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Spalletti contro Chivu: “Kalulu ha subito torto e lui gli dà anche del bischero”

(lapresse)

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Anche alla vigilia della sfida Champions League di Istanbul, con il Galatasaray, si discute delle polemiche post Inter-Juventus
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Istanbul – Stavolta a Istanbul piove ed è un passo avanti rispetto alla neve che 13 anni fa accolse la Juve e poi la cacciò dall’Europa per interposto Galatasaray. Di questo hanno bisogno, i bianconeri: di passi avanti. “Non dobbiamo portare qui dentro quello che è capitato ma cosa ci capiterà” filosofeggia Spalletti, rimpiazzando il bagaglio di rabbia con “il corretto entusiasmo e la giusta felicità. Questo è un esame di maturità travestito da partita, dobbiamo essere bravi a ripulirci dalla situazione appena vissuta”. Però San Siro incombe, mica basta un colpo di spugna, un cambio d’abito, un salto spaziale dal campionato alla Champions: il Galatasaray ha modi quasi perfidi per rinfacciare pezzi di Inter anche qui (l’allenatore Okan Buruk, il centravanti Icardi) e con quelli la Juve ci deve fare i conti, in attesa che gli ultimi strascichi del sabato italiano finiscano nelle sentenze del giudice sportivo Mastrandrea, che squalificherà perlomeno il focosissimo Comolli.

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Istanbul – Stavolta a Istanbul piove ed è un passo avanti rispetto alla neve che 13 anni fa accolse la Juve e poi la cacciò dall’Europa per interposto Galatasaray. Di questo hanno bisogno, i bianconeri: di passi avanti. “Non dobbiamo portare qui dentro quello che è capitato ma cosa ci capiterà” filosofeggia Spalletti, rimpiazzando il bagaglio di rabbia con “il corretto entusiasmo e la giusta felicità. Questo è un esame di maturità travestito da partita, dobbiamo essere bravi a ripulirci dalla situazione appena vissuta”. Però San Siro incombe, mica basta un colpo di spugna, un cambio d’abito, un salto spaziale dal campionato alla Champions: il Galatasaray ha modi quasi perfidi per rinfacciare pezzi di Inter anche qui (l’allenatore Okan Buruk, il centravanti Icardi) e con quelli la Juve ci deve fare i conti, in attesa che gli ultimi strascichi del sabato italiano finiscano nelle sentenze del giudice sportivo Mastrandrea, che squalificherà perlomeno il focosissimo Comolli.

La delusione per le parole dell’allievo

Spalletti si è portato appresso soprattutto dell’amarezza per le parole di Chivu, suo vecchio allievo da cui si è sentito, come minimo, deluso: “Non parlo sopra le parole di Elkann e dirigenti. Quello che posso dire io è che Kalulu è un professionista solare, una persona veramente per bene che oltre ad aver ricevuto due torti si è sentito anche dare del fesso dall’allenatore avversario. È una cosa che da Chivu non mi sarei aspettato, ma Cristian lo conosco bene e so che si sarà accorto di aver sbagliato. Con quello che ha detto, mi darebbe anche la possibilità di parlare dei giocatori dell’Inter, cosa che però io non voglio fare”. La faccenda gli toccherebbe gestirla se fosse ancora ct della Nazionale “ma purtroppo non lo sono più, ora ce n’è uno forte che va lasciato libero di portare chi vuole, senza imporgli nessuna restrizione”.

"Sono orgoglioso dei miei giocatori”

Dopo San Siro, Spalletti ha lavorato di psicologia, soprattutto. Lunedì ha concesso una specie di giorno libero: niente allenamento di vigilia, l’unica fatica sono state le tre ore di volo da Torino a Istanbul. E poi ha spiegato che ogni cosa deve essere messa da parte perché “la simulazione disturba e offende il calcio ma non è di questo che voglio parlare, ma di quello che possiamo determinare noi. Ai miei giocatori ho detto che sono veramente orgoglioso di loro e non li cambierei con nessuna squadra al mondo”. Chi viene qui, nel ribollente Ali Sami Yen (la gente lo chiama con il nome del vecchio stadio, mica con quello dello sponsor), di solito viene accolto con un eloquente “benvenuti all’inferno” (l’ultima volta fu un inferno di ghiaccio) e questo a Spalletti piace un sacco, “perché qui i riflettori sono come un sole verticale che penetra nelle maschere, che non lascia un angolo d’ombra: ogni esitazione che avremo, sarà un vantaggio per loro”. I turchi sono andati in estasi per le parole di Lucio su Icardi e Osimhen, “che se si potessero fondere assieme sarebbero l’enciclopedia del numero 9. Uno crea il caos, l’altro lo usa”. La Juve invece il 9 non ce l’ha, perché David è rimasto a Torino per un problema all’inguine. Lo sostituirà McKennie: “E se Spalletti mi chiede di fare il portiere, faccio il portiere”.

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