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Lazio, Klose: "Spesso non giochiamo come una squadra"

Il pareggio di Torino lascia definitivamente i biancocelesti nel limbo di una classifica anonima, senza più velleità o ambizioni. Pioli rimanda i bilanci ma il tedesco ammette: "Tra ciò che facciamo in allenamento e in partita c'è sempre differenza"

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ROMA - Ormai è tempo di mettersi l’anima in pace per la Lazio. Nonostante prima di ogni partita arrivino puntuali le dichiarazioni del tecnico Pioli e del ds Tare riguardo la possibilità di poter ancora raggiungere qualche obiettivo in campionato (è successo anche prima della gara pareggiata 1-1 con il Torino), la Lazio è impantanata nell’anonimato dell’attuale classifica. I punti dal quinto posto (attualmente occupato dall'Inter) utile per la qualificazione in Europa League è a 13 punti di distanza, uno in più di quelli che separano la squadra di Pioli dal Frosinone terzultimo in classifica.
 
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CON IL TORO L’OTTAVO PAREGGIO IN CAMPIONATO
- Pioli insiste logicamente nel rimandare i bilanci (farli adesso non aiuterebbe certo la squadra a dare qualcosa di più), ma di fatto in Serie A la Lazio è ormai lontana da qualsiasi cosa. Per forza di cose ora si concentra su quell’isola felice chiamata Europa League, dove fino a questo momento si è vista la faccia della medaglia positiva della stagione biancoceleste. Il campionato si conferma la nota dolente. La Lazio è ottava a 38 punti, figli di 10 vittorie, 10 sconfitte e ben 8 pareggi, già 2 in più rispetto ai 6 totalizzati alla fine del campionato scorso. “Se siamo così in ritardo è colpa del mese di novembre, in cui abbiamo raccolto solo un punto in 4 partite”, ha spiegato Pioli. Ma anche a febbraio non è che sia andato molto meglio: perché nel mese appena concluso la Lazio ha raccolto 5 punti in 5 partite, per la media di uno a partita. Certo, è meglio dell’andamento di 0,25 a gara di novembre, ma comunque troppo poco per una squadra partita da terza forza del campionato.
 
KLOSE SPIEGA I PROBLEMI: "SPESSO NON GIOCHIAMO DA SQUADRA" - Numeri poco superiori sono poi stati registrati a dicembre (3 punti in 2 partite, media di 1,5), ottobre (6 punti in 4 partite, media di 1,5) e dicembre (4 punti in 3 partite, media di 1,3). Settembre (9 punti in 4 partite, media di 2,25) e gennaio (9 punti in 5 partite, media di 1,8) aiutano a far salire la media generale portandola 1,35, comunque molto lontana da quella di 1,81 che aveva permesso a Pioli di chiudere lo scorso campionato con ben 69 punti complessivi. Proseguendo al ritmo attuale la Lazio chiuderebbe la stagione con 51 punti (ben 18 in meno), praticamente quelli che l’anno scorso ha totalizzato il Milan, arrivato con 52 al decimo posto. Quello che rappresenta alla perfezione il concetto di campionato anonimo. “La squadra dà tutto in allenamento, ma con la partita poi c’è spesso differenza”, analizza senza troppi giri di parole Miroslav Klose. Omaggiato dall’Università Tor Vergata con il Premio Etica nello Sport, l’attaccante tedesco è andato dritto al cuore del problema: “A volte capita che qualcuno sia nervoso o che non faccia la sua parte, o che non lavoriamo insieme come una squadra. Sappiamo di avere grandi qualità, ma ogni tanto dobbiamo dimostrarle in campo”. Come è invece avvenuto in Europa. Ecco perché, anche se Pioli era "convinto di aver fatto comprendere ai ragazzi quanto fosse importante la partita con il Torino”, forse inconsciamente la mente della squadra era già proiettata all’Europa League. Lì, almeno, c’è la speranza di poter essere ancora protagonisti.
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