ROMA - "È inspiegabile, intollerabile e vergognoso quello che è successo", dice Petkovic al termine dell'incontro. Effettivamente per la sua Lazio peggio di così non poteva andare. La Juventus ha stravinto 4-0 la Supercoppa italiana e ai biancocelesti non resta che leccarsi le ferite: un risultato impietoso, una lezione di calcio impartita da Antonio Conte, frutto di uno strapotere dei bianconeri che ha portato alla luce le tante lacune con le quali la Lazio si avvia a cominciare questa stagione. E il tecnico di Sarajevo sa bene che a questa Waterloo ha contribuito attivamente anche lui. Perché perdere con i campioni d'Italia ci può stare, ma farlo in questo modo significa che sono davvero troppe le cose che non vanno.
BIGLIA-LEDESMA: LA STRANA COPPIA - A partire dalla linea mediana "leggera" scelta per fronteggiare la Juventus, una squadra che fa dell'aggressività dei centrocampisti una delle proprie armi migliori. L'idea di affrontare a viso aperto l'avversario sfidandolo sul palleggio non è neanche sbagliata di per sé (a patto di farlo con intelligenza e non esporsi a ripetizione a contropiedi con i bianconeri sempre in superiorità numerica e la difesa della Lazio in vacanza), ma permettersi il lusso di rinunciare a un centrocampista di corsa come Gonzalez o Onazi è un errore imperdonabile, con in più l'aggravante della recidività. Già, perché l'anno scorso nelle poche occasioni in cui Petkovic ha mandato in campo una squadra senza incontristi i risultati sono sempre stati devastanti (le débacle contro Catania e Napoli insegnano). Ma l'allenatore croato della storia recente se ne è infischiato altamente, ha riproposto una coppia che può andare bene contro squadre come il Crystal Palace, ma che - almeno per ora - non può reggere per un'intera partita (il primo tempo era andato relativamente bene) contro un avversario tosto come la Juve. E i risultati si sono visti.
L'EQUIVOCO TATTICO DI HERNANES - Come se non bastasse, scegliendo quella mediana tutta argentina a farne le spese è pure Hernanes. Il brasiliano, posizionato nel ruolo di trequartista in questo nuovo 4-2-3-1, è diventato un ectoplasma. L'anno scorso abbassando di qualche metro il suo raggio d'azione ha trovato la sua dimensione (e la Nazionale): ora questo "ritorno al passato" (come ai tempi di Reja) non gli va proprio giù. Il problema vero, però, è un altro: a vederla schierata in campo sembra quasi che questa squadra sia stata costruita per giocare con il nuovo modulo, ma senza "Il Profeta". Come se fosse già in preventivo l'idea di vederlo partire in questa sessione di mercato. Poi però l'offerta da 30 milioni non è arrivata: da Parigi e Londra si sono spinti al massimo fino a 24-25 e Lotito ha detto no. Così il tecnico se lo è ritrovato ancora in rosa e dal momento che rinunciare al giocatore più forte è impossibile, lo ha piazzato nell'unico "posto libero".
LA KLOSE-DIPENDENZA CONTINUA - E i problemi non sono finiti. La batosta di ieri ha confermato ancora una volta ciò che è evidente da ormai due anni a questa parte: se non gira Klose, la Lazio non segna. Non solo: quando in campo non c'è uno tra Mauri, Ederson e Floccari, il tedesco è abbandonato a sé stesso là davanti, in attesa di un pallone giocabile. Durante la partita contro la Juve questo è stato evidente: in più circostanze Candreva o Lulic sono arrivati sul fondo per cercare il cross, ma in area c'èra solo Miro contro i tre difensori bianconeri più Pirlo in copertura. Davvero troppo anche per lui, che avrebbe tanto bisogno di una spalla di livello. Quell'attaccante "alla Yilmaz" (o perché no Yilmaz stesso) che possa anche dargli il cambio senza farlo rimpiangere nel corso della stagione di avvicinamento al Mondiale in Brasile, suo vero obiettivo. Dopodiché deciderà se restare alla Lazio o tornare nella sua Germania: "La Bundesliga potrebbe essere un'opportunità per me, posso immaginare di finire lì la mia carriera", rivela alla Bild.
L'INDEGNO COMPORTAMENTO DEI TIFOSI - E di certo il comportamento dei tifosi non lo aiuta a propendere verso una permanenza a Roma. A rendere "indimenticabile" la serata, infatti, ci ha pensato anche una parte della tifoseria, che si è resa protagonista con quei soliti beceri ululati razzisti indirizzati verso i calciatori di colore avversari, in questo caso Pogba, Asamoah e Ogbonna. Invano la parte restante dello stadio ha tentato di zittire a suon di fischi quegli incivili: gli uh-uh-uh hanno riecheggiato nello stadio Olimpico inesorabilmente, coprendo ancora una volta di vergogna la Lazio, la città di Roma e l'Italia in generale. E a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta quei supporter che si distanziano da certi atteggiamenti, cui sarà tolta la possibilità di tifare per la propria squadra nella partita in casa contro l'Udinese alla prima giornata di campionato. Come aveva detto Petkovic dopo la partita? "È inspiegabile, intollerabile e vergognoso quello che è successo". Eh già, ma mica solo in campo.
BIGLIA-LEDESMA: LA STRANA COPPIA - A partire dalla linea mediana "leggera" scelta per fronteggiare la Juventus, una squadra che fa dell'aggressività dei centrocampisti una delle proprie armi migliori. L'idea di affrontare a viso aperto l'avversario sfidandolo sul palleggio non è neanche sbagliata di per sé (a patto di farlo con intelligenza e non esporsi a ripetizione a contropiedi con i bianconeri sempre in superiorità numerica e la difesa della Lazio in vacanza), ma permettersi il lusso di rinunciare a un centrocampista di corsa come Gonzalez o Onazi è un errore imperdonabile, con in più l'aggravante della recidività. Già, perché l'anno scorso nelle poche occasioni in cui Petkovic ha mandato in campo una squadra senza incontristi i risultati sono sempre stati devastanti (le débacle contro Catania e Napoli insegnano). Ma l'allenatore croato della storia recente se ne è infischiato altamente, ha riproposto una coppia che può andare bene contro squadre come il Crystal Palace, ma che - almeno per ora - non può reggere per un'intera partita (il primo tempo era andato relativamente bene) contro un avversario tosto come la Juve. E i risultati si sono visti.
L'EQUIVOCO TATTICO DI HERNANES - Come se non bastasse, scegliendo quella mediana tutta argentina a farne le spese è pure Hernanes. Il brasiliano, posizionato nel ruolo di trequartista in questo nuovo 4-2-3-1, è diventato un ectoplasma. L'anno scorso abbassando di qualche metro il suo raggio d'azione ha trovato la sua dimensione (e la Nazionale): ora questo "ritorno al passato" (come ai tempi di Reja) non gli va proprio giù. Il problema vero, però, è un altro: a vederla schierata in campo sembra quasi che questa squadra sia stata costruita per giocare con il nuovo modulo, ma senza "Il Profeta". Come se fosse già in preventivo l'idea di vederlo partire in questa sessione di mercato. Poi però l'offerta da 30 milioni non è arrivata: da Parigi e Londra si sono spinti al massimo fino a 24-25 e Lotito ha detto no. Così il tecnico se lo è ritrovato ancora in rosa e dal momento che rinunciare al giocatore più forte è impossibile, lo ha piazzato nell'unico "posto libero".
LA KLOSE-DIPENDENZA CONTINUA - E i problemi non sono finiti. La batosta di ieri ha confermato ancora una volta ciò che è evidente da ormai due anni a questa parte: se non gira Klose, la Lazio non segna. Non solo: quando in campo non c'è uno tra Mauri, Ederson e Floccari, il tedesco è abbandonato a sé stesso là davanti, in attesa di un pallone giocabile. Durante la partita contro la Juve questo è stato evidente: in più circostanze Candreva o Lulic sono arrivati sul fondo per cercare il cross, ma in area c'èra solo Miro contro i tre difensori bianconeri più Pirlo in copertura. Davvero troppo anche per lui, che avrebbe tanto bisogno di una spalla di livello. Quell'attaccante "alla Yilmaz" (o perché no Yilmaz stesso) che possa anche dargli il cambio senza farlo rimpiangere nel corso della stagione di avvicinamento al Mondiale in Brasile, suo vero obiettivo. Dopodiché deciderà se restare alla Lazio o tornare nella sua Germania: "La Bundesliga potrebbe essere un'opportunità per me, posso immaginare di finire lì la mia carriera", rivela alla Bild.
L'INDEGNO COMPORTAMENTO DEI TIFOSI - E di certo il comportamento dei tifosi non lo aiuta a propendere verso una permanenza a Roma. A rendere "indimenticabile" la serata, infatti, ci ha pensato anche una parte della tifoseria, che si è resa protagonista con quei soliti beceri ululati razzisti indirizzati verso i calciatori di colore avversari, in questo caso Pogba, Asamoah e Ogbonna. Invano la parte restante dello stadio ha tentato di zittire a suon di fischi quegli incivili: gli uh-uh-uh hanno riecheggiato nello stadio Olimpico inesorabilmente, coprendo ancora una volta di vergogna la Lazio, la città di Roma e l'Italia in generale. E a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta quei supporter che si distanziano da certi atteggiamenti, cui sarà tolta la possibilità di tifare per la propria squadra nella partita in casa contro l'Udinese alla prima giornata di campionato. Come aveva detto Petkovic dopo la partita? "È inspiegabile, intollerabile e vergognoso quello che è successo". Eh già, ma mica solo in campo.