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Lazio, Lotito e il mercato: "Voglio 22 titolari"

Il presidente della società romana traccia le strategie per la campagna acquisti dopo gli arrivi di Perea (mercoledì visite mediche), Biglia (manca solo la firma), Anderson, (quasi fatto): "Non ci fermiamo qui, dobbiamo colmare tutte le lacune"
di MARCO ERCOLE

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ROMA - Una cena per festeggiare e programmare le prossime mosse di mercato: qualche giorno fa, in un noto ristorante della Capitale, si sono incontrati il presidente della Lazio Lotito e il direttore sportivo Tare. Al tavolo c'era anche l'allenatore della Primavera Alberto Bollini, che ha esordito con una vittoria contro il Torino alle fasi finali del campionato, centrando così la semifinale (dove incontrerà il Chievo).

"VOGLIO UNA ROSA DI 22 TITOLARI"  -  Il clima è sereno, rilassato. L'onda lunga della vittoria in Coppa Italia si fa ancora sentire, anche perché con questo trofeo Lotito e diventato il secondo presidente più vincente della storia della società: "Ma deve diventare il primo", lo stuzzica Tare. Il patron sorride, è d'accordo con il suo dirigente e accetta la sfida: "L'obiettivo è quello. Stiamo lavorando per cercare di fare sempre meglio ogni anno. La nostra è una logica di programmazione". Che in estate dovrebbe portare alla corte di Petkovic molti volti nuovi. Dopo Perea (che mercoledì sosterrà la visite mediche) e Biglia (manca la firma ma è virtualmente un giocatore della Lazio), adesso l'obiettivo principale è quel Felipe Anderson sfiorato a gennaio: "Ma non seguiamo solo lui. Non ci limitiamo al nome, cerchiamo di capire cosa serva nei vari ruoli a seconda delle caratteristiche della rosa. L'obiettivo e allestire un gruppo di 22 titolari intercambiabili. Ragioniamo sul collettivo, perché spesso quelli che stanno in panchina sono più importanti di quelli che giocano".

"ZARATE? WHO IS?"  -  Il successo in Coppa Italia ha dato lustro a una stagione partita alla grande, ma chiusa con le delusioni in Europa League e campionato, obiettivo sfumati a un passo dal traguardo. A rendere tutto ancora più gustoso, ovviamente, la vittoria contro i cugini della Roma: "Noi però siamo abituati a guardare solo in casa nostra. Si agisce per noi stessi, non contro altri". E nemmeno la provocazione di Totti, "la Lazio per me è niente", riesce a scalfire il ragionamento: "Non è mia abitudine giudicare altre squadre. Preferisco concentrarmi sulla mia, per migliorarla in termini di organizzazione, crescita del tasso tecnico e delle qualità morali. Tutto il resto conta poco". Non c'è spazio per le polemiche. E neanche una domanda sull'ex figlioccio Zarate riesce a togliere il sorriso al presidente: "Zarate? Gli inglesi risponderebbero 'who is?' Scherzi a parte, stiamo cercando di trovare una soluzione, ma per ora le nostre proposte sono state rifiutate".

"UNA STAGIONE DA 7"  -  Ci sarà tempo per pensarci. Adesso meglio concentrarsi su come far crescere ulteriormente una squadra il cui bilancio stagionale è stato più che positivo: "Se dovessi dare un voto alla stagione farei come Hernanes. Lui ha detto 7 vero? - chiede conferma a Tare che annuisce, ndr  -  E allora mi associo pure io. Non è solo merito della Coppa Italia, ma sicuramente si è trattato di un risultato importantissimo perché ha sancito le gerarchie di questa città anche dal punto di vista sportivo e non solo anagrafico. Perché da presidente della Lazio ho sempre sottolineato il fatto di essere la prima squadra della Capitale. Adesso però dobbiamo cercare di confermarci più forti sul campo". L'ora si fa tarda, Lotito se ne sta andando. Resta il tempo per sfoderare un suo vecchio cavallo di battaglia quando gli viene chiesto cosa si aspetti dal futuro: "Non si può sapere  -  ride  -  perché mica facciamo i maghi. Non siamo abituati a fare proclami, come dico sempre noi non vendiamo sogni, ma solide realtà".
 
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