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Allegri, è finita. Scenate, accuse e liti: la Juve non lo perdona

Massimiliano Allegri dopo l'espulsiuone nella finale di Coppa Italia

 (reuters)
Due giornate di squalifica per la sfuriata, indagine Figc per lo scontro con un giornalista. Il club furibondo studia i pareri legali, poi il licenziamento: possibile coda giudiziaria
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ROMA — La sfilza di scene madri con cui Massimiliano Allegri ha trasformato una festa che gli juventini aspettavano da tre anni in un nevrastenico show personale costerà all’allenatore, con ogni probabilità, il licenziamento in tronco (in panchina a Bologna andrebbe Montero). Se ancora non è stato comunicato è perché la società sta soppesando gli aspetti legali della vicenda, poiché allo studio c’è la possibilità di fargli causa e quindi di rescindere il contratto in scadenza tra un anno che garantirebbe a Max altri sette milioni di stipendio. E con la minaccia del tribunale, magari si arriverebbe una transazione: Allegri si risparmierebbe il processo, il club qualche milione.

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In ballo c’è il danno di immagine che la società ha subito, ma contano anche le parole che il tecnico ha urlato nei corridoi dello stadio Olimpico al direttore di Tuttosport, Guido Vaciago…

ROMA — La sfilza di scene madri con cui Massimiliano Allegri ha trasformato una festa che gli juventini aspettavano da tre anni in un nevrastenico show personale costerà all’allenatore, con ogni probabilità, il licenziamento in tronco (in panchina a Bologna andrebbe Montero). Se ancora non è stato comunicato è perché la società sta soppesando gli aspetti legali della vicenda, poiché allo studio c’è la possibilità di fargli causa e quindi di rescindere il contratto in scadenza tra un anno che garantirebbe a Max altri sette milioni di stipendio. E con la minaccia del tribunale, magari si arriverebbe una transazione: Allegri si risparmierebbe il processo, il club qualche milione.

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In ballo c’è il danno di immagine che la società ha subito, ma contano anche le parole che il tecnico ha urlato nei corridoi dello stadio Olimpico al direttore di Tuttosport, Guido Vaciago, che le ha riferite: «Devi smetterla di fare marchette con la società». Con i giornalisti di Mediaset si è invece imbufalito perché «sapete la verità ma non la dite». E la verità che mercoledì sera Allegri urlava era una sequela di epiteti verso il dg Giuntoli, accusato (ma Max lo dirà mai, in pubblico?) di averlo pervicacemente boicottato tramandogli alle spalle e di avergli mancato di rispetto avviando di soppiatto i contatti con Thiago Motta, che lunedì sarà avversario della Juve col Bologna. Se si finirà in tribunale almeno una verità giuridica potrà nel caso venire fissata. Intanto Allegri (che non pare avere intenzione di scusarsi) si è a sua volta affidato a un legale per smentire la ricostruzione di Vaciago delle minacce allegriane («So dove venirti a prendere, ti stacco entrambe le orecchie»), che però il giornalista ha ribadito. Sull’episodio, la Figc aprirà un’inchiesta. Intanto, il giudice ha squalificato il tecnico per due turni.

La società è furibonda con Allegri (imbarazzo è il termine più lieve che è stato pronunciato) e per le sue sceneggiate mai viste su un campo di calcio: si è scagliato contro arbitro, quarto uomo e designatore, si è strappato di dosso i vestiti come un esagitato, ha preso a calci le apparecchiature di un’agenzia fotografica, ha minacciato e insultato giornalisti e inveito contro la dirigenza: «Che nessuno di loro si azzardi a partecipare alla premiazione», urlava dopo l’espulsione, passando da un attimo all’altro da uno stato di furia a uno di euforia, fino a recuperare una vena di sarcasmo del tutto fuori luogo: «Vi ho divertito? Comunque non è vero che ho perso il controllo. È tutto normale». Quando è entrato nello spogliatoio, la squadra lo ha applaudito.

Ma come e perché si è arrivati a questo punto? I rapporti con la società sono tesi da sempre, da quando i vecchi dirigenti sono stati costretti alle dimissioni. Su Andrea Agnelli, Allegri aveva un’influenza che non è mai più riuscito ad avere su nessun altro e dopo l’anno in cui aveva fatto sostanzialmente da “salvatore”, su mandato di John Elkann, ha perso centralità. Negli ultimi mesi sono spesso volati gli stracci e con Giuntoli il rapporto, cominciato nel rispetto professionale, è precipitato con il tempo, quando Allegri ha cominciato a sentire puzza di bruciato attorno alla sua panchina e si è sentito poco tutelato e ancora meno rispettato.

Tra i due le comunicazioni si sono azzerate. Naturalmente in società la vedono diversamente e anzi imputano all’allenatore un pessimo lavoro tecnico su una squadra che da fine gennaio ha cominciato a rantolare, trovando solamente qualche colpo d’ala in Coppa Italia: prima era scadente il gioco, poi i risultati si sono allineati. Con Giuntoli i rapporti si sono fatti sempre più tempestosi e si narra anche di un ultimo litigio domenica, dopo l’orribile pareggio con la Salernitana. Dettagli ormai irrilevanti, a questo punto. Quello che conta è che il nervosismo che in questi mesi ha vibrato in società ha inevitabilmente contagiato la squadra, già piuttosto fragile di suo a livello nervoso. Di certo, nulla arriva a giustificare le sguaiate reazioni a catena del mercoledì sera di Allegri, completamente fuori dal controllo. Ed è uno che ha sempre predicato calma ed equilibrio.

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