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Autogol di Gatti, dal Sassuolo all’Inter: per la Juventus lo scudetto è più lontano

Federico Gatti 
Il big match aspettava un eroe in attacco e invece la sorte ha scelto il difensore che sbagliò porta anche nell’ultimo ko di Allegri
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Ci sono sogni che possono durare da un autogol all’altro, momenti vissuti infaustamente dalla stessa persona, nel caso della Juve dal difensore Federico Gatti: calciatore molto forte ma non altrettanto fortunato, ragazzone che si è formato passo dopo passo, lavorando come operaio (montava finestre) sia nella vita che in campo, visto il lungo trafficare di lima e cacciavite che gli è occorso per arrivare in alto, dopo un certo girovagare in provincia. Si arrampicava sui tetti, il buon Gatti, senza vertigini. Ma nel destino di questo campionato era scritto che, dall’alto, il ragazzo smarrisse due volte l’equilibrio, con grave errore la prima, solo con colpa la seconda. Perché se il primo autogol contro il Sassuolo (24 settembre) era stato sciagurato, complice Szczesny (invece miracoloso a San Siro), il secondo è stato proprio iellato, una carambola del pallone tra petto e braccio e addio.

Anche se la sconfitta nella notte più importante non si può ridurre alla parabola bislacca di …

Ci sono sogni che possono durare da un autogol all’altro, momenti vissuti infaustamente dalla stessa persona, nel caso della Juve dal difensore Federico Gatti: calciatore molto forte ma non altrettanto fortunato, ragazzone che si è formato passo dopo passo, lavorando come operaio (montava finestre) sia nella vita che in campo, visto il lungo trafficare di lima e cacciavite che gli è occorso per arrivare in alto, dopo un certo girovagare in provincia. Si arrampicava sui tetti, il buon Gatti, senza vertigini. Ma nel destino di questo campionato era scritto che, dall’alto, il ragazzo smarrisse due volte l’equilibrio, con grave errore la prima, solo con colpa la seconda. Perché se il primo autogol contro il Sassuolo (24 settembre) era stato sciagurato, complice Szczesny (invece miracoloso a San Siro), il secondo è stato proprio iellato, una carambola del pallone tra petto e braccio e addio.

Anche se la sconfitta nella notte più importante non si può ridurre alla parabola bislacca di un pallone su un corpo, e anche se la sensazione era che l’Inter potesse segnare con chiunque, colpisce che alla fine il nome dello scudetto, del probabile tricolore, sia quello di Gatti e non di Lautaro, non di Vlahovic, non di Thuram (coprotagonista della sponda fatale), non di Chiesa. Non lo meritava, un giocatore che il gol lo “sente” comunque, specialmente nella porta giusta. Più di una volta, in Europa e in campionato, è stato proprio Gatti a risolvere i problemi con una sgroppata, un’incursione, uno scossone di potenza disperata. Pure domenica sera c’è mancato poco che l’acrobata dei tetti non punisse l’Inter con una stangata senza pensiero, e purtroppo per lui senza giusta direzione.

Si consoli almeno un poco, Gatti. Nella particolare linea dinastica che vede gli juventini infilare la propria porta, compaiono anche grandi sventurati. Il primo bianconero a segnare due autoreti in un solo campionato fu addirittura Carletto Parola, un leggendario, nella stagione 47/48. Lo hanno seguito il meno noto Beppe Corradi (1957/58), l’indimenticabile Francesco Morini capace di doppiare l’impresa, con due autoreti nel campionato 74/75 e altrettante nella stagione dei record 76/77. Ultimo della serie, Antonello Cuccureddu (1979/80). Insomma, Gatti è in compagnia di alcuni nomi che hanno fatto la storia della Juventus, anche se saperlo adesso non gli cambierà in meglio la vita.

Le uniche due sconfitte bianconere sono arrivate proprio contro Sassuolo (autogol di Gatti) e Inter (autogol di Gatti), circostanza che renderà forse orgoglioso il padre putativo di ogni calciatore italiano capace di andare avanti al contrario, ficcando cioè il pallone nella porta sbagliata, la propria, ovvero il quasi mitologico Comunardo Niccolai che fece l’impresa nel Cagliari di Gigi Riva e non sfigurò neppure in Nazionale. Stavolta, in quell’incrocio di destini che è il calcio, uno dei più generosi cade vittima, ingenerosamente, di sé stesso.

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