Qualcosa di simile a Dio s'è mosso nel cielo di Perugia
di GIANNI MURAL'epilogo più imprevisto dimostra che nemmeno la squadra più abile nella gestione del vantaggio è imbattibile. E che la squadra perseguitata, osteggiata, frenata, alla fine vince contro tutto e tutti. Il commento di Gianni Mura dopo lo scudetto della Lazio
Scudetto alla Lazio, che al massimo sperava nello spareggio. Il Perugia fa quello di cui nessuno lo riteneva capace: batte la Juve. Nei tempi e nei modi, una domenica che non finisce mai, un thrilling. Dopo tante settimane a cercare il Grande Vecchio, qualcosa di molto simile a Dio s'è mosso nel cielo di Perugia. Pioggia, grandine, campo allagato. E intanto nel caldo di Roma la Lazio fa il suo, vince con due rigori (alquanto di manica larga) e spera. Tutto sui nervi: a Perugia il secondo tempo comincia dopo 70' , in aggiunta ai 15' dell' intervallo sono 85' , quasi una partita intera. Sempre più sui nervi. Perchè quasi subito segna Calori, poi viene espulso Zambrotta. E Mazzantini para anche le mosche, e Materazzi di testa è insuperabile, ed Esposito pare un brasiliano in una risaia.
E' così, fra decine di tiri e nessun gol, che la Juve perde la partita più lunga e anche lo scudetto. Come nel '76, sempre a Perugia.…
E' così, fra decine di tiri e nessun gol, che la Juve perde la partita più lunga e anche lo scudetto. Come nel '76, sempre a Perugia.…
Scudetto alla Lazio, che al massimo sperava nello spareggio. Il Perugia fa quello di cui nessuno lo riteneva capace: batte la Juve. Nei tempi e nei modi, una domenica che non finisce mai, un thrilling. Dopo tante settimane a cercare il Grande Vecchio, qualcosa di molto simile a Dio s'è mosso nel cielo di Perugia. Pioggia, grandine, campo allagato. E intanto nel caldo di Roma la Lazio fa il suo, vince con due rigori (alquanto di manica larga) e spera. Tutto sui nervi: a Perugia il secondo tempo comincia dopo 70' , in aggiunta ai 15' dell' intervallo sono 85' , quasi una partita intera. Sempre più sui nervi. Perchè quasi subito segna Calori, poi viene espulso Zambrotta. E Mazzantini para anche le mosche, e Materazzi di testa è insuperabile, ed Esposito pare un brasiliano in una risaia.
E' così, fra decine di tiri e nessun gol, che la Juve perde la partita più lunga e anche lo scudetto. Come nel '76, sempre a Perugia. E' la Juve che perde o la Lazio che vince? Non ha molta importanza stabilirlo, davanti ai numeri. Come l'onesto, ruvido Mazzone (cuore giallorosso, come Gaucci, mentre Calori tifa Juve: guardate che intrecci) penso che la Lazio sia stata la più forte e la Juve la più brava. In rapporto all'organico, la Juve ha fatto molto più del previsto. E' come se avesse forato a 200 metri dal traguardo. Ha pagato l'Intertoto e credo che le polemiche sul gol-non gol di Cannavaro l'abbiano scossa non poco. In rosso di energie, ha perso 4 delle ultime 8 partite. La Lazio le ha ripreso, sempre nelle ultime 8 partite, 10 punti. Sono tanti. Se dividiamo il campionato in due, vediamo che le squadre hanno avuto un rendimento quasi uguale: nell'andata 36 punti la Juve e 35 la Lazio, nel ritorno 37 la Lazio e 35 la Juve. Il merito maggiore della Lazio (ben motivata da Eriksson e da Cragnotti) è di averci sempre creduto, anche quando era staccata di 9 punti. Non ha mollato mai, la Lazio. E si ritrova, nell'anno in cui festeggia il secolo di fondazione, con lo scudetto.
I cent'anni portano bene: anche il Milan l'anno scorso e la Juve due anni fa avevano vinto in coincidenza. E' il primo scudetto, negli ultimi 9 anni, che esce dal giro Juve-Milan. Era lo scudetto macchiato, fino a ieri mattina. Chissà cosa pensano adesso i tifosi laziali che portavano crisantemi, facevano i funerali al calcio, alzavano striscioni con su scritto "O spareggio o morte". Tutto regolare e tutto bello e giusto, adesso? Non posso dire di sì. C'è sempre troppa rabbia attorno al calcio e le notizie che arrivano dal centro di Roma (più violenze che feste) sono deprimenti, gravi ma anche marginali calcisticamente. Stiamo in campo calcistico. Collina a Perugia ha arbitrato bene, e in più ha dovuto prendersi la responsabilità di proseguire una partita che, in altre condizioni, sarebbe stata interrotta. Con un'altra situazione di classifica e senza le polemiche dell' ultima settimana, non si sarebbe continuato. Questo non significa che Collina abbia giustiziato la Juve. Si è ripartiti da 0-0, ma in quella lunghissima attesa sulle spalle e nelle teste dei giocatori della Juve crescevano i dubbi, i pesi. Tant'è vero che il Perugia insisteva per giocare, la Juve con meno vigore faceva notare che era meglio di no. Forse se lo sentiva.
L'epilogo più imprevisto dimostra che nemmeno la squadra più abile nella gestione del vantaggio è imbattibile. E che la squadra perseguitata, osteggiata, frenata, alla fine vince. Contro tutto e tutti (frase vecchia). Anche contro se stessa: adesso sarebbe poco chic rilevare che Eriksson era dato per bollito, mezza squadra a turno lo trattava come uno stuoino, in società si rimpiangeva Zeman e si cercava Lippi. Eriksson, indicato come un perdente storico (e non era vero) ha tenuto acceso il fuoco. Con il turn over ha rischiato di scottarsi, ma alla fine ha ragione lui. Spinto dalla necessità, ha rinnegato l' amato 4-4-2 per il 4-5-1. Anche qui ha avuto ragione. La forza della Lazio sono stati alcuni centrocampisti (Veron, Nedved, Simeone). E per sfruttare i loro inserimenti Eriksson ha sacrificato, a volte, un attaccante. Il più prolifico, Salas, ha segnato 11 gol. C' è da chiedersi quanto varrebbe la Lazio con una punta da 20-22 gol, ma intanto va detto che Eriksson ha lavorato benissimo. Ma anche Ancelotti ha lavorato benissimo, con una rosa di qualità e quantità inferiore. E la compostezza, la sportività con cui ha commentato la tremenda botta gli fanno onore. Credo che uno spareggio avrebbe svelenito più di quest'epilogo rocambolesco. Mi sa che qualcuno, alla Juve, non potendosela prendere col sistema se la prenderà con la stampa (sarete contenti, adesso). Personalmente, sarò più contento quando, per nove mesi, si parlerà più di calcio giocato e meno di arbitri. Le condizioni ambientali di questo campionato sono state pessime. Avanti così e saranno contenti solo i fanatici, quelli che si portano a casa le zolle del prato e che vanno a caccia dell' ultimo slip.
(15 maggio 2000)
E' così, fra decine di tiri e nessun gol, che la Juve perde la partita più lunga e anche lo scudetto. Come nel '76, sempre a Perugia. E' la Juve che perde o la Lazio che vince? Non ha molta importanza stabilirlo, davanti ai numeri. Come l'onesto, ruvido Mazzone (cuore giallorosso, come Gaucci, mentre Calori tifa Juve: guardate che intrecci) penso che la Lazio sia stata la più forte e la Juve la più brava. In rapporto all'organico, la Juve ha fatto molto più del previsto. E' come se avesse forato a 200 metri dal traguardo. Ha pagato l'Intertoto e credo che le polemiche sul gol-non gol di Cannavaro l'abbiano scossa non poco. In rosso di energie, ha perso 4 delle ultime 8 partite. La Lazio le ha ripreso, sempre nelle ultime 8 partite, 10 punti. Sono tanti. Se dividiamo il campionato in due, vediamo che le squadre hanno avuto un rendimento quasi uguale: nell'andata 36 punti la Juve e 35 la Lazio, nel ritorno 37 la Lazio e 35 la Juve. Il merito maggiore della Lazio (ben motivata da Eriksson e da Cragnotti) è di averci sempre creduto, anche quando era staccata di 9 punti. Non ha mollato mai, la Lazio. E si ritrova, nell'anno in cui festeggia il secolo di fondazione, con lo scudetto.
I cent'anni portano bene: anche il Milan l'anno scorso e la Juve due anni fa avevano vinto in coincidenza. E' il primo scudetto, negli ultimi 9 anni, che esce dal giro Juve-Milan. Era lo scudetto macchiato, fino a ieri mattina. Chissà cosa pensano adesso i tifosi laziali che portavano crisantemi, facevano i funerali al calcio, alzavano striscioni con su scritto "O spareggio o morte". Tutto regolare e tutto bello e giusto, adesso? Non posso dire di sì. C'è sempre troppa rabbia attorno al calcio e le notizie che arrivano dal centro di Roma (più violenze che feste) sono deprimenti, gravi ma anche marginali calcisticamente. Stiamo in campo calcistico. Collina a Perugia ha arbitrato bene, e in più ha dovuto prendersi la responsabilità di proseguire una partita che, in altre condizioni, sarebbe stata interrotta. Con un'altra situazione di classifica e senza le polemiche dell' ultima settimana, non si sarebbe continuato. Questo non significa che Collina abbia giustiziato la Juve. Si è ripartiti da 0-0, ma in quella lunghissima attesa sulle spalle e nelle teste dei giocatori della Juve crescevano i dubbi, i pesi. Tant'è vero che il Perugia insisteva per giocare, la Juve con meno vigore faceva notare che era meglio di no. Forse se lo sentiva.
L'epilogo più imprevisto dimostra che nemmeno la squadra più abile nella gestione del vantaggio è imbattibile. E che la squadra perseguitata, osteggiata, frenata, alla fine vince. Contro tutto e tutti (frase vecchia). Anche contro se stessa: adesso sarebbe poco chic rilevare che Eriksson era dato per bollito, mezza squadra a turno lo trattava come uno stuoino, in società si rimpiangeva Zeman e si cercava Lippi. Eriksson, indicato come un perdente storico (e non era vero) ha tenuto acceso il fuoco. Con il turn over ha rischiato di scottarsi, ma alla fine ha ragione lui. Spinto dalla necessità, ha rinnegato l' amato 4-4-2 per il 4-5-1. Anche qui ha avuto ragione. La forza della Lazio sono stati alcuni centrocampisti (Veron, Nedved, Simeone). E per sfruttare i loro inserimenti Eriksson ha sacrificato, a volte, un attaccante. Il più prolifico, Salas, ha segnato 11 gol. C' è da chiedersi quanto varrebbe la Lazio con una punta da 20-22 gol, ma intanto va detto che Eriksson ha lavorato benissimo. Ma anche Ancelotti ha lavorato benissimo, con una rosa di qualità e quantità inferiore. E la compostezza, la sportività con cui ha commentato la tremenda botta gli fanno onore. Credo che uno spareggio avrebbe svelenito più di quest'epilogo rocambolesco. Mi sa che qualcuno, alla Juve, non potendosela prendere col sistema se la prenderà con la stampa (sarete contenti, adesso). Personalmente, sarò più contento quando, per nove mesi, si parlerà più di calcio giocato e meno di arbitri. Le condizioni ambientali di questo campionato sono state pessime. Avanti così e saranno contenti solo i fanatici, quelli che si portano a casa le zolle del prato e che vanno a caccia dell' ultimo slip.
(15 maggio 2000)