Juventus, c’è un problema: le seconde linee ancora non danno garanzie
dal nostro inviato Emanuele GambaVigo – A Spalletti la Juve di Vigo non è piaciuta: «Eravamo andati molto meglio a Cagliari, anche se il risultato era stato peggiore». Ma è anche vero che in campionato ha giocato la formazione migliore e in Europa League no, è pure questo che spiega le tante falle del gioco bianconero. Dice: Spalletti ha ribaltato la partita con i cambi. Vero, ma è perché sono entrati i titolari e uscite le riserve, il cui rendimento, in generale, è stato una nota stonata. Se l’allenatore doveva usare questa partita per misurare la lunghezza della rosa, dev’essergli rimasto il metro in mano, dato che non ha certamente avuto rassicurazioni da parte di Gatti, di Kelly, di Koopmeiners, in parte anche di Woltemade e di Alajbegovic. Meglio è andato Cambiaso, anche se è dura definirlo riserva se il titolare è Celik.
Vigo – A Spalletti la Juve di Vigo non è piaciuta: «Eravamo andati molto meglio a Cagliari, anche se il risultato era stato peggiore». Ma è anche vero che in campionato ha giocato la formazione migliore e in Europa League no, è pure questo che spiega le tante falle del gioco bianconero. Dice: Spalletti ha ribaltato la partita con i cambi. Vero, ma è perché sono entrati i titolari e uscite le riserve, il cui rendimento, in generale, è stato una nota stonata. Se l’allenatore doveva usare questa partita per misurare la lunghezza della rosa, dev’essergli rimasto il metro in mano, dato che non ha certamente avuto rassicurazioni da parte di Gatti, di Kelly, di Koopmeiners, in parte anche di Woltemade e di Alajbegovic. Meglio è andato Cambiaso, anche se è dura definirlo riserva se il titolare è Celik.
Spalletti difende le seconde linee
Spalletti ha negato questa interpretazione: «Siamo stati lenti e scolastici, ma non è dipeso da chi di solito gioca meno: i nuovi non sono stati peggio degli altri». E ha poi spiegato che Gatti e Kelly li ha tolti perché erano stanchi, essendo disabituati a giocare partite intere. In realtà, l’ex ct ha puntellato la difesa con Bremer e Lucumì quando ha capito che stava barcollando e che avrebbe potuto crollare da un momento all’altro, dopo che già nel primo tempo, quando tutti erano ancora freschi, aveva imbarcato acqua. Gatti e Kelly, insomma, non hanno dato garanzie. E se per l’inglese potrebbe trattarsi di un problema psicologico (era abituato a giocare sempre, dopo l’arrivo di Lucumì non ha giocato praticamente più), per l’azzurro è la conferma dei gravi limiti che lo hanno fatto inevitabilmente retrocedere nelle gerarchie.
Il problema Koopmeiners
Di Koopmeiners non c’è ormai più da fidarsi. Tocchetta palloni banali dietro e di lato, niente di più. Dal suo piede è partito il cross dell’1-1, che però in realtà lui aveva indirizzato a un avversario, Marcos Alonso. «Non è sereno, si sente sotto osservazione», dice Spalletti: ma l’olandese è così, ormai da due anni. Lo si direbbe irrecuperabile. Con questi riscontri, la rosa bianconera si assottiglia decisamente, anche se il recupero di Cambiaso dà fiato alle scelte (con lui, McKennie può tornare a giocare in mezzo) e anche Boga è ormai pronto per il rientro. Ma di sicuro in difesa e a centrocampo l’organico non è all’altezza, perlomeno fino a quando non verranno recuperati Thuram e Locatelli (e di tempo ce ne vuole).
Attacco più vario, ma difficile la coppia Woltemade-Kolo Muani
È diverso il discorso in attacco, dove Spalletti ha gli uomini sufficienti, e adatti, per variare formula, assetto, struttura quando le esigenze della partita lo richiedano, per quanto su Woltemade continuino ad aleggiare giganteschi punti interrogativi: al Balaidos è stato desolante fino al gol, segnalandosi per la totale assenza di mordacità, per l’incapacità di reggere l’impatto fisico col difensore, di muoversi con rapidità. Dopo la rete, per quanto casuale, è andato invece molto meglio, segno che aveva bisogno di una botta di fiducia, per fare vedere una versione di sé stesso un po’ più accattivante. È difficile però che Spalletti decida di puntare sulla coppia Woltemade-Kolo Muani. Di fatto non è successo nemmeno a Vigo, perché quando il francese è entrato è stato sistemato all’ala sinistra, lontano dal tedesco, anche se l’allenatore avrebbe voluto che si accentrasse di più. A un certo punto gli ha detto di sistemarsi senza remore in mezzo all’area e un minuto dopo, o forse meno, è arrivato il gol del sorpasso, per altro del tutto simile a quello segnato a Cagliari: sul cross partito dalla sinistra ad aggirare la difesa, Kolo si è inserito sul secondo palo, anche se questa volta non c’era Woltemade in area a tenere occupati i difensori.
L’assistenza a Kolo Muani
Gli juventini erano anzi addirittura in quattro: oltre a quello che ha segnato, McKennie, Kalulu e Nico Gonzalez, segno che ciò di cui ha bisogno la Juve è trovare giocatori che riempiano l’area e non lasciare solo Kolo Muani, che l’attaccante solitario d’area non lo sa fare. Difficilmente verrà dunque riproposta la formula di Vigo, con Kolo Muani esterno, mentre per quanto riguarda l’assetto a due punte Spalletti ha intenzione di insistere su Kolo Muani e Nico Gonzalez, che non sono due centravanti (ma Woltemade lo è meno di loro) ma hanno energia e impatto fisico: è su quella coppia che Lucio intende lavorare, anche perché Nico dà pure una bella mano al lavoro di recupero palla e copertura, garantendo equilibri che altri giocatori offensivi non danno, come lo stesso Woltemade, Alajbegovic (è giovane, su questo fronte deve ancora crescere, ma il talento è notevolissimo) e soprattutto Zhegrova, un individualista che può essere utile in certi frangenti complicati ma che al gioco di squadra dà un contributo minimo.