LECCE - "Il Lecce è completamente estraneo a tutto quello che è emerso dalle dichiarazioni - parte delle quali anche confuse e contraddittorie - dei protagonisti di questa vicenda, ed è sicuramente vittima di una ingiustificata presunzione di colpevolezza mediatica". Il club salentino ribadisce la sua estraneità alla vicenda calcioscommesse e lo fa con una nota del patron Semeraro pubblicata sul sito della società: "A tre giorni dalle notizie che hanno creato un vero e proprio terremoto nella società del Lecce e nella mia famiglia, che ha sconvolto i tifosi e la città intera, e dopo un esame attento delle dichiarazioni e degli estratti dei verbali riportati dalla stampa sulla presunta combine del derby dello scorso maggio, sento il bisogno di interrompere la gogna mediatica alla quale siamo stati esposti e che ha comportato un autentico massacro della nostra immagine".
Lo sfogo di Semeraro riguarda anche la partita con il Bari: "Il risultato del derby - fino a prova contraria - è stato conquistato sul campo (Masiello ha dichiarato di aver fatto volutamente e dietro pagamento l'autogol nella partita vinta dai giallorossi 2-0, ndr), e se circostanze estranee avessero concorso a determinarlo, non sono certamente riconducibili alla nostra società. Ritengo che il gruppo da me rappresentato goda di una credibilità personale e societaria - costruita in cinquant'anni di impegno e serietà in campo finanziario, imprenditoriale e sportivo - che sarebbe stato da folli mettere a repentaglio per una partita di calcio. Ribadisco, ovviamente, che tutti noi siamo a completa disposizione della magistratura ordinaria e sportiva per ogni possibile chiarimento, anche al fine di concorrere all'accertamento della verità".
Lo sfogo di Semeraro riguarda anche la partita con il Bari: "Il risultato del derby - fino a prova contraria - è stato conquistato sul campo (Masiello ha dichiarato di aver fatto volutamente e dietro pagamento l'autogol nella partita vinta dai giallorossi 2-0, ndr), e se circostanze estranee avessero concorso a determinarlo, non sono certamente riconducibili alla nostra società. Ritengo che il gruppo da me rappresentato goda di una credibilità personale e societaria - costruita in cinquant'anni di impegno e serietà in campo finanziario, imprenditoriale e sportivo - che sarebbe stato da folli mettere a repentaglio per una partita di calcio. Ribadisco, ovviamente, che tutti noi siamo a completa disposizione della magistratura ordinaria e sportiva per ogni possibile chiarimento, anche al fine di concorrere all'accertamento della verità".