“S.S. Lazio. La Storia”, un viaggio lungo 120 anni
Dal 9 gennaio 1900 ai giorni nostri. Un traguardo importante del club capitolino viene celebrato in un volume nel quale lo sport diventa specchio fedele di eventi storici e sociali
Uno dei mantra dei club di calcio dei nostri tempi riguarda il famoso 'stadio di proprietà'. Scorrendo il nastro della storia però emerge che a Roma, negli anni dieci e venti, uno stadio di proprietà del club già esisteva: era la Rondinella, una caratteristica bomboniera capace di accogliere con le sue tribune in legno circa 15mila spettatori. Apparteneva alla Lazio, che poi dal 1931 andò a giocare nell'attuale stadio Flaminio prima di trasferirsi all'Olimpico. Quella della Rondinella è solamente una delle tappe di un viaggio lungo 120 anni: lo raccontano in 320 pagine Fabio Argentini e Luca Aleandri. “S.S. Lazio. La Storia” (Goal Book editore) è un volume voluto dalla società biancoceleste. Hanno collaborato prestigiosi archivi storici quali quelli del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo, il Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, la Lazio Generale, la polisportiva più grande d…
Uno dei mantra dei club di calcio dei nostri tempi riguarda il famoso 'stadio di proprietà'. Scorrendo il nastro della storia però emerge che a Roma, negli anni dieci e venti, uno stadio di proprietà del club già esisteva: era la Rondinella, una caratteristica bomboniera capace di accogliere con le sue tribune in legno circa 15mila spettatori. Apparteneva alla Lazio, che poi dal 1931 andò a giocare nell'attuale stadio Flaminio prima di trasferirsi all'Olimpico. Quella della Rondinella è solamente una delle tappe di un viaggio lungo 120 anni: lo raccontano in 320 pagine Fabio Argentini e Luca Aleandri. “S.S. Lazio. La Storia” (Goal Book editore) è un volume voluto dalla società biancoceleste. Hanno collaborato prestigiosi archivi storici quali quelli del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo, il Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, la Lazio Generale, la polisportiva più grande d'Europa (70 sezioni espressioni di 90 discipline, 10mila atleti) narrata dalle origini, con contenuti inediti e scoperte effettuate grazie anche alla collaborazione delle tante anime che compongono il mondo biancoceleste.
Un libro di sport ma non solo. Nei volti e nell'abbigliamento degli atleti, persino negli sguardi degli spettatori, è possibile addentrarsi un secolo come quello scorso che ha cambiato la storia dell'umanità. C'è il calcio pionieristico, con i primi pali di legno costruiti dal falegname socio Alberto Canalini. C'è il diario del fondatore del club, Luigi Bigiarelli, scritto dopo la sanguinosa battaglia di Adua. Ci sono le sedi del club: una, nella centralissima via Veneto, avvicina alla polisportiva -nella sezione culturale- personaggi del calibro del premio Nobel per la letteratura Grazie Deledda. Ci sono i tanti eroi, non solo del calcio. Silvio Piola, che nel 1941 gioca un derby con la testa spaccata, ricucita alla meglio e protetta da una fascia sottile, e proprio di testa realizza una delle sue due reti che decidono. C'è Fausto Coppi, un tesserato delle polisportiva, che con una bicicletta arancione fabbricata da un artigliano del quartiere San Giovanni ricomincia a pedalare ed a sognare dopo la guerra.C'è Giorgio Chinaglia e con lui i ragazzi del 1974, protagonisti di uno scudetto che è tutto un aneddoto, a partire dalle sfide infinite al campo di allenamento di Tor di Quinto gremito di tifosi. C'è la Lazio della salvezza in serie B ottenuta partendo dal -9: tecnicamente non è all'altezza delle grandi squadre vincenti ma, per il carattere dimostrato e l'attaccamente alla maglia, rivece a distanza di oltre trenta anni un amore incondizionato. C'è la Lazio di Cragnotti, che vince il secondo scudetto mentre la Juve affonda nel fango di Perugia. C'è la Lazio di oggi, che ha ripreso a far sognare la sua gente.
Un libro di sport ma non solo. Nei volti e nell'abbigliamento degli atleti, persino negli sguardi degli spettatori, è possibile addentrarsi un secolo come quello scorso che ha cambiato la storia dell'umanità. C'è il calcio pionieristico, con i primi pali di legno costruiti dal falegname socio Alberto Canalini. C'è il diario del fondatore del club, Luigi Bigiarelli, scritto dopo la sanguinosa battaglia di Adua. Ci sono le sedi del club: una, nella centralissima via Veneto, avvicina alla polisportiva -nella sezione culturale- personaggi del calibro del premio Nobel per la letteratura Grazie Deledda. Ci sono i tanti eroi, non solo del calcio. Silvio Piola, che nel 1941 gioca un derby con la testa spaccata, ricucita alla meglio e protetta da una fascia sottile, e proprio di testa realizza una delle sue due reti che decidono. C'è Fausto Coppi, un tesserato delle polisportiva, che con una bicicletta arancione fabbricata da un artigliano del quartiere San Giovanni ricomincia a pedalare ed a sognare dopo la guerra.C'è Giorgio Chinaglia e con lui i ragazzi del 1974, protagonisti di uno scudetto che è tutto un aneddoto, a partire dalle sfide infinite al campo di allenamento di Tor di Quinto gremito di tifosi. C'è la Lazio della salvezza in serie B ottenuta partendo dal -9: tecnicamente non è all'altezza delle grandi squadre vincenti ma, per il carattere dimostrato e l'attaccamente alla maglia, rivece a distanza di oltre trenta anni un amore incondizionato. C'è la Lazio di Cragnotti, che vince il secondo scudetto mentre la Juve affonda nel fango di Perugia. C'è la Lazio di oggi, che ha ripreso a far sognare la sua gente.