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Lazio, Tudor: “Non sono un sergente di ferro. La mia squadra deve vincere, non divertirsi”

Stretta di mano tra Lotito e Tudor
Stretta di mano tra Lotito e Tudor 

Il tecnico croato: “Servono carota e bastone, ma finora non ho mai dovuto alzare la voce. Luis Alberto può agire da regista”. Lotito: “L’ho preso per aprire un ciclo”

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La rivoluzione di Tudor. "L'ho preso non per tamponare un'emergenza ma per aprire un ciclo", dice Lotito presentando il nuovo allenatore della Lazio. "È la persona giusta per dare stimoli alla squadra", aggiunge il presidente, che ha scelto il croato dopo le dimissioni di Sarri. E lui, Tudor, conferma che userà bastone e carota come chiesto da Lotito: "Ma non sono un sergente di ferro, è un'espressione che proprio non mi piace. Pensate che in questi primi quattro giorni di lavoro non ho mai dovuto alzare la voce". Il suo modulo sarà il 3-4-2-1, anche se non lo ufficializza. Al contrario di Sarri, lui sostiene che "Immobile e Castellanos possono giocare insieme". La sua filosofia in poche parole: "La mia squadra deve vincere, non divertirsi. È la gente che deve divertirsi, altrimenti dopo 10 minuti cambia canale. Per un allenatore, poi, è importante sapersi adattare ai giocatori". Al di là della tattica, gli interessa che la Lazio abbia ritmo e velocità, senza rinunciare alla qualità del gioco.

La cultura del lavoro

"Ho trovato solo mezza squadra perché tanti sono in nazionale, ma mi ha lasciato comunque una buona impressione. Il gruppo è fatto di bravi ragazzi, disposti a lavorare. Qui a Formello c'è una cultura del lavoro e va comunque fatto un plauso all'allenatore precedente per questo. Ma i giocatori sanno che si può e si deve fare meglio di quanto fatto finora. Ogni allenatore porta qualcosa di suo, mantenendo le cose che piacciono e inserendo delle novità. La Lazio è una squadra importante e pochi al mondo potrebbero dire di no. Qui l'allenatore è inteso come una figura centrale, fondamentale per il progetto tecnico non solo a parole, ma anche con i fatti. Qui si può lavorare bene".

La frase nello spogliatoio

"La tattica la vedremo in corsa. Devo valutare ancora tante cose. Un allenatore prende sempre i giocatori adatti al proprio modo di giocare. C'è chi può fare più ruoli, chi invece fatica a fare un determinato gioco. Ma prima di pensare a chi ci sarà e chi no, bisogna pensare a fare bene questi due mesi. Quando si parla di giocatori, oltre al modulo bisogna capire lo stile di gioco cui adattarsi. Non voglio parlare dei singoli, perché devo ancora valutare bene tutti. Ma io scelgo sempre sulla base di quello che vedo in allenamento. Un allenatore si adatta sempre a quello che ha a disposizione. Si possono provare a fare alcune cose simili, ma è fondamentale sapersi adattare. Ai numeri e ai moduli non do troppa importanza. L'importante è che ci siano giocatori forti e io qui ci sono. C'è una scritta nello spogliatoio che mi piace: non è la voglia di vincere, ma la voglia di prepararsi che fa la differenza".

Il rapporto con i giocatori

"Sergente di ferro per me è una brutta definizione. Servono carota e bastone, ma in 3 giorni qui ho fatto 6-7 allenamenti e non ho ancora mai dovuto alzare la voce. Chiaro che a volte serve stimolare i giocatori, perché nessuno si deve accontentare. Non sarà facile trasmettere tanto in poco tempo, ma alcune cose si dovranno vedere da subito. Ci sono subito gare toste (doppia sfida alla Juve, campionato e Coppa Italia, e poi il 6 aprile il derby, ndr) e a me piace così. Credo nel sacrificio e nel sudore. Io sono contento di vedere una squadra che ha un po' di tutto come caratteristiche e penso si possa fare bene".

Il contratto fino al 2025

"Del contratto di 2-3-5 anni non mi importa nulla. Se si lavora con fiducia il resto non conta. Sono felice di essere qui e devo pensare al presente. Bisogna provare a dare tutto alla squadra. A me piace vincere, non è che la squadra si deve divertire. Certo, se guardo una partita e dopo 10 minuti mi sto annoiando, cambio canale. Non bisogna rinunciare a nulla però, perché non si vince per caso".

Guendouzi e Immobile

"Con Matteo ho un buon rapporto. Lui vuole vincere sempre, vuole giocare sempre. Chiaro che su 100 gare non se ne possono giocare 100, ma tutto quello che può essere successo in passato sono cose di spogliatoio. Lui ha una personalità importante e tanta esperienza. Faremo bene insieme. Per Immobile non devo parlare io. Ha fatto la storia qui. I laziali gli vogliono bene, se poi succede mezza cosa fa subito notizia, ma lui è uno buono di cuore. Ci ho parlato un paio di volte, è carico e vuole dare il proprio contributo. Si vede che lui è il capitano di questo gruppo. Luis Alberto può giocare in tutti i ruoli a centrocampo, anche regista davanti alla difesa. L'ho visto motivato. Per me non esiste il concetto dei senatori a fine ciclo. Ci sono i giocatori forti e che hanno voglia di giocare. Per me più dell'età sono importanti le caratteristiche tecniche e fisiche. Chiaro che con i giovani si può lavorare in un certo modo per puntare a una crescita, ma succede ovunque di avere qualcuno più adatto e qualcuno meno per il proprio calcio".

Le prime sfide

"Ora dobbiamo preparare al meglio le prossime gare. Quando si gioca contro grandi squadre c'è sempre motivazione, io martello invece sempre più quando si gioca con le cosiddette piccole. A me piace il calcio offensivo, ma bisogna sempre avere equilibrio. Appena avrò tutti a disposizione vedrò anche cosa potremo permetterci di fare. Vorrei vedere giocatori disponibili a sacrificarsi in entrambe le fasi, con intelligenza tattica. Potremmo anche giocare con due attaccanti ogni tanto. L'obiettivo per ora è fare il massimo. Per il resto poi ne parleremo col club. Un allenatore si adatta sempre a quello che ha a disposizione. Si possono provare a fare alcune cose simili, ma è fondamentale sapersi adattare".

L'amicizia con Boksic

"In passato, quando ero calciatore, ci fu la possibilità di venire a giocare qui ma poi non so la trattativa dov'è che si arenò. Qui alla Lazio giocava il mio grande amico Alen Boksic e in questi giorni ci siamo scambiati già diversi messaggi. Sono contento di essere qui ora".

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