi complici, accusati di aver ricattato e sequestrato il Polpo, e il Tribunale di Parigi ha convocato anche Paul, che dunque dovrebbe rivedere per la prima volta il fratello coltello: immaginava che sarebbe stata la prima tappa per mettersi il passato alle spalle e invece sulle spalle porta il peso di un’altra insostenibile complicazione, come se ormai tutto s’accanisse contro di lui come del resto lui s’è accanito contro sé stesso, perdendo ogni contatto con la pace interiore.
Il no all’operazione
Lo dimostra anche il modo con cui volle affrontare, nel luglio di un anno fa, l’infortunio al menisco, che avrebbe risolto in paio di mesi se si fosse sottoposto subito a un’operazione quasi di routine, che invece rifiutò, per paura, per cattivi consiglieri, costringendosi a una convalescenza di sette mesi dalla quale non si è mai davvero ripreso, se ogni volta il suo corpo gli manda segnali d’allarme, che la testa trasforma in guai.