Juventus, Spalletti no limits: “Spero di rientrare nella corsa scudetto”
di Emanuele GambaTORINO – Luciano Spalletti si è presentato da uomo sereno e allenatore risoluto e all’apparenza già pacificato, come se il dolore azzurro che lo aveva squassato, e che così spesso aveva evocato, si fosse risolto nel momento in cui ha varcato i cancelli della Continassa. Qualcuno, nei giorni scorsi, gliel’aveva buttata lì: Lucio, ma chi te lo fa fare, ti infili in un ginepraio. Ma lui ha ribaltato la prospettiva, ha spiegato di non aver nulla da perdere e semmai molto da guadagnare, perché se alla Juve andasse male la sua carriera non ne verrebbe compromessa, viste le pagine indelebili che ha già scritto, ma che impresa sarebbe se invece andasse bene o addirittura benissimo: «Spero di rientrare nella lotta scudetto, perché no. Le intenzioni, perlomeno, debbono essere al massimo, se ne parlava anche con i calciatori. Sono state giocate soltanto 9 partite, in 30 e rotti anni di professione ne ho viste di tutti i colori».
TORINO – Luciano Spalletti si è presentato da uomo sereno e allenatore risoluto e all’apparenza già pacificato, come se il dolore azzurro che lo aveva squassato, e che così spesso aveva evocato, si fosse risolto nel momento in cui ha varcato i cancelli della Continassa. Qualcuno, nei giorni scorsi, gliel’aveva buttata lì: Lucio, ma chi te lo fa fare, ti infili in un ginepraio. Ma lui ha ribaltato la prospettiva, ha spiegato di non aver nulla da perdere e semmai molto da guadagnare, perché se alla Juve andasse male la sua carriera non ne verrebbe compromessa, viste le pagine indelebili che ha già scritto, ma che impresa sarebbe se invece andasse bene o addirittura benissimo: «Spero di rientrare nella lotta scudetto, perché no. Le intenzioni, perlomeno, debbono essere al massimo, se ne parlava anche con i calciatori. Sono state giocate soltanto 9 partite, in 30 e rotti anni di professione ne ho viste di tutti i colori».
Le parole di Spalletti
Figurarsi quindi se non immagina un sogno in bianconero. Intanto, ha maneggiato senza preoccupazione una parola da cui i suoi predecessori si tenevano alla larga con minuta attenzione: la linea del Piave era il quarto posto, Lucio dice invece che non bisogna aver paura di buttare uno sguardo oltre anche perché, avendo coscienza dei limiti di una rosa largamente imperfetta («So che ci sono giocatori che vorrebbero stare in una casella differente, ma serve un po’ di disponibilità. E io offrirò la mia»), sa che il salto di qualità può arrivare intervenendo sulla mentalità, rendendola più ambiziosa. «L’autodisciplina, la collaborazione, l’affetto, l’amicizia sono fondamentali. Quando si arriva a pensare “quel gol che abbiamo preso non è colpa mia, ma avrei comunque potuto fare di più”, poi capita che una mattina ti svegli e pam, ti ritrovi a un livello superiore».
Togliere l’insicurezza ai giocatori
Li tormenterà su questo aspetto, i giocatori, che parlano continuamente di spogliatoio sano e gruppo unito ma poi riescono a mettere in condivisione quasi soltanto l’insicurezza. Spalletti cercherà di togliergliela. «Se non pensassi che questa squadra ha delle potenzialità, credete che avrei firmato per soli otto mesi?». Ma l’ha fatto anche perché se lo poteva permettere, «perché fortunatamente non ho bisogno di essere rassicurato sul mio futuro. È una situazione semplice, onesta e molto chiara, se fossi stato nella società avrei fatto allo stesso modo: non devo stare qui per forza solo perché sono legato da un contratto». Comolli queste parole le ha apprezzate molto, perché un terzo allenatore a lunga scadenza non avrebbe potuto permetterselo. Ha liquidato Tudor («Cosa non ha funzionato? I risultati») e precisato, senza che nessuno gliel’avesse chiesto, che «la scelta di Spalletti è stata presa all’unanimità».
"L’amore per Napoli resterà intatto”
Lucio non ha dovuto far finta di nulla, o essere ruffiano, o spacciare illusioni. Ha parlato con coinvolgimento e ironia nell’amore per Napoli «che resterà intatto», perché la Juve non è tradimento, è mestiere. E resterà anche intatto il tatuaggio dello scudetto di due anni fa: «Quando ieri mi hanno tirato il sangue, ho offerto l’altro braccio, perché non volevo che venisse toccato niente», ma anche tenere separati gli indimenticabili amori e le nuove sfide professionali, perché è giusto così. In fondo, la cosa più spallettiana che ha detto è stata l’offerta visionaria di un nuovo spettacolo: «Non mi piacciono gli slogan, mi piace il rumore che fa il pallone che scorre sull’erba: se scivola veloce e i tifosi ne sentono il rumore sugli spalti, allora ce l’abbiamo fatto».