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La Juve sulle spalle di Vlahovic: gol, assist e giocate da leader

I bianconeri soffrono ma Dusan brilla e prenota il futuro. Chiesa delude ancora
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TORINO — Il mucchio selvaggio con il quale la Juventus ha festeggiato la faticosissima vittoria all’ultimo secondo sul Frosinone, la quarta della stagione artigliata oltre il 90’, racconta tutto della spaventata insicurezza con cui i bianconeri si stavano muovendo nel tunnel buio della crisi. La luce là in fondo l’ha accesa non tanto il gol in extremis di Rugani quanto quel Vlahovic a corrente continua, elettrico, energetico, unico, nel senso che oltre a lui (e oltre a McKennie che gli ha servito gli assist) la Juve è stata poco o niente, o non è stata.

I dieci gol nelle ultime nove partite

In pratica, il serbo sta finalmente cominciando a essere quello per cui due anni fa vennero investiti 80 milioni, però proprio ora che la squadra…

TORINO — Il mucchio selvaggio con il quale la Juventus ha festeggiato la faticosissima vittoria all’ultimo secondo sul Frosinone, la quarta della stagione artigliata oltre il 90’, racconta tutto della spaventata insicurezza con cui i bianconeri si stavano muovendo nel tunnel buio della crisi. La luce là in fondo l’ha accesa non tanto il gol in extremis di Rugani quanto quel Vlahovic a corrente continua, elettrico, energetico, unico, nel senso che oltre a lui (e oltre a McKennie che gli ha servito gli assist) la Juve è stata poco o niente, o non è stata.

I dieci gol nelle ultime nove partite

In pratica, il serbo sta finalmente cominciando a essere quello per cui due anni fa vennero investiti 80 milioni, però proprio ora che la squadra s’è ritratta, lasciandolo solo a far tutto (oltre alla doppietta, l’assist per Rugani) e creando gli effetti di una dipendenza: nelle ultime nove partite, dal Frosinone al Frosinone, ha segnato dieci volte. L’unica gara che ha sbagliato (con l’Udinese era invece rimasto fuori per infortunio) è stata quella con l’Inter, macchiata da quello stop sbagliato a due passi da Sommer che ha svelato i limiti con i quali sta ancora lottando. Ma ieri è stato in campo con il piglio del leader, al di là della doppietta. Ha incitato, indicato, trascinato e tenuto viva una squadra terrorizzata dalle sue stesse paure, di idee deboli e senza slanci di coraggio (Allegri ha azzardato una formazione offensiva solamente al 41’ st), se non i suoi.

Allegri nega la dipendenza da Vlahovic

L’allenatore nega la dipendenza («Ci sono stati dei momenti in cui non segnava e la squadra ha fatto buoni risultati lo stesso»), ma non che il centravanti si stia evolvendo: «Non esce più dalla gara come è capitato contro l’Inter». Dusan, insomma, sta imparando a non farsi dominare dall’emotività e da quella frenetica istintività che sovente lo condizionava, ma intanto gli sta crescendo il vuoto attorno. Kean è in rimessa, Milik meno gioca e peggio gioca (i suoi 10’ di ieri sono stati disastrosi), Yildiz si è involuto e Chiesa è un fantasma. «Gli ho detto di stare tranquillo e di ritrovare la condizione» lo assolve Allegri, che dall’azzurro sta però ricavando pochissimo, sia che lo tenga vicino a Vlahovic sia che lo allarghi sulla fascia. Chiesa si sfiducia in un amen, tenta e ritenta la giocata che sbaglia (e la risbaglia), ha scatti di nervosismo frequenti. Fisicamente non sta bene e si vede, ma è l’entusiasmo a essere scomparso: c’è chi dice che lo abbia inquietato l’affermazione di Yildiz (è con il giovane turco titolare che la Juve ha praticato il calcio migliore), chi il rapporto di scarsa fiducia reciproca con Allegri e chi le incertezze sul futuro, perché se l’estate scorsa la società aveva tentato di vendere Vlahovic, organizzando invano lo scambio con Lukaku, adesso è Chiesa quello per cui verrebbero ascoltate volentieri delle offerte, per altro in questi anni mai arrivate. Il contratto è in scadenza nel 2025 e le trattative per il rinnovo non stanno decollando, anche perché la Juve propone cifre al ribasso (logicamente, visto il rendimento) mentre lui gioca al rialzo, anche facendo leva sui 12 milioni che Vlahovic, col suo stipendio a salire, guadagnerà. I bianconeri hanno quattro attaccanti abbastanza giovani (cinque con Kean) su cui impostare il futuro — Vlahovic, Chiesa, Yildiz e Soulé — e uno verrà sacrificato per finanziare il mercato. Ma non sarà né Vlahovic né Yildiz.

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