TORINO – Un lungo preambolo introduttivo (“Spero di non aver fatto addormentare nessuno”) e tre quarti d’ora di risposte: appena nominato amministratore delegato del club, Damien Comolli ha presentato i suoi piani sul futuro della Juventus, ribadendo più e più volte il concetto che, ha assicurato, sta alla base del lavoro che ha fatto, che sta facendo, che ha intenzione di fare: “In testa ho una sola cosa: vincere. Non riesco a pensare a nient’altro. È un’ossessione ed è la stessa di John Elkann, lo si vede dal suo impegno economico”.
Il fatturato e la “visione ottimistica”
Sono le parole che piacciono ai tifosi bianconeri, ma poi Comolli si spenderà a spiegare che le vittorie non arrivano soltanto perché le si pretende e che per raggiungerle non basta uno schi…
TORINO – Un lungo preambolo introduttivo (“Spero di non aver fatto addormentare nessuno”) e tre quarti d’ora di risposte: appena nominato amministratore delegato del club, Damien Comolli ha presentato i suoi piani sul futuro della Juventus, ribadendo più e più volte il concetto che, ha assicurato, sta alla base del lavoro che ha fatto, che sta facendo, che ha intenzione di fare: “In testa ho una sola cosa: vincere. Non riesco a pensare a nient’altro. È un’ossessione ed è la stessa di John Elkann, lo si vede dal suo impegno economico”.
Il fatturato e la “visione ottimistica”
Sono le parole che piacciono ai tifosi bianconeri, ma poi Comolli si spenderà a spiegare che le vittorie non arrivano soltanto perché le si pretende e che per raggiungerle non basta uno schiocco di dita, specie adesso che la Juve, come ogni altro club italiano, non è più nella top ten della cosiddetta Money League, la classifica mondiale di chi fattura di più: “Ma dobbiamo avere una visione ottimistica, non gira tutto attorno al denaro. Hanno vinto la Champions o sono arrivate in finale squadre che non fatturavano 7-800 milioni, come Chelsea e Borussia”.
Allo Stadium dieci concerti durante l’estate
La Juve sta più in basso, ma dovrebbe essersi lasciata alle spalle il suo periodo finanziariamente più duro. L’ultimo aumento di capitale di 110 milioni potrebbe essere davvero quello definitivo (“L’obiettivo è vincere senza che l’azionista debba ancora iniettare soldi”), perché Comolli punta ad aumentare i ricavi (“Ci sono tante possibilità di sviluppo degli introiti, a cominciare dallo stadio: puntiamo a ospitare dieci concerti durante l’estate”) ora che non è più necessario intervenire sui costi, anche perché “Scanavino, l’ad che mi ha preceduto, ha fatto un lavoro eccezionale”.
Il contratto di Vlahovic
Il taglio del costo del lavoro non necessita di interventi ulteriori, anche perché il contratto più oneroso, quello di Vlahovic (23 milioni lordi), andrà in scadenza a giugno. Il serbo può rimanere solo a cifre come minimo dimezzate (“In Italia nessuno può pagare gli stipendi che si pagano in Premier”), ma quello non sembra un argomento caldo: “Con Dusan abbiamo trovato un accordo: non parleremo del contratto fino alla fine della stagione. Quindi non fate più domande su questo argomento, sprechereste il vostro tempo”.
Nessun intervento nel mercato invernale
Il punto è che però Vlahovic potrebbe legalmente accordarsi con un nuovo club già a gennaio: a quel punto, a giugno lui e Comolli potrebbero vedersi solo per salutarsi, oppure la Juve potrebbe provare a venderlo subito per guadagnarci qualcosa (difficile, nessuno si accollerebbe sei mesi di stipendio così onerosi). Nel mercato invernale, in ogni caso, non sono previsti interventi: “Dobbiamo rispettare i paletti del fair play finanziario e siamo monitorati dalla Uefa, sarà difficile fare qualcosa. Non abbiamo un piano particolare, ne abbiamo già parlato con Spalletti. Siamo molto contenti di lui, ha una mente creativa, audace, basta vedere il lavoro che sta facendo con Koopmeiners”.
La ricerca del nuovo ds
Il fatto che a gennaio non siano previsti movimenti non rende un’urgenza l’assunzione del nuovo ds: “Nel nostro organigramma c’è ancora una casella vuota, ma in poco tempo troveremo qualcuno. Stiamo facendo colloqui. La parola Juventus attrae e molti si stanno candidando, riceviamo dei curricula fantastici”. Il favorito resta Ottolini, appena uscito dal Genoa, ma è vero che la selezione di Comolli non è ancora completa: vuole prendersi tutto il tempo, lo ha fatto anche con Spalletti nonostante avere un nuovo allenatore dopo Tudor fosse una necessità impellente.
Comolli: “Umile ma ambizioso”
D’ora in avanti, in ogni caso, la Juve sarà a immagine e somiglianza del suo nuovo ad: “Voglio essere umile perché so cosa vuol dire Juventus e quali sono la portata e la reputazione della società. Ma sono tanto umile quanto ambizioso, vogliamo solo tornare a vincere. Possiamo farlo anche in Europa, ma prima dobbiamo ricominciare a farlo in Italia”. Comolli non giudica una zavorra appartenere al movimento calcistico italiano (“Per il derby ci sono stati un milione e 300 mila telespettatori, uno standard elevatissimo”), ma sottolinea come occorrano “altri 10-15 stadi come il nostro, è quello che può fare veramente la differenza”.
Le stelle da crescere in casa
Per fare la differenza nella Juve, ci sarà un potenziamento del vivaio, perché “dobbiamo far crescere in casa le nostre stelle, se vogliamo essere competitivi in Europa”, mentre sul mercato i bianconeri si rivolgeranno, più che ai ventenni in carriera, a quelli che Comolli chiama “calciatori senior”, cioè elementi già formati e magari da rilanciare, o da valorizzare: come Openda, David e Joao Mario, ma magari dal rendimento diverso.