PETKOVIC-LAZIO, SI VA VERSO IL BRACCIO DI FERRO - Parla già da tecnico della Svizzera, sebbene sia ancora legato alla Lazio fino al giugno del 2014. Una difficile coesistenza che a suo giudizio non può comunque portare al suo esonero: "Sono voci che circolano da parecchie settimane, da quando qualcuno ha reso pubblica la notizia secondo cui sarei stato un possibile candidato alla successione di Ottmar Hitzfeld, in un momento in cui, mi preme sottolinearlo, io non ne sapevo ufficialmente nulla. Simili voci e dicerie non facilitano la vita, ma fanno parte del nostro mestiere. Ma ciò non ci impedisce di proseguire i nostri obiettivi con la massima convinzione. La squadra sta lavorando molto bene e sono certo che prima o poi ciò inciderà anche sulla necessaria dose di fortuna. Ora per le feste natalizie vi sarà una settimana di pausa, e il 30 riprendiamo gli allenamenti. Il 6 gennaio ci aspetta la partita contro l'Inter. Non permetterò a nessuno di dubitare neppure per un secondo che io possa trascurare anche solo minimamente la Lazio, perché distratto dal mio futuro impegno". Il messaggio che ne esce è cristallino: Petkovic non ha alcuna intenzione di dimettersi. Una notizia che non si aspettavano Lotito e Tare, convinti che questa ufficialità - di cui non erano stati preventivamente informati - avrebbe spinto l'allenatore a fare un passo indietro. Si va dunque verso un braccio di ferro, perché la Lazio non vuole pagare alcuna liquidazione al croato, che però è determinato a portare avanti il suo incarico fino alla naturale scadenza del suo contratto senza rinunciare a un solo euro.
L'OBIETTIVO PRINCIPALE È SEMPRE YAKIN, REJA L'ALTERNATIVA - Proprio per questo Lotito vuole avere un faccia a faccia con Vlado, prima di ufficializzare l'inevitabile esonero e il nome del nuovo allenatore. "Serve una scossa - ha confermato il presidente della Lazio ai microfoni di SkySport - , sto valutando in questi minuti. Incontrerò Petkovic ma non si può più andare avanti così. Non voglio cambiare tanto per cambiare, anche se so che bisogna cambiare strada, fare qualcosa per ripartire. Il futuro? La rosa è ristretta, facciamo valutazioni anche sui campionati esteri. I tempi? Molto brevi". In pole position per la successione di Petkovic resta Murat Yakin del Basilea: è a lui che si riferisce Lotito quando parla di "valutazioni anche sui campionati esteri". In questo caso la situazione è opposta a quella biancoceleste, con il tecnico che vorrebbe interrompere prima del previsto (giugno 2014) il suo rapporto con il club, che invece lo vuole tenere fino al termine del contratto. Parti invertite, ma stessa regola: la Lazio non vuole pagare alcun indennizzo per portare a Roma il nuovo allenatore, che alcuni siti svizzeri danno già in queste ore nella Capitale. Difficile, anche perché il 26 ci sarà un nuovo incontro tra Yakin e il presidente del Basilea. L'alternativa è Edy Reja, un cavallo di ritorno che conosce alla perfezione l'ambiente e che nonostante il burrascoso addio di un anno e mezzo fa, tornerebbe volentieri per guidare la Lazio fino al termine della stagione. Un vero caos, insomma. Una situazione che si sistemerà difficilmente in tempi brevi, ma che probabilmente si prolungherà oltre Natale.
DI CANIO: "ALLENATORE DELLA LAZIO? MAI NELLA VITA CON LOTITO" - Chi di sicuro non si sogna di proporre la candidatura ad allenatore della Lazio è Paolo Di Canio. "Io allenatore della Lazio? Con Lotito mai nella vita, non mi piace, ma non è un segreto", spiega a Fox Sport l'ex idolo biancoceleste. "Il momento è delicato - aggiunge - c'erano aspettative diverse che non sono state mantenute, è evidente che l'allenatore non ha più il potere, forse è giusto cambiare, non per colpa di Petkovic, ma perchè da allenatore so che è difficile portare avanti un lavoro se si sa che il progetto finisce. Reja? Be, conosce già lo spogliatoio"